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PACE

Liberare Barghuti

24 dicembre 2004 - Luisa Morgantini (Europarlamentare)

Marwan Barghouti è stato sequestrato nei Territori autonomi palestinesi il 15 aprile del 2002, nell'operazione «scudo difensivo» che ha stracciato gli accordi di Oslo con la rioccupazione israeliana dei territori autonomi palestinesi. Il sequestro e il trasferimento in Israele di Barghouti, eletto nel parlamento palestinese, è un'ulteriore illegalità del governo israeliano. Il 6 giugno scorso, anniversario dell'occupazione militare del `67, Marwan viene condannato a 5 ergastoli più 40 anni di carcere. Marwan, segretario di Al Fatah in Cisgiordania e dell'organizzazione (Tanzim) dopo aver trascorso molti anni nelle carceri israeliani nella prima intifada è stato deportato ed ha vissuto in Tunisia. Tornato in Palestina, dopo gli accordi di Oslo, non è mai stato considerato un «tunisino», un leader ritornato dall'esterno. Si è battuto con altri parlamentari per la trasparenza dell'autorità nazionale palestinese e contro la corruzione ed è stato in larga parte il dirigente che ha saputo spiegare e far accettare alla popolazione dei campi profughi l'accordo di Oslo. Lo ripeteva anche nei nostri diversi incontri a Ramallah, quando era già in clandestinità, dopo che il 23 settembre 2001 venne emesso il mandato di cattura contro di lui: «Non c'è altra strada di un negoziato che porti alla realizzazione di uno stato palestinese in coesistenza con lo stato israeliano... Israele deve cessare l'occupazione militare e applicare le risoluzioni Onu». Di questa seconda Intifada, che non si chiamava di Al Aqsa, ma dell'indipendenza e della pace, è stato il dirigente acclamato nelle strade a fianco degli shabab. Durante il suo processo, la sua difesa è stata un atto d'accusa contro l'illegalità dell'occupazione militare e pur rivendicando il diritto sancito dalla Convenzione di Ginevra, alla difesa anche armata del popolo palestinese contro il dominio coloniale e militare, ha condannato ogni attacco palestinese contro i civili israeliani e ribadito la sua volontà di pace. Nelle elezioni del 9 gennaio, che vedranno i palestinesi scegliere il loro presidente, Marwan ha rinunciato a candidarsi. Ancora una volta ha avuto a cuore l'unità del popolo palestinese e con dignità ha posto convinzioni per la vita democratica di Al Fatah e dell'Anp, chiedendo anche che in ogni negoziato la liberazione dei prigionieri politici sia una priorità. Liberare Marwan, non lasciare che marcisca nella cella di due metri senza finestre dov'è rinchiuso in totale isolamento, con la luce accesa per 23 ore al giorno, fare sì che possa riprendere il suo posto nella costruzione di uno stato palestinese - come ha scritto Tommaso Di Francesco -, deve essere un impegno di individui, movimenti, partiti, governi che abbiano diritto e giustizia a loro fondamento. Forse è un sogno, visto l'irriducibilità di Sharon e l'acquiescenza della comunità internazionale. Ma anche per Mandela ci sembrava un sogno! Per questo Action for Peace accoglie l'appello della campagna palestinese http://www.freebarghouti.org, e aderisce alla campagna internazionale per la liberazione di Marwan e di tutti i prigionieri politici. Ognuno potrà fare qualcosa, firmare l'appello, scrivere a Marwan nel carcere del Negev, raccogliere fondi per la famiglia e le spese processuali dei prigionieri politici. La liberazione di Marwan segnerà un passo decisivo per la fine dell'occupazione israeliana e una pace giusta in Palestina e Israele. (info: lmorgantini@europarl.eu.int tel. 06 69950217 fax 06 69950200).

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