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    Tecnologie della pace contro tecnologie della guerra

    I dieci anni di PeaceLink

    PeaceLink ha celebrato il suo decennale con un'azione nonviolenta nella base nucleare di Faslane in Scozia. Arrestato e rilasciato Francesco Iannuzzelli, il 'peacelinker' che vi ha partecipato.
    Alessandro Marescotti (Presidente di PeaceLink)

    Il 28 ottobre 1991 nasceva ufficialmente la rete telematica PeaceLink: l'annuncio e' dato da uno "storico" articolo del Corriere del Giorno.

    Il 28 ottobre 1991 nasceva ufficialmente la rete telematica PeaceLink: sono passati esattamente dieci anni. Frugando nell'archivio ho trovato uno "storico" articolo del Corriere del Giorno con cui si annunciava: "Singolare iniziativa denominata PeaceLink". Vi si legge: "Lunedi' 28 ottobre, nell'aula magna dell'Ipsia Archimede in via Lago Trasimeno, si terra' alle 17 un incontro finalizzato ad illustrare il progetto PeaceLink il cui tema e': L'informatica e la telematica per una cultura della pace e della solidarieta'". L'articolo spiegava: "Cosa significa PeaceLink? Tradotto letteralmente in italiano puo' significare ‘collegamento di pace', ma anche ‘legame di pace'. Ventidue scuole di Taranto e provincia hanno ricevuto una ‘password' (parola di accesso) con la quale possono inserirsi nella rete telematica". A dieci anni di distanza si avverte piu' chiaramente la novita' di un'intuizione che colse di sorpresa tutti: un'iniziativa pacifista infatti anticipava per la prima volta le stesse forze armate battendole sul tempo (attualmente, detto per inciso, il sito di PeaceLink e' di gran lunga piu' diffuso su Internet dei siti delle tre forze armate italiane messe insieme).

    Il "collegamento di pace" fu un'idea concordata fra me e uno scout pacifista di Livorno, Marino Marinelli, che stava gia' "smanettando" da tempo e cercava "anime gemelle" che costruissero con lui una rete per la pace. A settembre del 1991 si creo' il "contatto" Taranto-Livorno e venne concordato il nome: PeaceLink. Non tutti percepirono l'assoluta novita' dell'evento, anzi nessuna delle scuole che ricevette la password si collego' alla rete. Infatti dieci anni fa le scuole erano collegate al Videotel in quanto la vecchia SIP puntava tutto su tale sistema telematico che gia' allora apparteneva all'archeologia tecnologica; tanto per fare un esempio non si poteva neppure memorizzare su dischetto l'informazione che appariva su uno schermo minuscolo (il Videotel visualizzava solo linee di 40 caratteri). Eppure il Videotel veniva offerto con un canone e dei costi notevoli. Per creare poche decine di pagine informative su Videotel occorreva spendere piu' di venti milioni. E per collegarsi on line c'erano tariffe paragonabili a quelle dei telefonini oggi. Di Internet allora non si conosceva neppure il nome. PeaceLink invece "viaggiava" in rete offrendo gratuitamente servizi tecnologicamente piu' evoluti rispetto alla SIP. Chi dava informazioni e chi le leggeva non doveva pagare pedaggio, la comunicazione era libera. Tuttavia le scuole usavano il Videotel e il Ministero della Pubblica Istruzione lo proponeva come modello per il futuro. Tre anni dopo il Videotel mori' di stenti. Tutto cio' non ha bisogno di commenti. PeaceLink si trovava a quel punto in netto vantaggio tecnologico e cio' veniva visto con stupore e con sospetto da chi aveva compiti di controllo e di intelligence.

    Grazie alla pluriennale competenza di Giovanni Pugliese - un System Operator della rete telematica Fidonet - PeaceLink poteva inserirsi gia' nel 1991 in un circuito nazionale e mondiale prima ancora che fosse disponibile in Italia la rete Internet, cosa che avvenne poi tra il 1994 e il 1995. Giovanni Pugliese e' un operaio di Taranto, precisamente di Statte, che aveva messo gratuitamente a disposizione di PeaceLink le apparecchiature e le conoscenze accumulate in precedenza, diventando l'anima tecnologica della rete. Fu lui, infatti, un anno dopo (nel 1992) a disegnare il progetto di una rete completamente nuova e autonoma da Fidonet che fosse dedicata ai temi della solidarieta', della pace e del volontariato. In sostanza PeaceLink nacque nel 1991 "dentro" una rete telematica mondiale gia' esistente (Fidonet) e l'anno successivo divenne essa stessa una rete telematica autonoma, per evitare il rischio di essere "chiusa dall'alto" nel caso i vertici della rete Fidonet (o altri soggetti con funzioni di intelligence) avessero posto i bastoni fra le ruote.

    PeaceLink divenne un nome conosciuto e diffuso su tutte le reti che allora si formavano, dando vita ad un'epoca pionieristica memorabile in quanto realizzata con propri mezzi e con enormi sacrifici. Internet (che vuol dire "inter-rete") in seguito ricuci' tutte le reti telematiche e le fece dialogare fra loro e cosi' anche PeaceLink nel 1995 si inseri' in questo "esperanto tecnologico" che consentiva a diverse reti di comunicare fra loro. L'idea di creare una rete telematica per la pace nasceva dall'esigenza di unire "in tempo reale" e "a rete" le associazioni del movimento pacifista. La Guerra del Golfo aveva infatti spiazzato completamente il movimento che - abituato ai tempi lunghi della guerra del Vietnam - aveva come mezzo di informazione le proprie riviste mensili che costituiscono un ottimo mezzo di approfondimento ma non di mobilitazione. Il movimento aveva "tempi lunghi" per comunicare. La guerra contro l'Irak del 1991 - combattuta e vinta in poche settimane - richiedeva un salto tecnologico a chi volesse mobilitarsi con la stessa rapidita' e prontezza usando un proprio sistema informativo. In un primo momento una consistente fetta del movimento pacifista piu' riluttante alle nuove tecnologie (del resto Gandhi era refrattario alle macchine) non seppe cogliere questa occasione e PeaceLink rimase uno strumento per pochi pionieri. La novita' di una comunicazione e socializzazione informativa in rete in tempo reale, se non appassiono' subito le menti dei pacifisti piu' tradizionalisti, tuttavia mise immediatamente in allerta i servizi di sicurezza italiani che intuirono perfettamente la portata di questa innovazione. Infatti alle prime iniziative (che erano rivolte al mondo della scuola) fra i presenti vi erano facce nuove: non erano insegnanti... Tuttavia PeaceLink non svolgeva alcuna attivita' sospetta ma un'azione di promozione della solidarieta' alla luce del sole. Nel 1992 e 1993 venne dato appoggio alle missioni di pace a Sarajevo di don Tonino Bello e di don Albino Bizzotto. Fu persino messo a disposizione un aereo da soccorso collegato alla rete che sarebbe decollato nel caso la missione pacifista fosse stata colpita. Nel 1994 un blitz della Guardia di Finanza, su ordine di un solerte magistrato, sequestro' il computer centrale di PeaceLink: fu un clamoroso errore. I militi cercavano una centrale illegale di smistamento di software e non la trovarono. Il processo si concluse con un'assoluzione piena ma fece toccare con mano il clima teso di diffidenza e di ostilita' in cui veniva accolta un'iniziativa cosi' nuova. Dopo il 1995 PeaceLink ha dato appoggio a bambini sfortunati affetti da malattie rare, diventando ospite di don Mazzi in TV a "Domenica In". L'anno successivo PeaceLink era in Africa, con Enrico Marcandalli, per installare gratuitamente i computer di un'agenzia di controinformazione on line di giornalisti africani (Africanews) e per dare vita ad un centro di comunicazione telematica per una comunita' di bambini di strada a Nairobi (Koinonia). Si apri' allora il versante "africano" e solidale di PeaceLink che ha portato alla collaborazione stretta con il missionario comboniano padre Kizito. Uno dopo l'altro da allora cominciarono ad uscire i libri di PeaceLink: "Telematica per la pace", "Oltre Internet", "Apri una finestra sul mondo", "Italian crackdown" e altri ancora. Si avviarono esperienze editoriali in cui diventava elemento trainante un giovane scout di nome Carlo Gubitosa, oggi giornalista e segretario di PeaceLink. Le esperienze della rete ci portarono in TV di fronte a Carlo Massarini (conduttore di "Mediamente") e in sceneggiatura televisive scritte e riprese dai registi Squizzato e Brunatto per conto della RAI. I proventi televisivi di PeaceLink vennero versati a padre Kizito e ai bambini piu' poveri di Nairobi, come pure i diritti d'aurore dei libri.

    Durante la guerra del Kossovo ci fu una vera e propria esplosione dei contatti telematici, anche perche' su PeaceLink scrivevano persone sottoposte ai bombardamenti Nato. Nacque cosi' il libro "Cronache da sotto le bombe", una testimonianza drammatica, terribilmente umana, un vero testo letterario paragonabile alle lettere dei condannati a morte della Resistenza. Quello e' stato un momento forte di una piu' vasta serie di iniziative di risonanza nazionale che si sono poi concentrate sullo scandalo dell'uranio impoverito e sul rischio nucleare. Si sono ottenuti risultati concreti come la pubblicazione sul sito di PeaceLink dei piani di emergenza nucleare (tenuti fino ad allora segreti) e delle mappe dettagliate (tenute segrete anch'esse) dei Balcani dove erano caduti i proiettili radioattivi della nato.

    Era prevista, per i dieci anni di PeaceLink, la pubblicazione di un libro. Ma mentre veniva preparato... a Taranto si ottenevano importanti risultati pubblicando su Internet le foto dei veleni cancerogeni della cokeria, poche settimane dopo scoppiava il movimento anti-G8 (e PeaceLink era costretta a raccogliere per Amnesty International un dossier) e subito dopo il mondo si accingeva a vivere la triste attuale pagina del terrorismo e della guerra in Afghanistan. L'urgenza di questi fatti drammatici non consente oggi di scrivere il libro e di festeggiare alcunche' ma impone di continuare a testimoniare un impegno per la pace e la difesa dei diritti umani. Anziche' un incontro per il decennale PeaceLink in questi giorni e' stata effettuata un'azione nonviolenta nella base nucleare di Faslane in Scozia, condotta da Francesco Iannuzzelli insieme ad altri mille attivisti. Francesco Iannuzzelli e' stato arrestato e infine rilasciato (si veda il resoconto su www.peacelink.it) comunicando via e-mail: "Alle 7 di mattina ci siamo legati le braccia dentro dei tubi di plastica, formando cosi' delle catene umane ben difficili da sciogliere, e ci siamo sdraiati per terra davanti agli ingressi della base, bloccandone l'accesso ai dipendenti che vi si recano al lavoro la mattina. Per la polizia e' stato particolarmente laborioso rompere le catene umane e ha dovuto far ricorso a seghetti elettrici, pinze e forbici per tagliare i tubi e rompere le corde e le catene. Come conseguenza della manifestazione, le attivita' della base sono rimaste bloccate per circa 5 ore.

    Alla fine 171 persone sono state arrestate, in maggioranza donne, e trasportate verso le vicine stazioni di polizia. Tra gli arrestati anche 3 membri del parlamento (due scozzesi e un'irlandese), due pastori della chiesa scozzese e numerosi anziani. Al clima molto pacifico e di reciproca fiducia ha sicuramente contribuito il proverbiale carattere amichevole degli scozzesi, sia dalla parte dei manifestanti che da quella dei poliziotti, e soprattutto la presenza di una vasta fascia della popolazione, anziani, famiglie, bambini, preti, deputati, ecc. ecc., tutti quanti attivi in questa forma di disobbedienza civile e pronti anche a farsi arrestare. In merito e' interessante ricordare che, secondo un recente sondaggio, il 51% della popolazione scozzese appoggia queste proteste contro le basi militari".

    Questa testimonianza spiega l'efficacia della disobbedienza civile nonviolenta che "parla" al cuore della gente catturandone la simpatia; e' una prassi a cui PeaceLink guarda con particolare favore. Nel complesso ci caratterizziamo per strategie che intrecciano l'attivismo di Greenpeace e con le metodologie di Amnesty International (in primo luogo una rigorosa autonomia dai partiti politici).

    Devo dire francamente che dieci anni fa non avrei mai immaginato che il mondo si sarebbe evoluto cosi' e che ogni mese le persone piu' varie su PeaceLink si collegassero 80.000 volte e scaricassero un milione di pagine. Tutto cio' e' stato il frutto del lavoro gratuito di decine di volontari, di cui non e' possibile ricordare qui i nomi ma che hanno saputo costruire un'utopia concreta con la ragionevole fiducia nell'idea che le tecnologie della pace possano competere con le tecnologie della guerra.

    Alessandro Marescotti

    Note:

    Un po' di foto ricordo sugli incontri di PeaceLink, scattate da Roberto Del Bianco
    http://www.casamia.org/gallery/peacelink

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