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16 febbraio 2009 - Sergio Yahni (Alternative Information Center)

 

Le elezioni anticipate della 18" Knesset (Parlamento, ndt) israeliana sono state causate dai molteplici casi di corruzione in cui è stato coinvolto il primo ministro Ehud Olmert. In ogni caso, l'agenda elettorale e' stata radicalmente modificata dall'offensiva militare di Israele contro Gaza tra dicembre 2008 e gennaio 2009.

L'attacco israeliano a Gaza e le grandi dimostrazioni organizzate dai palestinesi cittadini d’Israele hanno centrato la campagna elettorale principalmente su due questioni: la politica di Israele in materia di pace e sicurezza e il tipo di relazione tra lo Stato e la minoranza palestinese.

Si tratta di questioni che spaccano la popolazione e portano alla scomparsa, per quanto riguarda intenti e scopi, dell'agenda politica del centro-sinistra.

Da una parte c'e' una nuova forma di consenso in Israele che rigetta apertamente ogni passo del processo di pace. Comunque vadano le cose il nuovo governo di centro-destra molto probabilmente deciderà di proseguire i negoziati con l'Autorità Palestinese in carica, ma non farà assolutamente concessioni significative. D'altra parte la minoranza palestinese e i partiti politici che la rappresentano rifiutano apertamente le politiche violente che caratterizzano lo stato di Israele. Bisogna riconoscere che la minoranza palestinese in Israele e i partiti politici a cui tradizionalmente essa è associata - l'Assemblea Nazionale Democratica, Ra'am Ta'al e Hadash – sono riusciti a indirizzare una porzione non indifferente di ebrei israeliani verso i propri programmi.

Questo ha portato a uno sradicamento di benefattori liberali ben intenzionati dalla mappa politica. Partiti come Meretz e i Verdi hanno sicuramente ottenuto sostegno tra i kibbutzim e nella classe media di Tel Aviv, ma il loro messaggio si è dimostrato irrilevante per la maggioranza degli ebrei e dei palestinesi cittadini di Israele.

Inoltre il partito laburista e il suo messaggio di "pace attraverso la sicurezza" , che ha caratterizzato l'offensiva di Gaza, si è dimostrato irrilevante per i palestinesi israeliani e per la popolazione ebraica.

 

Il processo elettorale che era iniziato come un caso di corruzione si e' trasformato in un referendum sul potere dello Stato e sui diritti democratici. I vincitori sono stati quelli che vogliono uno stato forte a prescindere dai valori democratici, e solo il rischio di un isolamento internazionale potrà evitare che prenda sempre più piede l’idea di uno Stato sempre più nazionalista, che rischia di prendere decisioni infischiandosene degli accordi delle coalizioni di Governo e tenendo sempre meno in considerazione i valori della democrazia. La coalizione di maggioranza potrebbe includere Likud, Ysrael Beitenu, Shas, United Torah and Judaism, National Unity e Jewish Home. L’unico punto comune a tutti questi partiti è quello di essere ascrivibili alla destra o all’estrema destra, per lo più religiosa. (per maggiori informazioni sulle linee guida e sui programmi elettorali (vedi articolo pubblicato su http://www.peacelink.it/palestina/a/28630.html). Potrebbero certamente dare vita a una maggioranza, con 65 membri del Parlamento, su 120, ma i punti di disaccordo sarebbero moltissimi, a cominciare dalle proposte per il processo di pace. Si passerebbe dalle “pace economica” proposta da Netanyau, con l’obiettivo di mantenere lo status quo, all’idea di Avigdor Lieberman di uno scambio di territori per garantire la completa “ebraicità” di Israele trasferendo nei Territori Palestinesi tutti gli arabi.

La coalizione alternativa, comprendente Likud, Kadima e i laburisti avrebbe 70 seggi della Knesset e incontrerebbe sicuramente il consenso internazionale. Ma darebbe vita a un governo estremamente instabile e a sua volta pieno di contraddizioni.

La sinistra non sionista di Al-Tajamo'a, Hadash e della Lista Araba Unita, che ha espresso un progetto intransigentemente democratico, ha rafforzato la sua presenza parlamentare. Comunque, la spaccatura tra i tre partiti, che condividono programmi e pratiche parlamentari simili, attualmente impedisce loro di diventare un unico polo di attrazione democratica per la società israliana.

La prevedibile instabilita' della prossima coalizione di governo suggerisce che ci potranno essere elezioni nel giro dei prossimi due anni. E' assolutamente obbligatorio che per le prossime elezioni la sinistra democratica sia unita e si presenti come una seria alternativa alle forze fasciste che non fanno che crescere nella societa' israeliana.

Note:

Traduzione a cura di Camilla Gelao per Go'El Apg23

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