Conflitti

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

  • Sudan, una pace da costruire

    Newsletter 33

    «Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».

    Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006
  • Sudan, una pace da costruire

    Newsletter 29

    «Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».

    Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006
  • Sudan, una pace da costruire

    Newsletter 28

    «Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».



    Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006
  • Sudan, una pace da costruire

    Newsletter 27

    «Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».

    Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006

Omar al-Bashir: il conflitto in Darfur è mia responsabilità

Il leader sudanese si difende accusando il Tribunale Penale Internazionale per falsità riguardo alle imputazioni di genocidio mosse nei suoi confronti e accusando apertamente le potenze occidentali di perseguire un cambiamento di regime in Sudan.
Omar al-Bashir parla al Guardian
2 maggio 2011 - Simon Tisdall (Simon Tisdall è vicedirettore del Guardian e corrispondente dall’estero. E' stato editorialista per l’estero e ha prestato servizio anche come redattore esteri e per gli Stati Uniti, con sede a Washington D.C.. Dal 1996 al 1998 è stato redattore esteri pe)
Fonte: guardian.co.uk - 20 aprile 2011

Il Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ha dichiarato per la prima volta che accetta la piena responsabilità personale per il conflitto in Darfur che ha fatto decine di migliaia di vittime.

Ma in un’esclusiva intervista per il Guardian, la sua prima con un organo d’informazione occidentale da quando è stato accusato di genocidio dal Tribunale Penale Internazionale, Bashir accusa il Tribunale spalleggiato dalle Nazioni Unite di far uso di “due pesi e due misure” e di condurre una “campagna di menzogne”.

Egli sostiene che la Gran Bretagna e altri paesi occidentali stanno perseguendo una campagna di persecuzione politicamente motivata contro di lui con lo scopo ultimo di imporre un cambio di regime in Sudan, così come nella limitrofa Libia.

“Certo, sono il Presidente e perciò sono responsabile di tutto ciò che succede nel paese”, ha affermato Bashir quando gli è stato chiesto del conflitto in Darfur, nel Sudan occidentale, dove si continua a combattere nonostante i tentativi internazionali di pacificazione.

“Tutto ciò che accade è una responsabilità. Ma ciò che è successo in Darfur è soprattutto un conflitto di tipologia classica, che ha avuto origine fin dal periodo coloniale”.

“In qualità di governo abbiamo combattuto coloro che erano armati contro lo stato, ma poi un po’ dei ribelli hanno attaccato alcune tribù….. così abbiamo avuto perdite umane. Ma queste, non si avvicinano ai numeri citati dai media occidentali, tali numeri, infatti, sono stati esagerati per una ragione” ha detto. “E’ un obbligo morale per il governo combattere i ribelli, ma non abbiamo combattuto contro il popolo del Darfur.”

Le nazioni Unite stimano sulle 300.000 le persone decedute e circa 2,7 milioni i profughi interni, come conseguenza dei combattimenti tra forze governative, insieme alle milizie Janjaweed loro alleate, e i gruppi ribelli separatisti del Darfur, che hanno raggiunto il loro massimo nel 2003-2004. Il governo sudanese riferisce che sono morte circa 10.000 persone e 70.000 circa sono i profughi.

Una protesta internazionale ha ispirato un’indagine da parte delle Nazioni Unite che, nel 2005 ha portato il Consiglio di Sicurezza a riferire il caso al Tribunale Penale Internazionale. Nel marzo 2009 Bashir è diventato il primo capo di stato in servizio ad essere incriminato dal TPI di sette capi d’imputazione per crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

L’anno scorso a luglio, sono stati aggiunti altri tre capi d’accusa per genocidio, che incriminano Bashir nel suo ruolo di Presidente e Comandante in Capo delle forze armate sudanesi. Bashir nega tutte le accuse e si è rifiutato di comparire in giudizio.

John Prendergast, cofondatore di Enough Project un eminente gruppo di pressione anti-genocidio con sede a Washington, ha respinto le adduzioni di Bashir a difesa della sua politica in Darfur. “Nei miei otto viaggi in Darfur dal 2003, la schiacciante evidenza ha dimostrato che la repressione delle sommosse sponsorizzata dal governo prendeva di mira la popolazione civile non-araba distruggendo le loro abitazioni, le loro scorte di viveri, il loro bestiame, le loro sorgenti di acqua e qualsiasi altra cosa che mantenesse in vita le persone in Darfur”, ha dichiarato Prendergast.

“Tre milioni di persone sono state rese dei senza tetto come diretta conseguenza della politica del governo, non a causa di lotte tribali o del riscaldamento del pianeta.”

Il Tribunale Penale Internazionale definisce il mandato di cattura come “pendente”, ma Bashir ha dichiarato che il caso giudiziario contro di lui è totalmente politico.

Il Sudan non è parte contraente del trattato istitutivo del Tribunale Penale Internazionale e non ci si può aspettare che si attenga alle sue disposizioni, ha detto. La stessa cosa vale anche per Stati Uniti, Cina e Russia.

“E’ una questione politica e di due pesi e due misure, in quanto ci sono crimini evidenti come quelli riguardanti Palestina, Iraq e Afghanistan, ma che non trovano la loro strada per il Tribunale Penale Internazionale”, ha affermato Bashir.

“La stessa risoluzione in base alla quale il caso Darfur veniva trasmesso al tribunale stabiliva che i soldati americani (in Iraq ed Afghanistan) non sarebbero stati interrogati dalla corte, quindi non è una questione di giustizia, bensì politica.”

Bashir ha lanciato un furioso attacco personale a Luis Moreno Ocampo, Procuratore Capo del Tribunale Penale Internazionale dal 2003, che secondo lui ha ripetutamente mentito allo scopo di danneggiare la sua reputazione e il suo grado.

“Il comportamento del Procuratore del Tribunale è chiaramente il comportamento di un attivista politico, non di un legale professionista. Adesso sta lavorando a una grossa campagna per aggiungere ulteriori falsità”, ha dichiarato Bashir.

“La menzogna più grossa è stata quando ha affermato che ho 9 miliardi di dollari in una delle banche inglesi e, grazie a Dio, le banche inglesi e il Ministro delle Finanze hanno respinto come infondate queste asserzioni.”

“I casi più evidenti al mondo, quali Palestina, Iraq e Afghanistan, crimini inequivocabili contro l’intera umanità – tutti questi non sono stati trasmessi al tribunale”.

Louise Arbour, un ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e procuratore al Tribunale dell’Aia per i Crimini di Guerra, ha detto: “I crimini commessi nei confronti di milioni di civili in Darfur non possono essere semplicemente minimizzati. Se Bashir vuole sostenere che non è responsabile per le atrocità commesse, dovrebbe andare a L’Aia e portare le sue ragioni lì.”

Tornando alla Libia, Bashir ha criticato gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia per il loro intervento militare, asserendo che le loro ragioni sono opinabili e le loro azioni rischiano di destabilizzare il Sudan e una zona più ampia.

Il loro obiettivo non dichiarato in Libia e in Sudan è il cambio di regime, ha detto Bashir.

Ma Khartoum non offrirà asilo al leader libico, Muammar Gheddafi, la cui rimozione dal potere è stata richiesta dalle potenze occidentali, ha aggiunto. “Questo potrebbe causare problemi con il popolo libico, di cui non abbiamo bisogno” ha detto.

“Sappiamo che la Libia è un paese importante, ha una posizione rilevante lungo la costa del Mediterraneo che guarda verso l’Europa. Oltre a ciò, le risorse della Libia, come la benzina, la rendono importante per gli altri paesi, quali la Francia, la Gran Bretagna e l’Europa in generale.

“E’ importante per loro vedere in Libia un regime che sia, se non fedele, almeno non ostile verso quei paesi.”

“Per quanto ci riguarda, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia stanno cercando di cambiare il regime in Sudan da 20 anni, questa non è una novità per noi.”

Abbiamo detto degli europei, che abbiamo notato un certo cambiamento in positivo nel loro modo di trattare con il Sudan. Gli Stati Uniti sono stati polarizzati da diversi centri di potere, influenti nuclei di potere interni. Stanno ancora puntando a cambiare il regime in Sudan.”

Alla domanda, come le rivolte della “Primavera Araba” possano ripercuotersi sul Sudan, dove la popolazione di lingua araba costituisce un’ampia maggioranza della popolazione settentrionale, Bashir ha risposto che le piccole proteste che richiedono maggiore democrazia mancano di ampio sostegno. “Non avranno un impatto simile a ciò che è accaduto in Egitto, Tunisia e addirittura Libia, credo proprio di no.”

E’ già in atto un sistema di riforme, ha dichiarato Bashir.

Tradotto da Antonella Serio per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
N.d.T.: Tradotto da Antonella Serio per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies