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Una lezione su come creare orfani iracheni..e come rendere loro la vita più difficile

6 febbraio 2008 - Robert Fisk
Fonte: The Independent , 24 gennaio 2008

Marou e parte della sua famiglia allargata.

Non è difficile creare degli orfani in Iraq. Se sei un ribelle, puoi farti saltare in aria in un mercato affollato . Se sei un pilota dell'aviazione americana, puoi bombardare la casa sbagliata nel villaggio sbagliato. Oppure, se sei un mercenario occidentale, puoi sparare 40 colpi alla madre, vedova, di Alice Awanis, 14 anni e delle sue sorelle Karoon e Nora, la prima di soli 20 anni e la seconda di un anno più grande.

Quando le tre ragazze sono scese dall'areo proveniente da Baghdad, all'areoporto di Amman, la settimana scorsa, credevano di essersi liberate dagli orrori di Baghdad e di poter arrivare in Irlanda del Nord per fuggire dal terribile ricordo della morte violenta della loro mamma.

Ma, ahimè, pare che il dolce miele della bontà umana non debba necessariamente essere assaporato dagli orfani dell'Iraq, il paese che abbiamo invaso per presunti motivi umanitari, per non parlare delle armi di distruzione di massa.

Infatti, mentre lo zio inglese le aspettava all'aeroporto di Queen Alia, alcuni agenti di sicurezza giordani, dopo aver negato all'uomo anche una semplice conversazione di pochi minuti con le ragazze, le hanno frettolosamente fatte salire sul primo aereo utile e rispedite in Iraq.

"Come hanno potuto farlo?", chiede lo zio, Paul Manouk. "la loro mamma è stata uccisa, il padre era già morto. Le stavo aspettando. All'ambasciata britannica in Giordania avevano detto che avrebbero preparato i visti per tutte e tre, ma che dovevano prima andare ad Amman". Il sig. Manouk vive in Irlanda del Nord ed è cittadino britannico, ma non è servito a niente dare spiegazioni al muhabarrat giordano all'aeroporto.

I mercenari occidentali hanno ucciso la loro mamma 48enne, armeno-irachena, Marou Awanis, e la sua migliore amica, sparandole 40 colpi mentre guidava il suo taxi vicino ad un convoglio composto di quattro veicoli, a Baghdad, ma le tragedie hanno perseguitato questa famiglia da quasi un secolo. La bisnonna delle tre ragazze fu costretta a lasciar morire da sole due figlie, lungo la strada, durante il genocidio armeno del 1915.

L'amica della signora Awanis, Jeneva Jalal, che le sedeva accanto, è rimasta uccisa sul colpo insieme a lei.

La compagnia di "sicurezza" australiana i cui dipendenti hanno ucciso la signora Awanis e la sua amica - il termine "giustiziato" sarebbe più appropriato, perché questo è il prezzo che di questi tempi si paga quando si guida troppo vicino ad occidentali armati a Baghdad - ha espress "rammarico". Il capo delle operazioni dell'Unity Resources Group ha dichiarato che lei stava guidando a gran velocità verso gli agenti della compagnia e loro hanno pensato che si trattasse di un attentato suicida.

"Solo allora hanno usato le armi, in un ultimo tentativo di fermare la macchina", ha detto Michael Priddin. "Siamo profondamente costernati per la perdita di queste vite". Si sono rifiutati, però, di identificare gli assassini o la loro nazionalità. Gli occidentali a Baghdad - specialmente quelli che uccidono gli innocenti - una volta che vengono scoperti, sono colmi di dispiacere. Ma non sembrano, però, altrettanto preoccupati di assicurarsi che coloro ai quali hanno inflitto tali perdite possano ricevere un'adeguata assistenza.

Karoon era ammalata ed aveva dei certificati che le permettevano di entrare in Giordania. La famiglia aveva dato per scontato che fosse permesso anche alle sorelle di entrare con lei. Paul Manouk, ingegnere elettronico nella contea di Down, ha detto di essersi recato all'ufficio del Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ad Amman e che gli era stato detto che anche le sorelle potevano entrare nel paese.

"Ho anche cercato di ottenere dei visti per loro all'ambasciata britannica e gli addetti dell'ufficio visti mi hanno detto che potevano aiutarle, ma che le tre ragazze dovevano, prima di ogni altra cosa, arrivare ad Amman. I Giordani hanno detto a Karoon che lei poteva entrare, ma le sorelle no e per nessuna ragione lei avrebbe lasciato le sorelle. Così, lo stesso giorno, sono dovute tornare tutte e tre a Baghdad, insieme.

"Non potevo crederci. All'aeroporto ho pregato gli agenti della sicurezza di farmi almeno parlare per cinque minuti con le mie nipoti, solo cinque minuti, ma si sono rifiutati".

La signora Awanis aveva due sorelle in Iraq, Helen ed Anna, che si stanno occupando delle ragazze, fino a che il sig. Manouk - o chi per lui - riuscirà a trovare un modo per portarle a casa.

"Un amico giordano era riuscito ad iscrivere le due ragazze più grandi all'università, in Giordania, ma non è servito a niente", dice il sig. Manouk. "E' stato terribile all'aeroporto. Sono così disperato che penso di scrivere anche al re Abdullah, chissà che possa aiutarmi. Stiamo cercando di trovare un accordo con la compagnia australiana responsabile della morte della loro mamma. Ma loro non sono soggetti alla legge irachena. Io vorrei un accordo legale, stipulato da avvocati, non una semplice offerta di contanti, come fanno di solito gli Americani in Iraq."

Come tante altre famiglie armene, i Manouk sono sovrastati da una storia di omicidi di massa. Durante il genocidio armeno del 1915, ad opera dei Turchi Ottomani, il nonno di Paul Manouk - e bisnonno delle tre ragazze - fu portato via dalla propria famiglia da poliziotti turchi, messo in coda a molti altri, senza fare mai più ritorno. Suo padre, che allora aveva appena sei anni, riuscì a sopravvivere, insieme alla mamma. "Ma la sorella di mio padre, sappiamo che è stata portata via da un curdo, che ne ha fatto sua moglie", dice il sig. Manouk.

"Le altre due sorelle di mio nonno hanno avuto un destino terribile. Durante la lunga marcia, dalla loro casa , a Besni, in direzione sud, verso Marash, le loro gambe si erano talmente gonfiate che non riuscivano più a camminare. Mia nonna dovette prendere la decisione di lasciarle lungo il ciglio della strada e tenere il figlio maschio, perché la nostra 'discendenza' potesse sopravvivere. Nessuno ha più visto le due bambine."

La famiglia aveva quasi raggiunto il confine con la provincia ottomana della Mesopotamia - l'odierno Iraq - dopo la lunga marcia della pulizia etnica, e, come decine di migliaia di altri Armeni, aveva perso per strada i propri cari, per la fame e la tremenda fatica. Un milione e mezzo di Armeni morì in quel genocidio.

Dopo l'occupazione dell'Iraq, avvenuta nel 1917 ad opera degli Inglesi, le truppe britanniche scortarono quello che rimaneva della famiglia Manouk a Bassora, dove vive ancora una delle zie che si occupano delle tre sorelle Awanis.

Il loro padre, Azad Awanis, morì durante un'operazione al cuore, nel 2004. La signora Awanis guidava il suo taxi Oldsmobile nelle pericolose strade di Baghdad per guadagnare un po' di soldi e mantenere la famiglia, dopo la morte del marito, non potendo sapere che il suo nuovo lavoro - e quattro mercenari dal grilletto facile - avrebbero reso orfani i suoi figli.

Paul Manouk ha incontrato la moglie, inglese, nel 1974, ad Edinburgo, dove lui si trovava per seguire un corso di specializzazione in medicina. Un uomo solitamente imperturbabile, che adesso si definisce ancora in stato di shock per l'uccisione della sorella più piccola.

"Mi domando che espressione avesse quando è morta. Non si trovava in una zona particolarmente pericolosa. Marou stava tornando dalla chiesa, insieme alla sua amica, quando è stata uccisa. Un'altra donna, che si trovava nel sedile posteriore, è rimasta ferita". Un ragazzino di 15 anni è sopravvissuto. Secondo il sig. Manouk, la sorella è stata "crivellata di proiettili dalla vita in su".

Note:

Tradotto da Patrizia Messinese per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore .

Articolo originale:
http://www.independent.co.uk/news/fisk/robert-fisk-a-lesson-in-how-to-create-iraqi-orphans-and-then-how-to-make-life-worse-for-them-7
73166.html

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