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Coordinamento per la tutela della costa teatina

Ma può morire un fiume?

Il degrado del Foro, una volta fiume abruzzese e oggi “capace di portare al mare solo i detersivi”, e l’assalto edilizio al territorio del Piomba e del Saline.
31 ottobre 2007 - Alessio Di Florio


Il fiume riporta olio e catrame,

schiume e tronchi, animali letame,

se l'acqua fosse acqua

che voglia di bere…

Le strofe della canzone degli intramontabili Nomadi mi sono tornate in mente leggendo l’altro giorno l’email di Andrea Iezzi, attivista abruzzese da anni impegnato nella denuncia dello stato di abbandono nel quale versa il fiume Foro. Andrea ancora una volta, dopo una gita alla foce insieme all’instancabile Fabrizia Arduini, tra le migliori protagoniste dell’attivismo ecopacifista abruzzese, si è trovato a descrivere una situazione drammatica.
Wikipedia riporta che il Foro è un fiume che scorre per 38 km dalla sorgente di Sant’Eufemia a Maiella fino al Mare Adriatico. Dal punto di vista paesaggistico la parte alta del bacino è caratterizzata da versanti ripidi e boscosi tipici della media montagna appenninica, ai quali si succedono le zone collinari degradanti verso il mare. Nella parte bassa del bacino è si trova una pianura alluvionale caratterizzata da una intensa attività agricola.

Il degrado e l'inquinamento del Foro

L’idilliaca situazione descritta dalla famosa enciclopedia online non tiene conto, accanto all’attività agricola, di altri attori. Speculazioni edilizie e scarichi industriali la fanno da padroni e il fiume riporta quello che trova / quel che riceve, rigetta e rinnova. Seguendo il percorso del fiume infatti il campionario che si presenta è il più vario possibile.
Alcuni stralci della lettera di Andrea sono più che eloquenti e non hanno bisogno di alcun commento:
“Le cave di Rapino sono sotto gli occhi assenti di tutti… Dei politici in primis. La Majelletta, montagna, Parco nazionale, è scempiata a un ritmo frenetico. L'alibi è quello dei rinvii. Da anni quelle cave vanno chiuse.[…]
L’area a valle di Pretoro è stata interessata da una speculazione immobiliare e industriale repentina, da pochi anni. Edificazioni selvagge, depauperamento del territorio i segni evidenti. Si costruisce tranquillamente anche a ridosso del nostro Fiume.
Arrivati a Casacanditella, in località Cerrone (via Val di Foro), nei pressi della Calcara di San Camillo, la ditta Orsatti Calcestruzzi ha danneggiato una parte cospicua di territorio. Ha scavato dall’area di esondazione del fiume, riempiendo i vuoti con una discarica abusiva, su cui è iniziata un’inchiesta da parte dei Carabinieri di Chieti. […]Il Foro è utilizzato come acqua di lavaggio per le draghe e le macchine per la triturazione degli inerti. Anche qui, in assenza di controlli, scarichi molteplici vengono dispersi nelle sue acque. I canali che affluivano naturalmente a rimpinguarne il corso sono stati intubati anni fa per potenziare l’acquedotto di Pescara…
Siamo al bivio tra Ari e Villamagna. In quest’ultimo Comune, un’enorme zona industriale ha distrutto, nel giro di un paio di anni, la vallata. Capannoni con cubature enormi, strade di servizio, aggiunte mostruose ad una periferia urbana che inizia a invadere i nostri paesi. Sull’altra riva – nel comune di Ari - la ditta Adezio si occupa di preparati per cementi. Anche qui, sfruttamento delle aree a ridosso del fiume, lavaggi, prelievi abusivi di acqua. […] Qui vicino(ndr, siamo arrivati nel territorio di Miglianico) ci sono malfunzionamenti anche nei depuratori fognari.”
Il racconto termina con la situazione della foce, nel territorio di Ortona, dove tutto l’accumulo del percorso si mostra nella sua drammaticità. “Le ruspe recuperano dei materiali ferrosi e spianano la nuova strada lungomare Postilli-Riccio. Polvere dappertutto. In mezzo, un rivolo di acqua maleodorante impregna l’aria intorno. A tratti, una schiuma biancastra solca la superficie e si raggruma entrando in mare.”

Un fiume può morire …

Il cemento devasta l'area del Piomba e del Saline

Ma non finisce qui. Le belle notizie di giornata continuano. Fabrizio Sulli, altro attivista del Coordinamento per la tutela della costa teatina, ci informa su nuove decisioni dei nostri amministratori locali a dir poco discutibili. Fabrizio ci informa che sono stati approvati i progetti per costruire nuovi ponti area verde naturale compresa tra la foce del Saline e quella del torrente Piomba, ovvero la fascia costiera di Marina di Città Sant'Angelo. Un’area già letteralmente devastata da un porto turistico alla foce del Saline e da un porticciolo abusivo all’interno di una oasi abbandonata. Scrive Fabrizio che “I nuovi ponti secondo le amministrazioni dei comuni di Città sant'Angelo, Silvi e Montesilvano servirebbero a smaltire il traffico sulla statale 16 . MA NON è COSÌ! Tutto il traffico proveniente da Pescara e Montesilvano, finirà soltanto per riversarsi su Silvi Marina, tra le strade e i pini dei suoi viali, che ora sono tanto tranquilli , finendo per portare smog e traffico anche lì. Oltre Silvi marina infatti non esistono strade parallallele alla statale 16, e quindi le macchine dopo aver ASFISSIATO Silvi, finirebbero lo stesso per imbottigliarsi nelle strette stradine con semaforo o nei sottopassaggi che RICONDUCONO SULLA ST. 16 ADRIATICA, DOPO UNIVERSO COMMERCIALE”
Una sorta di speculazione che nulla di buono può promettere per l’area, sulla quale bisogna investire e sulla quale bisogna riversare attenzioni molto maggiori di quelle attuali. Il silenzio davanti alla realizzazione dei nuovi progetti, l’esistenza di un’oasi minacciata dall’abusivismo ed in stato di abbandono devono far riflettere. Una proposta possibile per il recupero dell’area Piomba-Saline e per fermare la devastazione potrebbe essere, secondo Fabrizio Sulli, di “fare dell'area tra le due foci un 'immensa oasi e rinaturalizzare il tutto, creando laghetti e rimboschendo con specie autoctone”. Molti sono infatti gli uccelli migratori che frequentano la zona tra cui spatole, aironi, cavalieri d’Italia, fratini mentre tra i canneti dei due fiumi trovano un grandissimo rifugio, nel periodo migratorio, le rondini d’Abruzzo.
Ma come ogni proposta, per poter camminare, ha bisogno di spalle che la sorreggano …

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