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Lettera di Luisa Morgantini a Mahmoud Abbas

"No caro Presidente, la pena di morte non ripristina l'ordine, è un crimine"
15 giugno 2005 - Luisa Morgantini

Caro Presidente della popolazione dei territori occupati della Palestina ,
Signor Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese,

no, non puo' essere che la pena di morte, una cultura di vendetta possa
fare parte dello Stato palestinese e non è davvero possibile che per
ripristinare ordine e legalità si ripristini la pena di morte. Mi
dispiace, mi dispiace davvero molto, confesso di essere quasi annichilita
al sapere che Domenica mattina, 12 Giugno 2005, l'Autorità Nazionale
Palestinese (PNA) ha giustiziato nella Prigione Centrale di Gaza (al
Saraya), senza nessun tipo di preavviso, quattro uomini condannati per
omicidio e per altri crimini tra il 1995 e il 2000.

E' stata la prima esecuzione attuata dal 7 Agosto del 2000. Anche allora
ero rimasta sgomenta e avevo protestato con il Presidente Arafat, con il
Ministro degli esteri Nabil Shaat. Ne avevo parlato con Arafat in un nostro
incontro a Ramallah, si era alterato, ma poi Nabil Shaat, mi telefono' per
confermarmi che l'autorità Nazionale Palestinese introduceva una moratoria
alla pena di morte, e che con il tempo la legislazione sarebbe cambiata.
Potevo forse dubitare - mi disse - che nel nuovo Stato Palestinese la pena
di morte non sarebbe stata abolita? No, non lo dubitavo, ma ora ho tanta
paura. Intanto perchè lo Stato Palestinese ancora non c'è e di questo la
responsabilità la porta quasi interamente la Comunità Internazionale che
usa due pesi e due misure e non impone ad Israele di riprendere i
negoziati, di cessare l'espansione degli insediamenti nella Cisgiordania e
la costruzione del muro e di liberare le migliaia e migliaia di detenuti
palestinesi. Ma paura perchè in nome dell'ordine si commettono crimini, e
sinceramente, caro Presidente, non me lo aspettavo da te; che sei diventato
Presidente del popolo palestinese presentandoti al voto con una scelta
precisa: no alla lotta militare o agli attentati kamikaze. L'Intifadah, la
rivolta del popolo palestinese per la libertà e l'indipendenza, hai detto
varie volte, anche prima di essere eletto, deve essere popolare e non
violenta.

Alcuni mi hanno detto che usare l'autorità dello Stato e eseguire la pena
di morte era l'unico modo per impedire che fossero le famiglie che avevano
subito il torto a vendicarsi. Caro Presidente, conosco le difficoltà,
conosco le vendette dei clan familiari quando un torto è fatto ad uno dei
loro membri. Io stessa ho assistito a Khan Yunis a tentativi di
riconciliazione dopo che per litigi di potere o di attentati alla
proprietà, morti erano rimasti sul terreno Capisco anche quanto sia
difficile, dopo una situazione di più di 38 anni di occupazione militare,
cercare di affermare un autorità che non puo' essere solo espressione di
nuovi diritti ma anche di nuovi doveri.

Ma voglio alzare la mia voce insieme a quella delle organizzazioni
palestinesi per i diritti umani, per dire No, caro presidente lei avrebbe
dovuto firmare la sospensione della pena di morte e dichiarare di
adoperarsi perchè un' altra cultura si affermi in Palestina.

Ci troviamo in un momento cruciale per il raggiungimento di una soluzione
all'occupazione militare dei territori palestinesi. La popolazione
palestinese ha bisogno di democrazia, giustizia e pace. La pena di morte
forma parte di una cultura della vendetta che va sconfitta. So bene che
paesi come gli Stati Uniti, chiamati "la più grande democrazia" hanno in
vigore la pena di morte, ma io sono nata in una paese che dopo la
resistenza e la seconda guerra mondiale l'ha abolita. Dalla Palestina
arriva il bisogno di libertà, e la libertà non porta con sé la pena
capitale. No, i palestinesi non si meritano questo.

Caro presidente, ripensaci, ed impegnati ad abolire la pena di morte,
vedrai sarai un presidente amato e non temuto, fa molta differenza.

Intanto io rinnovo il mio impegno, che, ne sono consapevole è ben poca
cosa rispetto alla grandezza e alla tragedia della Palestina occupata, per
contribuire a ristabilire il diritto internazionale, per premere sulla
Comunità Internazionale perchè finalmente possano coesistere nella
sicurezza reciproca due popoli e due Stati con Gerusalemme capitale
condivisa. Lunga vita Presidente.

Un abbraccio

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