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    La nonviolenza contro la guerra: istruzioni per l'uso

    10 aprile 1999 - Peppe Sini

    Parte prima

    * E' possibile difendere i diritti umani scatenando una guerra?

    Noi diciamo di no, poiché la guerra è essa stessa la più tragica violazione dei diritti umani.
    La vicenda della guerra attuale ci dimostra che proprio l'inizio dei bombardamenti ha scatenato orrori indicibili.
    I diritti umani si difendono solo con la pace, la solidarietà, la democrazia, la condivisione, la lotta nonviolenta.

    * E' possibile opporsi alla guerra con la nonviolenza?

    Noi diciamo di sì, poiché la nonviolenza è un metodo di lotta coerente ed efficace, ed è anzi l'unico metodo di lotta che contrasta l'ingiustizia e la violenza fino alla radice, rifiutandosi di compiere a sua volta ingiustizie e violenze.

    * Contro la violenza: sette argomenti più uno

    Elenchiamo alcune ragioni essenziali per cui occorre essere rigidamente contro la violenza.
    Citiamo da Giuliano Pontara, voce Nonviolenza, in AA.VV., Dizionario di
    politica, Tea, Torino 1992:

    I. il primo argomento "mette in risalto il processo di escalation storica della violenza. Secondo questo argomento, l'uso della violenza (.) ha sempre portato a nuove e più vaste forme di violenza in una spirale che ha condotto alle due ultime guerre mondiali e che rischia oggi di finire nella distruzione dell'intero genere umano";
    II. il secondo argomento "mette in risalto le tendenze disumanizzanti e brutalizzanti connesse con la violenza" per cui chi ne fa uso diventa progressivamente sempre più insensibile alle sofferenze ed al sacrificio di vite che provoca;
    III. il terzo argomento "concerne il depauperamento del fine cui l'impiego di essa può condurre (.). I mezzi violenti corrompono il fine, anche quello più buono";
    IV. il quarto argomento "sottolinea come la violenza organizzata favorisca l'emergere e l'insediamento in posti sempre più importanti della società, di individui e gruppi autoritari (.). L'impiego della violenza organizzata conduce prima o poi sempre al militarismo";
    V. il quinto argomento "mette in evidenza il processo per cui le istituzioni necessariamente chiuse, gerarchiche, autoritarie, connesse con l'uso organizzato della violenza, tendono a diventare componenti stabili e integrali del movimento o della società che ricorre ad essa (.). «La scienza della guerra porta alla dittatura» (Gandhi)".

    A questi argomenti da parte nostra ne vorremmo aggiungere altri due:
    VI. un argomento, per così dire, di tipo epistemologico: siamo contro la violenza perché siamo fallibili, possiamo sbagliarci nei nostri giudizi e nelle nostre decisioni, e quindi è preferibile non esercitare violenza per imporre fini che potremmo successivamente scoprire essere sbagliati;
    VII. soprattutto siamo contro la violenza perché il male fatto è irreversibile (al riguardo Primo Levi ha scritto pagine indimenticabili soprattutto nel suo ultimo libro I sommersi e i salvati).

    Agli argomenti contro la violenza Pontara aggiunge opportunamente un ultimo decisivo ragionamento:
    "I fautori della dottrina nonviolenta sono coscienti che ogni condanna della violenza come strumento di lotta politica rischia di diventare un esercizio di sterile moralismo se non è accompagnata da una seria proposta di istituzioni e mezzi di lotta alternativi. Di qui la loro proposta dell'alternativa satyagraha o della lotta nonviolenta positiva, in base alla duplice tesi a) della sua praticabilità anche a livello di massa e in situazioni conflittuali acute, e b) della sua efficacia come strumento di lotta" per la realizzazione di una società fondata sulla dignità della persona, il benessere di tutti, la salvaguardia dell'ambiente.

    Parte seconda

    La nonviolenza non è un corpus dogmatico, ma è una teoria-pratica sperimentale che si sviluppa creativamente nel corso della lotta contro la violenza.
    Un bel libro per una prima conoscenza è la raccolta ragionata (a cura di Giuliano Pontara) di alcuni scritti di Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino.
    * Una definizione classica: la carta ideologico-programmatica del Movimento Nonviolento
    Una definizione breve e precisa degli obiettivi e dei metodi di chi si batte per la nonviolenza è nella carta ideologico-programmatica del Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini:
    «Il movimento nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

    Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
    I. l'opposizione integrale alla guerra;
    II. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
    III. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
    IV. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

    Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica.
    Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli».

    * Alcuni aspetti della nonviolenza

    - Nonviolenza come teoria-prassi etico-politica per la dignità umana e la difesa della biosfera
    I. coerenza tra mezzi e fini
    II. il principio responsabilità
    III. l'umanizzazione della lotta
    IV. la compresenza dell'altro
    V. il rispetto per la vita
    VI. per un'umanità di eguali

    - Nonviolenza come metodologia di lotta e di gestione dei rapporti e dei conflitti
    I. le tecniche della nonviolenza
    II. processi decisionali e modelli organizzativi
    III. comunicazione ed interazione
    IV. l'azione diretta nonviolenta

    - Nonviolenza come strategia
    I. negare il consenso all'ingiustizia
    II. un approccio processuale (dinamico, trasformativo) e relazionale
    III. il programma costruttivo ed i fini sovraordinati
    IV. la partecipazione di tutti e la condivisione
    V. realizzazione degli obiettivi ed inveramento dei princìpi nel corso stesso della lotta

    - Nonviolenza come progetto politico, economico, sociale
    I. nonviolenza e politica, la politica della nonviolenza
    II. la proposta economica della nonviolenza
    III. il progetto di una società nonviolenta

    * La nonviolenza è lotta

    I. E' lotta. E' lotta contro la violenza, contro l'ingiustizia, contro la menzogna. E' lotta perché ogni essere umano sia riconosciuto nella sua dignità; è lotta contro ogni forma di sopraffazione; è lotta di liberazione per l'uguaglianza di tutti nel rispetto e nella valorizzazione della diversità di ognuno.
    II. E' la forma di lotta più profonda, quella che va più alla radice delle questioni che affronta. E' lotta contro il potere violento, cui si oppone nel modo più completo, rifiutando la sua violenza e rifiutando di riprodurre violenza.
    III. Afferma la coerenza tra i mezzi ed i fini, tra i metodi e gli obiettivi. Tra la lotta e il suo risultato c'è lo stesso rapporto che c'è tra il seme e la pianta. Chi lotta per la liberazione di tutti, deve usare metodi coerenti. Chi lotta per l'uguaglianza deve usare metodi che tutti possano usare. Chi lotta per la verità e la giustizia deve lottare nel rispetto della verità e della giustizia.
    IV. E' lotta contro il male, non contro le persone. E' lotta per difendere e liberare, per salvare e per convincere, e non per umiliare o annientare altre persone.
    V. E' lotta fatta da esseri umani che non dimenticano di essere tali. Che non si abbrutiscono, che non vogliono fare del male, bensì contrastare il male. E' lotta per l'umanità.
    VI. La nonviolenza è il contrario della viltà. E' il rifiuto di subire l'ingiustizia; è il rifiuto di ogni ingiustizia, sia di quella contro di me, sia di quelle contro altri. La nonviolenza è lotta. E' lotta per la verità, è lotta per la giustizia, è lotta di liberazione e di solidarietà, è lotta contro ogni oppressione.

    Parte terza

    * L'azione diretta nonviolenta: una sintesi in nove punti

    Per una prima informazione una utile sintesi è offerta dal fondamentale lavoro di Gene Sharp, Politica dell'azione nonviolenta, vol. I, alle pp. 132-133, che qui riassumiamo: "E' opinione comune che l'azione nonviolenta possa portare alla vittoria solo in tempi molto lunghi, più lunghi di quelli necessari alla lotta violenta. Ciò può essere vero in alcuni casi, ma non è necessariamente sempre così (.). Esaminando e correggendo i pregiudizi nei confronti dell'azione nonviolenta siamo spesso in grado di farne risaltare con più evidenza le caratteristiche positive:

    I. (.) questo metodo non ha niente a che vedere con la passività, la sottomissione e la codardia; queste devono essere prima rifiutate e vinte, proprio come in un'azione violenta.
    II. L'azione nonviolenta non deve essere messa sullo stesso piano della persuasione verbale o puramente psicologica (.); è una sanzione e un metodo di lotta che comporta l'uso del potere sociale, economico e politico e il confronto delle forze in conflitto.
    III. L'azione nonviolenta non si basa sul presupposto che l'uomo sia fondamentalmente "buono", ma riconosce le potenzialità umane sia al "bene" che al "male" (.).
    IV. Coloro che praticano l'azione nonviolenta non sono necessariamente pacifisti o santi; l'azione nonviolenta è stata praticata il più delle volte e con successo da gente "qualsiasi".
    V. Il successo di un'azione nonviolenta non richiede necessariamente (sebbene possa esserne facilitato) basi e princìpi comuni o un alto grado di comunanza di interessi e di vicinanza psicologica tra i gruppi in lotta (.).
    VI. L'azione nonviolenta è un fenomeno occidentale almeno quanto orientale (.).
    VII. L'azione nonviolenta non si basa sul presupposto che l'avversario si astenga dall'uso della violenza contro i nonviolenti, ma prevede di dover operare, se necessario, contro la violenza.
    VIII. Non c'è nulla nell'azione nonviolenta per prevenire che venga usata tanto per cause "buone" quanto per cause "cattive", sebbene le conseguenze sociali in quest'ultimo caso siano molto diverse da quelle provocate dalla violenza impiegata per lo stesso scopo.
    IX. L'azione nonviolenta non serve solo nei conflitti interni a sistemi democratici, ma è stata largamente praticata contro regimi dittatoriali, occupazioni straniere e anche contro sistemi totalitari".

    * Le tecniche della nonviolenza

    Il più ampio repertorio di tecniche della nonviolenza è costituito dal secondo volume della fondamentale opera di Gene Sharp, Politica dell'azione nonviolenta: 2. le tecniche, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986. Sharp descrive 198 tecniche di azione nonviolenta.
    L'elenco proposto da Sharp è organizzato nel modo seguente:
    1. tecniche di protesta e persuasione nonviolenta, comprendenti dichiarazioni formali, forme di comunicazione rivolte a un pubblico più vasto, rimostranze di
    gruppo, azioni pubbliche simboliche, pressioni su singoli individui, spettacoli e musica, cortei, onoranze ai morti, riunioni pubbliche, abbandoni e rinunce.
    2. Tecniche di noncollaborazione sociale, comprendenti ostracismo nei confronti delle persone, noncollaborazione con eventi, consuetudini ed istituzioni sociali, ritiro dal sistema sociale.
    3. Tecniche di noncollaborazione economica, comprendenti a) i boicottaggi economici: azioni da parte dei consumatori, azioni da parte di lavoratori e produttori, azioni da parte di mediatori, azioni da parte di proprietari e negozianti,
    azioni di natura finanziaria, azioni da parte di governi; b) gli scioperi, tra cui gli scioperi simbolici, scioperi dell'agricoltura, scioperi di gruppi particolari, scioperi normali dell'industria, scioperi limitati, scioperi di più industrie, combinazioni di scioperi e blocchi economici (tra cui l'hartal, ed il blocco economico).
    4. Tecniche di noncollaborazione politica, comprendenti rifiuto dell'autorità, noncollaborazione di cittadini col governo, alternative dei cittadini all'obbedienza, azioni da parte di personale governativo, azioni governative interne, azioni governative internazionali.
    5. Tecniche di intervento nonviolento, comprendenti intervento psicologico, intervento fisico, intervento sociale, intervento economico, intervento politico.

    Un bel libro sulle tecniche della nonviolenza è ancora quello classico di Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, di recente ristampato da Linea d'Ombra Edizioni, Milano.

    * L'addestramento alla nonviolenza

    Citiamo da Aldo Capitini (Le tecniche della nonviolenza, p. 127): "Una parte del metodo nonviolento, tra la teoria e la pratica, spetta all'addestramento alla nonviolenza. Le ragioni principali per cui è necessaria questa parte sono queste:

    I. l'attuazione della nonviolenza non è di una macchina, ma di un individuo, che è un insieme fisico, psichico e spirituale;
    II. la lotta nonviolenta è senza armi, quindi c'è maggior rilievo per i modi usati, per le qualità del carattere che si mostra;
    III. una campagna nonviolenta è di solito lunga, e perciò è utile un addestramento a reggerla, a non cedere nemmeno per un istante;
    IV. la lotta nonviolenta porta spesso sofferenze e sacrifici: bisogna già sapere che cosa sono, bisogna che il subconscio non se li trovi addosso improvvisamente con tutto il loro peso;
    V. le campagne nonviolente sono spesso condotte da pochi, pochissimi, talora da una persona soltanto; bisogna che uno si sia addestrato a sentirsi in minoranza, e talora addirittura solo, e perfino staccato dalla famiglia".

    * Alcune schede da L'Abate (a cura di), Addestramento alla nonviolenza
    Sull'addestramento alla nonviolenza in italiano c'è un buon manuale, a cura di Alberto L'Abate, Addestramento alla nonviolenza, Satyagraha Editrice, Torino 1985; il libro ha per sottotitolo "introduzione teorico-pratica ai metodi", ed in effetti affianca ad alcuni saggi analitici anche una serie di esercizi pratici e due utili appendici, una sul teatro politico di strada, ed una di brevi schede su vari aspetti della nonviolenza.
    Riportiamo qui in sintesi alcune schede dal libro curato da L'Abate.
    * I quattro princìpi fondamentali dell'azione diretta nonviolenta:
    1. definite i vostri obiettivi; 2. comportatevi con onestà ed ascoltate bene; 3. amate i vostri avversari; 4. date agli avversari una via d'uscita.
    * Sei mosse strategiche dell'azione nonviolenta: indagate; negoziate; educate; manifestate; resistete; siate pazienti.
    * Quattro suggerimenti pratici: siate creativi; preparate i vostri partecipanti; comunicate; controllate gli eventi.
    * Presupposti validi della nonviolenza: 1. i mezzi devono essere adeguati ai fini; 2. rispettare tutte le forme di vita; 3. trasformare le opposizioni piuttosto che annientarle; 4. ricorrere a creatività, spirito, amore; 5. mirare a cambiamenti incisivi.
    * Risposta nonviolenta alla violenza personale: 1. formulate con chiarezza i vostri obiettivi; 2. non lasciatevi intimorire; 3. non intimorite; 4. non abbiate timore di affermare ciò che è ovvio; 5. non comportatevi da vittime; 6. cercate di tirar fuori la parte migliore della personalità del vostro avversario; 7. non bloccatevi al cospetto della violenza fisica; 8. continuate a parlare e ad ascoltare. La comunicazione è il fulcro della nonviolenza.
    * Indicazioni procedurali per la discussione e l'azione nonviolenta: 1. nella discussione praticate il giro degli interventi; 2. condividete le abilità e praticate la rotazione delle responsabilità; 3. valorizzate i sentimenti; 4. lavorate insieme in modo cooperativo; 5. incontratevi anche separatamente; 6. incontratevi in piccoli gruppi; 7. usate il metodo del consenso nel prendere le decisioni.

    * Piano di lavoro per una campagna di lotta nonviolenta
    Preliminarmente:
    - chi vuole partecipare ad una campagna di lotta nonviolenta deve essere disposto a condividere rigorosamente gli obiettivi, i metodi e la disciplina collettiva, che devono quindi essere preliminarmente discussi fin nei minimi dettagli affinché sia chiaro a tutti per cosa ci si impegna e come: una lotta nonviolenta ha delle regole rigorose e richiede ai partecipanti un impegno serio, una adeguata preparazione, convinzione e condivisione, coerenza e disciplina, capacità critica e creativa, rispetto per gli altri.
    I. conoscere:
    - informarsi
    - raccogliere documentazione
    - studiare
    II. definire gli obiettivi:
    - obiettivi finali ed intermedi
    - tempi dell'iniziativa
    - risorse finanziarie ed umane
    - organizzazione e compiti
    - interlocutori da coinvolgere
    - strumenti di verifica periodica e di eventuale ridefinizione degli obiettivi
    III. iniziative e loro gradualità:
    - rendere note le proprie richieste/proposte
    - notificarle agli interlocutori specifici
    - diffondere l'informazione alla società in generale
    - protestare contro l'ingiustizia
    - agire contro l'ingiustizia
    - mantenere sempre aperta la comunicazione.

    * Il Manuale per l'azione diretta nonviolenta di Walker
    Uno strumento di lavoro a nostro avviso insuperato è il breve testo di Charles C. Walker, Manuale per l'azione diretta nonviolenta, Edizioni del Movimento Nonviolento, Perugia 1982. Ne riportiamo il sommario: 1. Preparazione. 2. Lancio di un programma costruttivo. 3. Aspetti generali del metodo. 4. L'addestramento. 5. Il piano dell'azione. 6. I preparativi dell'azione. 7. Studio della situazione legale. 8. Messa a punto di una disciplina collettiva. 9. Sviluppo di una campagna di propaganda. 10. Raduno dei partecipanti. 11. Inizio dell'azione. 12. Come fronteggiare le rappresaglie. 13. Mantenere la vitalità del movimento. 14. I dirigenti. 15. Quando la lotta si prolunga.

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