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    Iran: pronti all' attacco. I preparativi statunitensi per l' invasione sono ultimati.

    22 febbraio 2007 - Dan Plesch

    Gli Stati Uniti potrebbero avviare, ormai in qualsiasi momento, operazioni militari mirate ad una guerra convenzionale su larga scala contro l' Iran. Le motivazioni vanno ben oltre il semplice sospetto di detenzione di armi di distruzione di massa e metteranno il presidente Bush nelle condizioni di distruggere le infrastrutture militari, politiche ed economiche dell' Iran in poche ore, usando armi convenzionali.

    Fonti militari britanniche, coperte da anonimato, hanno dichiarato al New Stateman che "l' esercito statunitense ha spostato l' obbiettivo verso l' Iran" nel momento stesso in cui Saddam Hussein era stato cacciato da Baghdad.
    Hanno proseguito questa strategia, nonostante la fanteria sia rimasta impantanata a combattere i ribelli in Iraq.

    L' esercito, la marina, l' aviazione ed il corpo dei marines hanno preparato piani di battaglia e passato quattro anni a costruire basi e ad organizzare l' addestramento per l' "Operation Iranian Freedom". L' ammiraglio Fallon, nuovo capo del Comando Centrale statunitense, si è trovato in eredità un progetto informatizzato soprannominato TIRANNT (Theatre Iran Near Term).

    L' amministrazione Bush si è fin' ora limitata ad inviare una seconda portaerei nel Golfo, ma è solo una minima parte dei preparativi. Dopo l' 11/09, la marina militare statunitense può inviare in battaglia sei portaerei con un solo mese di preavviso. Due portaerei che si trovano nella regione, il John C. Stennis ed il Dwight D. Eisenhower, potrebbero essere presto raggiunte da altre tre unità: la Ronald Reagan, l' Harry Truman e la Theodore Roosvelt, oltre che dalla Nimitz. Ogni portaerei trasporta centinaia di missili cruise.

    Poi ci sono i marines, che non sono impantanati in Iraq. Numerose divisioni dei marines si stanno ricongiungendo e ognuna di esse porta "in dotazione" un' altra portaerei. Queste divisioni, con i mezzi a loro disposizione, hanno piena capacità di mettere in atto una versione dello sbarco del D Day. Possiedono mezzi da sbarco, carrarmati, aerei a decollo ed atteraggio verticale, migliaia di soldati e, oh si, ancora centinaia di missili cruise. Il loro compito è distruggere le forze iraniane che potrebbero attaccare i depositi di petrolio e mettere in sicurezza i pozzi e gli impianti petroliferi.

    Sono stati addestrati per questa missione dai tempi della rivoluzione iraniana del 1979. Oggi, nel Golfo, i marines hanno le navi da guerra Boxer e Bataan e, probabilmente, anche la Kearsarge e Bonhomme Richard. Altre tre, la Peleliu, la Wasp e l' Iwo Jima sono pronte a raggiungerle. All' inizio dell' anno, lo staff del comando militare incaricato di dirigere queste forze è stato trasferito dalla Virginia al Bahrain.

    Il vice presidente Dick Cheney ha avuto una sorta di relazione amorosa con il corpo dei marines, un amore che potrebbe vedere il suo culmine nello scenario dei villaggi di pescatori lungo le coste iraniane del Golfo. I generali dei marines mantengono saldo il loro posto alla NATO e al Pentagono, oltre ad essere incaricati della gestione di tutti gli armamenti nucleari. Nessun marine aveva mai ricoperto alcuna di queste cariche.

    Tradizionalmente, la carica di più alto livello, per quanto riguarda gli armamenti nucleari, andava ad uno dei comandanti dei sottomarini nucleari Trident o ad un alto ufficiale dell' aviazione, al comando di cacciabombardieri e missili. Oggi, tutte queste divisioni militari obbediscono agli ordini di un marine, il gen. James Cartwright e sono parte integrante di uno stesso piano, il "Global strike" (Attacco globale), in virtù del quale queste forze strategiche sono messe in allerta permanente, pronte all' attacco con un preavviso di 12 ore.

    L' unica discussione pubblica riguardo questo piano è stata portata avanti dagli studiosi statunitensi Bill Arkin e Hans Kristensen, che hanno particolarmente messo in evidenza la possibilità di uso di armi atomiche. Queste preoccupazioni sono fondate, ma ignorano l' uso che si può fare di determinate forze militari in una guerra convenzionale.

    Qualsiasi generale statunitense disposto ad attaccare l' Iran, può, adesso, partire dal dato di fatto che almeno 10.000 obbiettivi possono essere colpiti con un singolo raid, con cacciabombardieri che partono dagli USA o da Diego Garcia. L' anno scorso, grazie alla illimitata quantità di fondi destinati alla ricerca sulla tecnologia militare, le "bombe intelligenti" pare che abbiano raggiunto un ulteriore livello di efficienza.

    Le nuove bombe "bunker-busting" (ordigni con testate penetranti, ndt) pesano solo 250 libbre (113 kg. circa).
    Secondo la Boeing, le GBU-39, bombe di piccole dimensioni, hanno una potenza di fuoco quattro volte superiore a quella messa in atto dagli aerei da guerra statunitensi, anche quelli più recenti, in uso almeno fino al 2003. Un solo Stealth o un cacciabombardiere B-52 sono adesso in grado di attaccare dai 150 ai 300 obbiettivi con uno scarto di precisione di un metro , usando il sistema di posizionamento globale.

    Con il minimo sforzo militare, l' aviazione statunitense può colpire le postazioni militari iraniane più remote e sconosciute, leader politici e presunti depositi di armi di distruzione di massa. Potete stare sicuri che, se
    dovesse scoppiare la guerra, George Bush non vorrà sicuramente rischiare di essere accusato di aver usato il guanto di velluto ed aver permesso all' Iran di contrattaccare.

    "Attacco globale" significa che, senza alcun segnale evidente, quello che è stato fatto in Serbia e Libano può essere fatto, nel volgere di una notte, all' intero territorio dell' Iran. Noi, e probabilmente anche gli Iraniani, non ne sapremmo niente, fino all' impatto della prima bomba. Le unità clandestine subiranno la stessa sorte delle truppe di Saddam, una volta che le loro posizioni verranno scoperte.

    L' Iran è, adesso, a meno di un' ora di volo da alcune basi o portaerei americane. Alcune fonti locali, oltre a riviste del settore, confermano che gli USA avrebbero costruito tre basi nell' Azerbaijan, che potrebbero servire da stazioni di transito per l' esercito, con infrastrutture ed impianti dello stesso livello di quelle europee.

    La maggior parte dell' esercito iraniano è posizionato lungo il confine con l' Iraq e fronteggia istallazioni missilistiche statunitensi, che hanno una capacità di gittata di 150 km oltre il confine. Saranno i piatti e sabbiosi campi petroliferi ad est ed a sud di Bassora, però, a far nascere la tentazione di sferrare un attacco di terra, con la speranza che il popolo ormai scoraggiato e demotivato, ne possa essere magari riconoscente.

    Il regime di Teheran si è già lamentato degli attacchi terroristici, ispirati dagli USA e dalla Gran Bretagna, che si sono verificati in diverse regioni dell' Iran dove la popolazione si contrappone al fanatismo dell' ayatollah e della sua politica. Queste notizie non farebbero altro che confermare la dichiarazione del giornalista americano Seymour Hersh, secondo il quale l' esercito statunitense sarebbe già impegnato in una guerra di basso profilo con l' Iran.

    I combattimenti sarebbero più intensi nel nord, di influenza Curda, da dove l' Iran avrebbe esploso colpi d' artiglieria verso il confine iracheno. Gli Stati Uniti e l' Iran starebbero già, quindi, combattendo per procura una guerra di basso profilo lungo il confine tra Iran e Iraq.

    Così, una volta ancora, i neo-cons dell' American Enterprise Institute hanno formulato un progetto per un accordo di pace, questa volta per un Iran federale. Ufficialmente, Michael Leeden, lo sponsor del progetto dell' A.E.I., sarebbe stato ostracizzato dalla Casa Bianca.

    In ogni caso, due anni fa, è stato inaugurato a Londra il primo incontro del Congresso delle Nazionalità Iraniane per un Iran Federale.

    Non dovremmo sottovalutare l' abilità dell' aministrazione Bush di auto-convincersi che dalle macerie della guerra potrebbe emergere poi un "Iran delle regioni".

    Note:

    Dan Plesch è un ricercatore associato alla School of Oriental and African Studies di Londra.

    articolo originale:
    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=PLE20070219&articleId=4844

    Tradotto da Patrizia Messinese per www.peacelink.it
    Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
    fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore .

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