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Genocidio a Gaza

Resoconto di un genocidio "invisibile": ogni giorno una media di otto palestinesi muore negli attacchi israeliani nella Striscia. Molti di loro sono bambini. E' il risultato dell'attuazione di una politica sistematica di pulizia etnica che Israele ha adottato nei confronti dei palestinesi sin dal 1948.
Ilan Pappe
Fonte: Electronic Intifada - Znet - 11 settembre 2006


E’ in atto un genocidio a Gaza. Stamattina, 3 settembre, altri tre cittadini di Gaza sono stati uccisi e un’intera famiglia è stata ferita a Beit Hanoun. Questo è il raccolto del mattino, prima della fine del giorno ne saranno massacrati molti di più. Una media di otto palestinesi muore negli attacchi israeliani nella Striscia. Molti di loro sono bambini. Centinaia sono mutilati, feriti e paralizzati.

L’autorità israeliana è smarrita sul da farsi nella Striscia di Gaza. Ha idee vaghe sulla Sponda Occidentale. Il governo attuale dichiara che la Sponda Occidentale, diversamente dalla Striscia, è uno spazio aperto, almeno nella sua parte più orientale. Perciò se Israele, a seguito del programma di inglobamento del governo, annette le parti a cui aspira – metà della Sponda Occidentale – e la svuota della sua popolazione nativa, l’altra metà naturalmente tenderà verso la Giordania, almeno per un periodo, e non riguarderà Israele. Questo è un errore, ma nonostante ciò ha guadagnato l’entusiastico voto della maggior parte degli ebrei del Paese. Un simile piano non può funzionare nel territorio di Gaza – l’Egitto, diversamente dalla Giordania è riuscito a convincere Israele, già nel 1948, che la Striscia di Gaza per loro è uno svantaggio e non farà mai parte dell’Egitto. Così un milione e mezzo di palestinesi sono confinati in Israele – sebbene geograficamente la Striscia è localizzata ai confini dello stato, psicologicamente giace nel suo nucleo.

Le condizioni di vita disumane nell’area a più alta densità del mondo, e uno dei più poveri aggregati umani dell’emisfero occidentale, non mettono le persone nelle condizioni di viverci, adattandosi all’imprigionamento che Israele ha loro imposto sin dal 1967. Ci sono stati periodi relativamente migliori dove è stato concesso il movimento verso la sponda Occidentale e all’interno di Israele per motivi di lavoro, ma questi tempi sono finiti. I diritti di sfruttamento di Harsher sono attuati sin dal 1987. Alcuni accessi al mondo esterno sono stati concessi purché ci fossero insediamenti ebrei nella Striscia, ma una volta che sono stati rimossi la Striscia è stata chiusa ermeticamente. Ironicamente, molti israeliani, guardano a Gaza come ad uno stato palestinese indipendente che Israele ha bonariamente aiutato ad emergere. I capi di governo, e in particolare l’esercito, vede ad essa come una prigione con la più pericolosa comunità di reclusi, che deve essere eliminata in un modo o nell’altro.

Le convenzionali politiche israeliane di pulizia etnica, impiegate con successo nel 1948 contro la metà della popolazione palestinese, e contro centinaia di migliaia di palestinesi nella Sponda occidentale, qui non servono. Si possono lentamente trasferire palestinesi al di là della Sponda Occidentale, e particolarmente all’esterno dell’area della Grande Gerusalemme, ma non lo si può fare nella Striscia di Gaza – una volta che lo si è sigillato come un carcere di massima sicurezza.

Per quanto concerne le operazioni di pulizia etnica, la politica di genocidio non è formulata a caso. Già fin dal 1948, l’esercito e il governo israeliani avevano bisogno di un pretesto per iniziare una tale politica. Il subentro dei palestinesi nel 1948 generò un’inevitabile resistenza locale che a sua volta produsse l’attuazione di una politica di pulizia etnica, premeditati sin dal 1930. Venti anni di occupazione israeliana della Sponda occidentale hanno prodotto alla fine una certa forma di resistenza palestinese. Questa ritardata lotta antioccupazione ha scatenato una nuova politica di pulizia che è tuttora attuata nella Sponda Occidentale. La chiusura di Gaza nell’estate del 2005, che è stata ostentata come un generoso ritiro israeliano, ha prodotto l’attacco missilistico della Jiahd islamica di Hamas, e un caso di rapimento. Anche prima del sequestro di Giald Shalit,l’esercito israeliano bombardava indiscriminatamente la Striscia. Dal sequestro, gli attacchi mortali si sono incrementati e sono diventati sistematici. Un bilancio giornaliero di palestinesi assassinati, maggiormente bambini, adesso è riportato nelle pagine interne della stampa locale, molto spesso in caratteri microscopici.

I maggiori colpevoli sono i piloti israeliani che hanno un giorno delle grandi manovre adesso che uno di loro è Generale Capo dello Staff. Nella guerra del Libano del 1982, l’aviazione israeliana impartì ordini ai suoi piloti di interrompere la missione se nel raggio di 500 metri quadrati, dal loro obiettivo individuavano civili innocenti. Non che tali ordini furono rispettati, ma la scusa per la distruzione morale interna era lì. All’interno dell’aviazione israeliana era chiamata ‘Procedura Libanese’ [Nohal Levanon]. Quando i piloti chiesero un anno fa se la ‘Procedura Libanese’ fosse una tattica per Gaza, la risposta fu no. La stessa risposta fu data ai piloti per la seconda guerra in Libano.

La guerra in Libano ha contribuito ad annebbiare per un certo tempo, coprendo i crimini di guerra nella Striscia di Gaza. Ma le politiche razziali aumentano anche dopo la conclusione del cessate il fuoco su nel nord. Sembra che l’esercito di Israele, frustrato e sconfitto, sia determinato ad allargare gli obiettivi di morte nella striscia di Gaza. Non ci sono politici capaci o volenterosi a fermare i generali. L’uccisione giornaliera di più di 10 civili lascerà poche centinaia di morti ogni anno. Questo, naturalmente, è differente dallo sterminare milioni di persone in una campagna – la sola inibizione che Israele è disposto ad assumersi in memoria dell’Olocausto. Ma se si moltiplicano le uccisioni si raggiunge un numero di proporzioni orribili, e più importante si può imporre un’espulsione di massa alla fine del giorno fuori dalla Striscia –o farlo nel nome degli aiuti umanitari, dell’intervento internazionale o del desiderio delle persone di sfuggire all’inferno. Ma se la tenacità palestinese sarà la risposta, e non c’è dubbio che questa sarà la reazione di Gaza, allora le uccisioni di massa continueranno e aumenteranno.

Molto dipende dalla reazione internazionale. Quando Israele fu assolto da ogni responsabilità o colpa per la pulizia etnica nel 1948, ciò trasformò questa politica in un mezzo legittimo per la sua agenda di sicurezza nazionale. Se l’attuale impennata e l’adattamento delle politiche di genocidio saranno tollerate dal mondo, si diffonderanno e saranno utilizzate anche più drasticamente.

Niente se non la pressione sotto forma di sanzioni, boicottaggio e privazione fermerà l’uccisione di civili innocenti nella Striscia di Gaza. Non c’è niente che noi qui in Israele possiamo fare. Piloti coraggiosi si rifiutano di prendere parte alle operazioni, due giornalisti - su 150 – non smettono di scrivere su ciò, ma è tutto. Nel nome del ricordo dell’Olocausto lasciateci sperare che il mondo non permetterà che il genocidio di Gaza continui.

Note:

Ilan Pappe è Professore all’Università di Haifa nel Dipartimento di Scienze Politiche e Presidente dell’Istituto Emil Touma per gli Studi Palestinesi ad Haifa. Tra i suoi libri The Making of the Arab-Israeli Conflict (London e New York 1992), The Israel/Palestine Question (London e New York 1999), A History of Modern Palestine (Cambridge 2003), The Modern Middle East (London e New York 2005) e in via di pubblicazione, Ethnic Cleansing of Palestine (2006)

Il testo originale in inglese si può trovare al seguente link:
http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?ItemID=10881

Traduzione a cura di Oriana Cassaro per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
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