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Gli USA e Israele negano di aver un piano per spodestare Hamas

Alcuni funzionari americani ed israeliani hanno ribadito che taglieranno gli aiuti al governo palestinese guidato da Hamas se quest’ultimo non rinuncerà alla violenza e non riconoscerà Israele.
15 febbraio 2006 - Steven R. Weisman
Fonte: New York Times - 15 febbraio 2006

Washington, 14 febbraio -
Martedì, alcuni funzionari americani ed israeliani hanno ribadito che taglieranno gli aiuti e i trasferimenti di denaro al governo palestinese guidato da Hamas se quest’ultimo non rinuncerà alla violenza e non riconoscerà Israele. Hanno affermato, comunque, che non hanno nessun piano per spodestare questo governo.
“La linea di fondo è che non esiste nessun piano, progetto, complotto o cospirazione americano ed israeliano per destabilizzare o minare un futuro governo palestinese”, così ha detto Sean McCormack, un portavoce del Dipartimento di Stato.
Parlava per controbattere ad un articolo del The New York Times di martedì nel quale funzionari e diplomatici americani e israeliani hanno affermat di stare discutendo i modi per destabilizzare il governo palestinese, con l’intento di indurre nuove elezioni. Questi funzionari, che hanno parlato protetti dall’anonimato in quanto non autorizzati a parlare pubblicamente dell’argomento, hanno riferito che la discussione interessa gli alti livelli del Dipartimento di Stato e del governo israeliano.
L’articolo riporta che se Hamas non cambierà il suo atteggiamento, i due governi tenteranno di isolare l‘Autorità Palestinese e di farla crollare tagliando i pagamenti e controllando le entrate e le uscite nelle aree palestinesi. Tenteranno anche di bloccare i trasferimenti del denaro facendo pressione ad altri governi e sulla valuta usate nei territori palestinesi: lo shekel israeliano
Scott McClellan, dell’ufficio stampa della Casa Bianca, ha escluso ogni dichiarazione “riguardo a qualche tipo di piano per spodestare Hamas per indurre nuove elezioni”.
Ciò che c’è stato, a sentire il signor McClellan e il signor McCormack, è un patto per tagliare gli aiuti ai palestinesi nel caso in cui Hamas non rinunci alla violenza, non riconosca Israele e non accetti gli accordi precedenti.
Questo avvertimento è stato comunicato due settimane fa dagli Stati Uniti, dall’Europa, dal segretario generale delle Nazioni Unite e dalla Russia, ed è stato ribadito martedì da Israele.
Daniel Ayalon, l’ambasciatore israeliano degli Stati Uniti ha affermato: “Abbiamo sottolineato il fatto che non vogliamo impoverire il popolo palestinese, e che sta a loro scegliere se adeguarsi alle norme internazionali o diventare un ente terroristico”.
Ad ogni modo, un funzionario israeliano, discutendo animatamente sulla natura speculativa di questo commento, ha dichiarato che alcuni funzionati possono aver iniziato a pensare a degli scenari in cui Hamas potrebbe cadere ed essere tagliata fuori.
“Parte della diplomazia sta discutendo diversi scenari, ma senza nessuna intenzione di farla diventare un piano d’azione”, ha detto.
A Gaza, un portavoce di Hamas, Mushir al- Masri, ha comunicato che ogni sforzo per far cadere un governo di Hamas eletto liberamente sarebbe “un rifiuto del processo democratico di cui gli americani parlano tanto”.
Hamas ha vinto le elezioni parlamentari palestinese il 25 gennaio, ma numerosi osservatori hanno notato che Fatah poteva vincere se i suoi voti non fossero stati suddivisi tra i vari candidati in competizione tra loro.
L’Autorità Palestinese è inesorabilmente indipendente dagli aiuti stranieri. Secondo molti esperti, un taglio dei salari ai lavoratori, polizia inclusa, potrebbe portare altra violenza.

Note:

articolo originale : http://www.nytimes.com/2006/02/15/international/middleeast/15diplo.html?_r=1&oref=slogin

Traduzione di Federica Mei per Peacelink

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