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Petrolio, armi e nucleare al tempo di Trump e relazioni con NATO, Europa e Italia

Agli USA interessa davvero sostenere l’asse Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Israele piuttosto che Qatar e Turchia? O piuttosto compromettere quello fra Siria, Iran e Russia?
7 luglio 2017 - Rossana De Simone

Punti trattati:

1. LE 5 (o 6) MINACCE di TRUMP                                                                                                          2. CLIMA – PETROLIO –ARMI                                                                                                                  3. BUDGET MILITARE 2018                                                                                                                  3.1 F-35 e ITALIA                                                                                                                                  4. NUCLEARE                                                                                                                                       5. NATO e ITALIA                                                                                                                                   6. EUROPA e ITALIA


1. LE 5 (o 6) MINACCE di TRUMP

In un comunicato pubblicato il 23 maggio 2017 dal Dipartimento della Difesa USA, il direttore della Defense Intelligence Agency (DIA) Gen. Vincent R. Stewart, e Daniel R. Coats, direttore della National Intelligence, hanno testimoniato davanti al Comitato per i servizi armati del Senato elencando le prime cinque minacce mondiali: Corea del Nord, Russia, Cina, Iran e organizzazioni estremiste presenti in Afghanistan, Iraq, Siria e altrove. Circa un mese dopo il Segretario alla Difesa James Norman Mattis , presso il Comitato per i servizi armati della Camera dei rappresentanti, si è scagliato contro la legge sul controllo del bilancio del 2011. Questa legge, approvata nel 2012 per concludersi nel 2021, incentiva il Congresso a controllare la spesa federale attuando riduzioni automatiche specifiche se non si vota un bilancio equilibrato. Non solo “Russia e Cina stanno sfidando il dominio militare degli Stati Uniti con i progressi tecnologici nei sistemi di armamenti marini, terrestri e aerei mentre l’Iran semina violenza, fomenta lo scontro sunnita-sciita e mira all’egemonia regionale, ma anche "per quattro anni la nostra milizia è stata sottoposta o minacciata da un sistema automatico” https://www.armed-services.senate.gov/imo/media/doc/Mattis_06-13-17.pdf

La macchina burocratica del Pentagono ha sempre un ruolo importante nella formazione della sicurezza nazionale e della politica estera, ma è soprattutto in presenza di un Presidente implicato in numerose cause legali, dal reato di ostruzione o ostacolo della giustizia (Russiagate) alla corruzione tramite finta beneficenza http://www.bbc.com/news/election-us-2016-37956018 , che il Segretario Mattis deve far valere il suo ruolo per sottolinearne i poteri: determinare i costi e i rischi dell'utilizzo della potenza militare (necessità imperiale), fornire una continuità strategica attraverso il sistema delle alleanze (tratto imperiale), mantenere un ruolo di potere nelle relazioni con il Congresso (sistema di potere esso stesso), simulare di sostenere i valori del diritto internazionale (vedere ospedali bombardati, uccisioni di civili, uso della tortura, ecc.) e infine dimostrare che i civili e i miliari del Pentagono siano un esempio luminoso di servizio pubblico.
La decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sulla limitazione delle emissioni di CO2 rientra nella logica vista durante la riunione del vertice NATO e del G7 di Taormina: scontro con l’Unione Europea e affermazione di una politica nazionalistica. In comune con il precedente presidente repubblicano Bush, unilateralismo interventista e approccio bilaterale nelle relazioni, c’è la difesa degli interessi del complesso militare-industriale e quelli legati al mercato del petrolio. Tuttavia più del protezionismo evocato in campagna elettorale da Trump, limitato dai sistemi finanziari e industriali che sono internazionali, è la politica sovranista che ha incantato la popolazione americana (vittima degli effetti della globalizzazione finanziaria) che provoca la necessità di interventi mediatori di Mattis e del Segretario di Stato Rex Tllerson.
Quando a maggio il Presidente è volato in Arabia Saudita per incontrare il re Salman bin Abd al-Aziz Al Saud e i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo non ha siglato solo la base per un nuovo equilibrio geopolitico regionale, ma anche accordi per la vendita di armi e fra compagnie petrolifere. Nell’incontro i leader arabi di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno ribadito di essere pronti ad aperture verso Israele sul piano economico e commerciale, a patto che si registrino progressi sul fronte dei negoziati di pace israelo-palestinese: "Gli Usa e Israele, insieme agli alleati della regione, devono cominciare ad affrontare la minaccia del regime iraniano, che sta causando così tanta sofferenza nell'area" ha detto Trump mentre quello israeliano Netanyahu affermava che "l'aggressione iraniana ha ridotto le distanze tra Israele e il Mondo arabo. Le minacce comuni stanno trasformando i vecchi nemici in partner”. Il segretario Tillerson ha dovuto temperare gli entusiasmi sottolineando che l'ipotesi di colloqui diretti tra Netanyahu e Abbas, con la mediazione diretta del presidente Trump, è oggetto di negoziati futuri. Neanche un mese dopo c’è stato il violento attacco di Arabia Saudita, Emirati, Bahrein, Egitto e governo yemenita di Aden nei confronti del Qatar accusato di accogliere “diversi gruppi terroristici per destabilizzare la regione come la confraternita dei Fratelli musulmani, Daesh e Al-Qaida" e sostenere “i gruppi terroristici appoggiati dall'Iran nella provincia di Qatif (est dell'Arabia Saudita)", dove si concentra la minoranza sciita, ma anche nel Bahrein, teatro di disordini fomentati dalla maggioranza sciita del Paese, governato però da un gruppo sunnita”. In questi anni vi sono state varie inchieste che hanno accertato che la fonte dei finanziamenti dei jihadisti islamici, che operano anche all’estero, è più ampia e coinvolge anche l’Arabia Saudita http://www.newsweek.com/2014/11/14/how-does-isis-fund-its-reign-terror-282607.html
In particolare spicca quella inglese che non si può pubblicare perché l’Inghilterra (ma non solo) le vende armi per miliardi di dollari https://www.theguardian.com/uk-news/2017/may/31/sensitive-uk-terror-funding-inquiry-findings-may-never-be-published-saudi-arabia . A fianco del Qatar, oltre che alla Turchia (sta costruendo una base militare nell’emirato che a sua volta ha investito 19 miliardi di dollari in Turchia) e la Russia, si sono schierate la Germania (ha incoraggiato la Turchia su questo aspetto)e l’Iran. Tillerson in questi giorni ha invitato tutti i paesi interessati ad “abbassare la retorica” delle loro dichiarazioni per poter facilitare i tentativi di mediazione: “Gli Stati Uniti sostengono gli sforzi di mediazione avviati dal Kuwait. Crediamo che i nostri alleati e partner siano più forti quando lavorano insieme verso un obiettivo su cui ci troviamo tutti d’accordo: fermare il terrorismo e contrastare l'estremismo” https://www.thecipherbrief.com/column/fine-print/us-fails-unscramble-mixed-messages-qatar-saudi-dispute-1091 . Tuttavia già dopo lo sviluppo della crisi, mentre Trump assicurava il suo sostegno ai sauditi condannando il Qatar, il portavoce del Pentagono Adrian Rankine Galloway diceva “Non abbiamo piani per cambiare la nostra posizione in Qatar” e quindi continuava a svolgere missioni a sostegno delle operazioni in Iraq, Siria e Afghanistan dato che gli USA hanno in Qatar vi è la più grande presenza militare nelle basi di Al-Udeid e la minuscola As-Sayliyah. Per nulla preoccupato si era mostrata la Boeing che aveva in sospeso un accordo per la vendita di 72 caccia F15 per un valore di 12 miliardi di dollari. Tant’è a giugno il segretario Mattis e il ministro della Difesa del Qatar hanno siglato l’accordo.

Edward Said scrisse che c’era una chiara continuità imperialista che dal tempo degli ottomani è proseguita con gli inglesi e i francesi, e poi, in seguito alla seconda guerra mondiale, con gli Stati Uniti e Israele. Agli USA interessa davvero sostenere l’asse Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Israele piuttosto che Qatar e Turchia? O piuttosto compromettere quello fra Siria, Iran e Russia? La Siria non solo è diventata terreno per prove di guerra fra Stati Uniti ed Iran, ma anche di attacchi di Israele presso le alture del Golan in funzione anti Iran e Hezbollah. Trump minaccia ulteriori interventi in Siria, oltre quello operato con i missili Tomahawk, accusandola di essere la principale responsabile delle violazioni dei diritti umani nel paese attraverso l’uso di armi chimiche, ma è il Washington Post a denunciare che le forze americane sembrano utilizzare il fosforo bianco nelle aree popolate in Iraq e Siria. https://www.washingtonpost.com/news/checkpoint/wp/2017/06/09/u-s-led-forces-appear-to-be-using-white-phosphorous-in-populated-areas-in-iraq-and-syria/
E’ notizia di questi giorni che il presidente del Comitato per le Relazioni Esterne del Senato degli Stati Uniti, senatore Bob Corker, ha inviato una lettera al segretario di Stato americano Rex Tillerson per bloccare le vendite di armi statunitensi all'Arabia Saudita e ad altri membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) fino a quando venisse risolta la crisi diplomatica con il Qatar. Precedentemente il senatore repubblicano Rand Paul si era mostrato contrario alla vendita di armi ai sauditi perché le avrebbero usate anche in Yemen, dove Riad, nonostante il suo armamento, non riesce a imporsi nella guerra contro i ribelli Houthi e dove stanno morendo migliaia di civili. http://www.politico.com/story/2017/05/23/rand-paul-saudi-arabia-arms-sales-238730 . "La lettera di Corker è stata un colpo per la Casa Bianca e un chiaro segnale di frustrazione per il modo con cui il presidente e il suo team stanno affrontato la crisi del Golfo", ha dichiarato Kristian Ulrichson, esperto del Golfo dell'Istituto Baker dell'Università Rice. " http://www.dw.com/en/top-us-senator-to-block-arms-sales-to-gulf-states-over-qatar-crisis/a-39429522
I veri obiettivi delle accuse che l'amministrazione Trump continua a sostenere nei confronti del governo siriano sono Russia e Iran. Lo ha chiarito non solo l’ambasciatrice di Washington all'ONU Nikki Haley: "L'obiettivo a questo punto non è solo inviare un messaggio a Assad ma inviare un messaggio a Russia e all'Iran". John Bolton dell'American Enterprise Institute puntualizza: la vera ragione di questo aumento della tensione è la sconfitta ormai prossima dello Stato Islamico che lascia ampie porzioni della Siria e dell'Iraq occidentale aperte al confronto diretto tra i principali attori regionali. Gli Usa rischiano di fronteggiare con isteria una situazione complicata, a causa dell'assenza di una pianificazione strategica in merito al Medio Oriente post-Stato islamico. Bisogna operare per respingere i progressi russi e iraniani sul campo cominciando con l'Iran, e rafforzare la coalizione a guida Usa per garantire che gli interessi degli Stati Uniti abbiano la meglio dopo la sconfitta dell'Isis su quelli di Russia e Iran. Riad non accetterà "un governo iracheno controllato dagli sciiti e uno siriano del regime alawita. Riportare i governi a Baghdad e Damasco ai loro vincoli post-Prima guerra mondiale sarebbe di per sé una garanzia di sostegno al terrorismo e futuri conflitti", e per quanto riguarda la Russia occorre "ridimensionarne la rinnovata presenza e influenza nel Medio Oriente" . https://www.wsj.com/articles/america-needs-a-post-isis-strategy-1498688109

2. CLIMA – PETROLIO –ARMI

La crisi diplomatica che ha portato all’isolamento del Qatar si ripercuote anche in Libia dove l’instabilità politica dovuta a conflitti interni, terrorismo, pirateria, traffico di droga e esseri umani, permette, secondo Mustafa Sanallah, presidente della National Oil Corporation libica, che “uno dei diversi gruppi che si proclamano il legittimo governo della Libia stanno sfruttando la disputa come pretesto per assumere il controllo delle esportazioni di petrolio e gas naturale nazional”. Il problema è appunto che “due soggetti rivendicano la leadership nazionale; uno ha sede a Tripoli, ed è sostenuto dai governi occidentali , da Turchia e Qatar; l’altro è a Tobruk, ed è appoggiato da Arabia Saudita, Egitto e Russia”. Bisogna quindi mettere in sicurezza il settore petrolifero libico dalle rivalità interne e internazionali. Come si può leggere nell’articolo “Troppi poteri nel mercato del petrolio” apparso su Limes di febbraio si fa riferimento non solo ai protagonisti tradizionali del mercato del greggio che sono in fase di trasformazione, in cui l’Arabia Saudita ha perso il rango di swing producer, ma al ruolo di Wall Street con i suoi algoritmi e alla partita dello shale nordamericano. In particolare la Exxon , dichiarata “troppo grande per fallire”, ha accumulato nel passato performance piuttosto negative, tra cui quella di aver "barato" sulle riserve dichiarate, come dimostrato in una inchiesta della Sec http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-09-21/la-sec-mette-mano-rischio-climatico-indagando-exxon-215517.shtml?uuid=ADGxXnOB Pertanto Exxon sta usufruendo “della generosità finanziaria che Wall Street concede alle compagnie che trattano petrolio e gas, ancora sotto l’effetto Trump. Così ha potuto rientrare alla grande nel settore dello shale da cui, avendo fatto investimenti sbagliati, si era allontanata”. Sempre secondo l’articolo di Limes in questa fase chi tiene la piazza, con la ripresa artificiale dovuta alle quotazioni al rialzo dei prezzi al barile in una fascia di sicurezza che solo una crisi geopolitica potrebbe smantellare, è l’algoritmo: far crescere il prezzo dello shale. http://www.limesonline.com/cartaceo/troppi-poteri-nel-mercato-del-petrolio?prv=true Non è un caso che nel corso della visita di Trump a Riyad non si siano firmati solo contratti per le armi: Aramco, la grande compagnia petrolifera saudita che sta per essere privatizzata, ha firmato 16 accordi con 11 società USA fra cui la Exxon e General Electric dal valore di 50 miliardi di dollari http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-05-21/accordi-plurimiliardari-trump-riad-081035.shtml?uuid=AE1qUNQB

Il sito della rivista Scientific American riporta che nel 2015 una indagine sulla Exxon dimostrava come la compagnia petrolifera fosse a conoscenza già nel 1977 del cambiamento climatico, ma che ha speso milioni per promuovere una disinformazione su di esso rifiutarsi di riconoscerlo pubblicamente. https://www.scientificamerican.com/article/exxon-knew-about-climate-change-almost-40-years-ago/
Sul fronte climatico Scott Pritt, capo dell’Agenzia statunitense di protezione ambientale e negazionista climatico https://www.scientificamerican.com/article/epa-chief-pruitt-refuses-to-link-co2-and-global-warming/ ha deciso di non rinnovare il contratto di 9 consulenti scientifici su 18 per sostituirli con rappresentanti delle industrie interessate. Questa operazione di lobby va contro tutto il lavoro che in questi anni si è fatto sui temi come l’inquinamento dell’acqua, sicurezza chimica (si era vietato un pesticida dannoso per i bambini e lavoratori agricoli) e cambiamento climatico. https://www.theguardian.com/us-news/2017/may/08/epa-board-scientific-scott-pruitt-climate-change

In un articolo del Washington Post si afferma che gli Stati Uniti si apprestano a divenire esportatori netti di petrolio, gas e altre risorse naturali. L'amministrazione "spianerà la strada verso il dominio energetico Usa" attraverso l'esportazione di petrolio, carbone e gas naturale, la promozione del nucleare e anche le rinnovabili”, ha dichiarato il segretario dell'Energia Usa, Rick Perry. L'energia è stata anche al centro dell'incontro di giugno tra Trump e il premier indiano Narendra Modi, nonostante le controversie sugli scambi, immigrazione e politiche sul cambiamento climatico, in visita a Washington. Le discussioni tra i due leader hanno riguardato l'esportazione di gas naturale Usa. https://www.usatoday.com/story/news/2017/06/26/president-trump-meets-india-prime-minister-modi/428205001/ . Le risorse energetiche sono state protagoniste anche di un incontro del presidente con governatori e leader delle tribù native americane. Fa parte della "Settimana dell'Energia" intesa a mettere a punto il concetto di “dominanza energetica" che vuole rendere la nazione più indipendente energeticamente e allo stesso tempo aprirsi ai mercati per esportarla. Ai nativi americani Trump ha detto che le loro terre sono ricche e che la loro utilizzazione può servire a costruire nuove scuole, strade, creare posti di lavoro. Se il problema è stato la libertà di usarla, con l’amministrazione Trump si cambia. La soluzione parrebbe quella di elaborare una strategia per come ricavare energia all'interno della terra proteggendo l'ambiente e i reperti archeologici, favorendo i rapporti tra governi federali e indiani nativi americani http://www.pechanga.net/content/blm-considers-offering-utah’s-recapture-canyon-—-rich-american-indian-artifacts-—-oil-and-ga e potrebbe essere che le parcelle che coprono gli ettari siano date in leasing alle società energetiche di gas e petrolio interessate. La data ultima per le valutazioni è prevista per il 27 luglio 2017 https://eplanning.blm.gov/epl-front-office/eplanning/planAndProjectSite.do?methodName=dispatchToPatternPage¤tPageId=122745 Lo scorso aprile Trump ha firmato un'ordinanza che espande le trivellazioni petrolifere nell'Artide e nell'Oceano Atlantico revocando una serie di restrizioni imposte dal suo predecessore, Barack Obama. Il presidente Usa si è anche impegnato a rilanciare l'industria nazionale del carbone, principale bersaglio delle politiche del suo predecessore tese a ridurre le emissioni di anidride carbonica. https://www.washingtonpost.com/business/trump-pushes-energy-week-and-goal-of-exporting-resources/2017/06/26/8990d016-5ad4-11e7-aa69-3964a7d55207_story.html?utm_term=.3f1d1c53b3d1

Oltre il petrolio. In un comunicato del dipartimento di Stato USA del 20 maggio 2017 si legge che “oggi, in una significativa espansione dei rapporti sulla sicurezza che dura da più di sette decenni fra Stati Uniti e Arabia saudita, il Presidente e il segretario Tillerson hanno partecipato a una cerimonia per la firma di quasi 110 miliardi di dollari a sostegno delle esigenze di difesa dell’Arabia Saudita. Le vendite previste rientrano in gran parte in cinque categorie: sicurezza delle frontiere e controterrorismo, sicurezza marittima e costiera, modernizzazione delle forze aeree, difesa aerea e missilistica, aggiornamenti per la sicurezza della rete e comunicazioni. Il 21 maggio sui siti di Boeing, Lockheed Martin e Raytheon si leggono annunci di partnership strategiche. https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-06-27/trump-s-15-corporate-rate-debated-during-tax-meetings-official

3. BUDGET MILITARE 2018

A maggio il presidente Trump ha inviato al Congresso una proposta di bilancio per la difesa pari a 639,1 miliardi di dollari, 574,5 per il bilancio di base e 64,6 per le operazioni oltremare. Questa richiesta supera di 52 miliardi il bilancio previsto dal Budget and Control del 2011 ma viene ritenuta obbligata dal fatto che il mondo è diventato più pericoloso mentre le forze militari e l’addestramento sono diminuiti, la modernizzazione e la manutenzione continuamente rinviati e conseguentemente disgregata la capacità di prontezza alla guerra. Sono richiesti per l’US Army 166 miliardi - US Navy 180 compresi i Marines - Air Force 183 di cui dei 25,4 miliardi che vanno alla ricerca-sviluppo-test e valutazioni 2 vanno al nuovo bombardiere B-21 - Difesa missilistica 9,9 - Deterrenza nucleare 13,9 e Cyber 8. Si chiede anche un altro ciclo di chiusura di basi militari per risparmiare 2 miliardi di dollari l’anno al 2021. La portata storica di questo budget fa il paio con il taglio proposto alla spesa dello Stato federale: 3.600 miliardi di dollari in dieci anni per giungere al pareggio di bilancio. Ciò significa stravolgere il sistema di assistenza pubblici, tagliare i fondi destinati al sostegno internazionale allo sviluppo ma non agli alleati strategici come Israele ed Egitto. Il segretario alla difesa Mattis ha ribadito che la Corea del Nord continua le sue provocazioni nonostante le censure e sanzioni delle Nazioni Unite, mentre l’Iran rimane la più grande sfida a lungo termine per la stabilità del Medio Oriente, ed ha elencato cinque priorità affinché il bilancio sia approvato: migliorare la disponibilità di combattenti, aumentare la letalità delle capacità militari, riformare il procurement militare, aiutare le famiglie dei militari e sostegno alle missioni estere. Tuttavia il senatore repubblicano Ron Paul ha invece affermato che le spese militari sono aumentate negli ultimi anni e ha poi denunciato la propaganda allarmistica operata dal complesso miliare-industriale, ed è propaganda affermare che si raggiungerà l’equilibrio di bilancio in dieci anni. http://comptroller.defense.gov/Portals/45/Documents/defbudget/fy2018/fy2018_Budget_Request_Overview_Book.pdf

Gli investimenti principali che servono per la modernizzazione dei sistemi d’arma e per mantenere un vantaggio tecnologico riguardano: sistemi spaziali (9.8 miliardi); sistemi navali (30.4); Ricerca e sviluppo – scienza e tecnologia (13.2); attività di supporto alle missioni (59.9); aeronautica e sistemi aeromobili (49.9); sistemi di comando, controllo, comunicazione, computer e intelligence (8.6); sistemi terrestri (11.2); programmi difesa missilistica (9.2); missili e munizioni (16.4). I programmi più importanti sono: RQ-4 Global Hawk/ MQ-4C UAV Triton/NATO AGS; caccia F-35; elicottero Apache, elicottero Black Hawk; aereo Poseidon; bombardieri Long Range Strike (trasporto nucleare); tanker KC-46A; sistema Warfighter Information Network-Tactical; veicolo Joint Light Tactical; carro armato Abrams; veicolo potenziato anti NBCR; difesa antimissile: sistema di combattimento integrato per unità navali AEGIS; sistema missilistico anti-balistico a terra Midcourse Ground; sistema Patriot PAC-3 e missile PAC-3/MSE utilizzati nei confronti di missili tattici balistici dotati di testate nucleari, chimiche, radiologiche, nucleari e convenzionali; munizioni JDAM, B-61 (aggiornamenti, nucleare); missili: Helfire; trident (nucleare); Long Range Stand-Off (nucleare), navi: CVN 78 Geral R. Ford (propulsione nucleare); sottomarini attacco nucleare: SSN 774 Class Virginia e Columbia Class; programma manutenzione Refueling Complex Overhaul per portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare (sostituzione e rifornimento di combustibile nucleare); programmi satellitari: veicoli di lancio spaziali Evolved Expendable Launch Vehicle; sistema GPS; Space-Based Infrared System per la difesa missilistica; costellazione di satelliti con stazioni di terra Advaed Extremely High Frequency.

3.1 F-35 e ITALIA

Il budget richiesto da Trump e Mattis per il 2018 prevede l’acquisto di 70 caccia F-35 e una spesa di 10,8 miliardi. A pag. 31, nel capitolo nuclear modernization, viene prevista la certificazione operativa per la variante strike nucleare dell’F-35A (F-35DCA – dual cappable aircraft) nel 2025. In un report rilasciato da POGO (Project On Government Oversight) si rammenta che la fase di progettazione del velivolo non è conclusa e, ancora di più, è critica la fase dei test operativi, per cui non si può determinare che l’F-35 sia in grado di operare come previsto. Anzi, è probabile che l’intero programma continui a fallire i test e finire sotto la scure dell’eliminazione come previsto dalla legge, Titolo 10 USC sezione 2306b https://www.law.cornell.edu/uscode/text/10/2306b Assunta la realtà dello stato del programma, il Congresso dovrebbe aspettare la risoluzione dei problemi prima di acquistarne dei nuovi. http://www.pogo.org/straus/issues/weapons/2017/pogo-statement-f-35-economic-order-quantity-legislative-proposal.html

Il potere del complesso militare-industriale è però talmente forte che il velivolo è stato dichiarato necessario per la sicurezza nazionale e infatti continua ad essere lautamente finanziato. Come riporta Bloomberg il 28 giugno, sono stati appena aggiudicati 257 milioni di dollari anche se l’aereo e le sue parti non sono affidabili, si chiede più tempo per ripararli, e i fornitori delle parti riparate non riescono a tenere il passo con l’aumento della produzione. La disponibilità di pezzi di ricambio per i 203 F-35 già assegnati alle basi sta peggiorando influenzando il numero dei voli e la formazione dei piloti. https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-06-28/f-35-unreliability-risks-strain-on-pentagon-budget-tester-says-j4gpnpbg Inoltre non sono per nulla chiari i costi del velivolo forniti da Lockheed Martin e dal Joint Program Office: come più volte rilevato il trucco consiste nell’includere o meno nei costi unitari quello del motore (circa 23 mln). Ovviamente si gioca con il fatto che i motori sono finanziati attraverso contratti separati con Pratt & Whitney". Secondo il rapporto FY2018 del Pentagono il costo di un F-35 è in media 154,8 mln di dollari, al quale bisognerebbe aggiungere però le spese dei sistemi, motore, componenti e rimontaggio post-consegna, aggiornamenti e correzioni che potrebbero alzare la cifra a ~206.
Il Department of the Navy, Divisione contratti Navair Joint Strike Fighter, a Maggio ha emesso un documento in cui si autorizzano le forniture e prestazioni per i lotti dal 12 al 14 da completare nel dicembre 2020. Alcune voci relative all’identità della nazione sono ste oscurate, ma per quanto riguarda l’Italia la produzione è così suddivisa: 2 F-35A + 1 F-35B lotto 12 inizio ottobre 2017 - 2 F-35A + 3 F-35B lotto 13 inizio ottobre 2018 - 4 F-35A + 5F-35B lotto 14 inizio ottobre 2019. Per ogni lotto si fa riferimento allo stabilimento FACO di Cameri per quanto riguarda i velivoli italiani e olandesi. https://www.fbo.gov/utils/view?id=1db00afd1e5f1cd92247afc8013214d1

4. NUCLEARE

Il bilancio proposto dalla Casa Bianca propone incrementi per programmi di ricerca e sviluppo di armi e sostituzione o aggiornamento di elementi della triade nucleare. Questo è quanto è stato chiesto da Frank Klitz, vice della National Nuclear Security Administration (NNSA) e Rob Soofer, vice segretario per la politica di difesa nucleare e missilistica. Klotz ha dichiarato che la richiesta di spesa NNSA è di 13,9 miliardi, la metà del bilancio del Dipartimento per l’energia, quasi 1 miliardo in più rispetto al 2017: “Questo permetterà di affrontare la ricapitalizzazione di progetti per infrastrutture come l’impianto di trasformazione dell’uranio nel Tennessee”. Lo stanziamento maggiore riguarda le armi, 10,2 miliardi con incremento del 10,8% rispetto al 2017. Ci sarà poi bisogno di riparare e sostituire infrastrutture di laboratori e impianti di produzione e favorire l’area scientifica e ingegneristica. Soofer ha sostenuto che la strategia, forze e postura (spiegamento operativo) devono essere flessibili per mantenere la stabilità e adattarsi ai cambiamenti tecnologici e geopolitici. Poi fa riferimento alle azioni aggressive della Russia verso i suoi vicini e alla sua modernizzazione di una forza nucleare non strategica, al desiderio della Cina di dominare l’area Asia-Pacifico, e alla Corea del Nord noncurante degli ammonimenti internazionali per promuovere la sua capacità nucleare. Il Dipartimento della Difesa entro la fine dell’anno dovrebbe completare lo studio del fabbisogno nucleare prevedendo una spesa che va dai 230-290 miliardi di dollari in più di due decenni. Per rimpolpare il nucleare vi saranno tagli all’Agenzia per la protezione ambientale di 2,7 miliardi (-31,6%,) e al Dipartimento salute e servizi umani, che integra diverse agenzie come il Centro per il controllo e la prevenzione di malattie, con tagli che arrivano a 12,7 miliardi di dollari (-16,2%). Del totale quasi la metà va a scapito delle risorse del National Institutes of Healt, il programma che finanzia gran parte della ricerca medica negli USA. La NASA subirà un taglio dello 0,8% e dovrà eliminare il suo Sistema di monitoraggio del carbonio, cioè quelle ricerche per il monitoraggio delle emissioni di anidride carbonica. Il Dipartimento dell’Energia (DOE) dovrebbe subire un taglio del 18% tranne che sul nucleare perché vi sarà un aumento del 11,4% per la National Nucleare Security Administration che si occupa delle armi e dell’energia nucleare. Tutto questo a discapito della ricerca energetica e l’assistenza a chi vuole migliorare la propria efficienza energetica. http://www.agenziaefficienzaenergetica.it/area-riservata/rassegna-stampa-enea/rassegna-stampa-archivio/maggio-2017/Rassegna%20stampa%20del%2026_05_2017.pdf

Il 31 maggio Adam Smith, alto rappresentante della Commissione per i servizi armati, ha messo un comunicato in cui si denuncia che "Il bilancio del Presidente Trump non ci fornisce un piano realistico per modernizzare l'arsenale delle armi nucleari statunitensi. Invece, continuerebbe a versare dollari dei contribuenti in uno sforzo inutile e impraticabile di 1,2 miliardi di dollari per migliorare e sostenere oltre 4.000 armi nucleari.…Molte di queste richieste dovrebbero essere ritardate finché l'amministrazione non completa una revisione della postura nucleare per determinare quanti e quali tipi di armi nucleari ci servono. Con oltre 4.000 armi nucleari, abbastanza per distruggere il mondo diverse volte, è tempo di dare priorità a ciò che abbiamo bisogno per mantenere il paese sicuro e liberare i finanziamenti per programmi di difesa più essenziali, piuttosto che alimentare una razza pericolosa di armi nucleari…” http://democrats-armedservices.house.gov/2017/5/smith-statement-on-nuclear-weapons-spending-in-trump-budget
In questi giorni di luglio alle Nazioni Unite si sta discutendo la bozza del Trattato per il bando delle armi nucleari proposta da più organizzazioni internazionali per il disarmo nucleare. Il Trattato vuole rendere illegale sviluppare, produrre, utilizzare o sperimentare armi nucleari. E’ sostenuto dalla maggioranza dei governi mondiali, ma ha il parere contrario degli Stati che dispongono di armi nucleari e da alcuni dei loro alleati. http://www.icanw.org/ Naturalmente i negoziati multilaterali per un trattato di divieto nucleare porterà a discussioni sul ruolo delle armi nucleari nella NATO. I paesi membri non nucleari della NATO dovrebbero allora aiutare a denuclearizzare l'organizzazione o almeno a chiedere il ritiro delle armi nucleari presenti sul proprio territorio (esempio l’Italia) https://www.icrc.org/en/download/file/24537/irc97_6.pdf

5. NATO e ITALIA

Il problema non è che Trump ha dichiarato la NATO obsoleta, il problema è che l’ha rafforzata. A maggio nel nuovo quartier generale di Brussels costato 1,2 miliardi di dollari, il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha ottenuto l’impegno da parte dei paesi alleati di presentare piani articolati per incrementare le proprie spese militari. I piani saranno presentati entro dicembre e verranno esaminati annualmente con l’obiettivo di raggiungere il 2% del Pil (non obbligatorio). Altri temi discussi durante il vertice sono stati la lotta al terrorismo, la creazione di una nuova cellula per la condivisione delle attività di intelligence e la nomina di un coordinatore delle attività antiterrorismo. Inoltre viene incrementata la presenza in Afghanistan. Durante la conferenza Stoltenberg ha fatto più riferimenti: “I nostri aerei di sorveglianza AWACS contribuiranno a migliorare la gestione dello spazio aereo per la coalizione contro il terrorismo…Si sta lavorando affinchè l’hub Joint Force Command di Napoli sia operativo…Il rapporto della NATO con la Russia è stato un altro argomento di discussione. Oggi abbiamo ribadito il nostro approccio a doppio binario: difesa forte, combinata con un dialogo significativo…Apertura all’ingressi del Montenegro…Conferma dell'impegno degli Stati Uniti per la sicurezza collettiva attraverso l'articolo 5 non solo a parole ma anche nei fatti. http://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_144098.htm
Jeffrey Rathke del Centro per gli studi strategici e internazionali ha scritto che è “importante ricordare perchè gli Stati Uniti hanno creato la NATO” e cioè non solo per mantenere sicuri l’Europa ma anche gli Stati Uniti. L’analista continua affermando che la Russia rappresenta una crescente minaccia verso entrambi ma la convenienza a sostenere la NATO è indispensabile per gli USA: se è vero che devono monitorare i sottomarini nucleari russi nel nord Europa, una loro componente importante della difesa aerea è nel comando integrato della NATO oltre al fatto che la componente terrestre della NATO è indispensabile contro le mosse di Mosca sul fianco orientale. Dunque la NATO “è un mezzo per proteggere e avanzare gli interessi statunitensi. Il discorso statunitense sull’alleanza transatlantica deve tornare al punto fondamentale: la NATO è noi”. https://www.csis.org/analysis/americas-nato-problem-weve-forgotten-why-were-member
In realtà l’Europa attraverso la NATO è di fatto diventata un'area, anche economica, che nel tempo ha assicurato il dominio americano nel mondo.
A giugno i ministri della Difesa della Nato si sono riuniti a Bruxelles in cui si è parlato del “Nuclear Planning Group” (NPG), una consultazione focalizzata sulla postura di deterrenza nucleare della NATO. La posizione dei paesi NATO sul Trattato contro le armi nucleari è scettica se non apertamente contraria. Secondo Michael Rühle, Capo della Sezione sicurezza energetica nella Divisione emergenti sfide alla sicurezza della NATO, almeno due punti fondamentali dell'obiettivo del Trattato devono essere rigettati: non si può abolire il trattato di non proliferazione nucleare (NPT) perché il disarmo è lento, e poiché i trattati non possono creare obblighi per terzi a meno che non si sia concordi, il Trattato non sarà giuridicamente vincolante per coloro che non vogliono essere vincolati da esso. http://www.nato.int/docu/review/2017/Also-in-2017/nuclear-weapons-ban-treaty-scepticism-abolition/EN/index.htm

Si dovrebbe ammettere che le armi nucleari vengono ancora considerate un elemento cruciale nei rapporti di potere. In un periodo di instabilità, oggi che non esistono più due blocchi contrapposti, lo strumento nucleare rimane per chi ce l’ha una garanzia della sopravvivenza del proprio ordine economico e sociale.Pertanto in una situazione in cui si è creata una sinergia tra Pechino, Mosca e Teheran, quale contrappeso economico, militare e culturale rispetto agli Stati Uniti, la proposta di un disarmo nucleare radicale deve abbattere muri di acciaio. Bisogna vedere non solo se Trump intende portare stabilità nel nascente nuovo ordine mondiale o guerra, caos e conflitto, ma anche se diritto internazionale e organismi sovranazionali continueranno ad essere delegittimati.

L‘incontro della NATO è servito anche per fare il punto riguardante l’ hub per il sud all'Allied Joint Force Command di Napoli “Sarà il punto focale per aumentare la nostra comprensione sulle sfide che provengono dal sud e diverrà pienamente operativo – ha annunciato Stoltenberg – entro la fine dell'anno". http://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/Riunione_dei_Ministri_della_Difesa_NATO.aspx
In quella occasione il ministro Pinotti ha dichiarato alla stampa che l'Italia ha aumentato la sua spesa militare qualificandola (più del 20 per cento degli investimenti italiani sono investimenti in sistemi e capacità) e che rimane un attore fondamentale in tutte le principali missioni della Nato. L’alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha invece presentato una relazione sui progressi nella cooperazione Ue-Nato soprattutto nella a cyber difesa. Si è poi convenuto sull’entrata nella NATO del Montenegro portando a 29 i membri ufficiali. Il ministro ha infine ha informato che avrà un bilaterale con il segretario alla Difesa Usa James Mattis l'11 luglio a Washington: “C'è una convergenza per quello che riguarda il ruolo dell'Italia”.
Nessuna sorpresa vista la storica subalternità dell’Italia indipendentemente dal partito del Presidente. Fabio Mini scrive su Limes che all’America non interessa una difesa comune europea forte, ma una Europa che si prenda carico di minacciare la Russia (così come, si potrebbe aggiungere, chiede alla Cina di minacciare la Corea del Nord). Anche l’esempio della “Sicilia come hub dell’intelligence a stelle e strisce”, di Piero Messina è significativo: “Lo scenario attuale è il residuo di un patto stipulato alla fine della seconda guerra mondiale. Ancora i vigore, ancora operativo con le antenne radar di Niscemi puntate su aree calde, oltre i confini mediorientali e nordafricani” Il sistema è stato innovato da un punto di vista tecnologico “per tenere in costante collegamento i centri logistici e gli oltre 18 mila terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk”, e utlizzato per “fornire alle truppe sul terreno tutte le moderne funzionalità della tecnologia cellulare, come ad esempio la condivisione di file multimediali. Un vantaggio tattico irrinunciabile nelle guerre di generazione digitale”. Tutti gli accordi bilaterali fra USA e Italia dipendono dall’adesione dell’Italia alla NATO. Anche il “TECHNICAL ARRANGEMENT BETWEEN THE MINISTRY OF DEFENSE OF THE ITALIAN REPUBLIC AND THE DEPARTMENT OF DEFENSE OF THE UNITED STATES OF AMERICA REGARDING THE INSTALLATIONS/ INFRASTRUCTURE IN USE BY THE U.S. FORCES IN SIGONELLA, ITALY” del 2006 in cui è inserita la stazione di trasmissione militare di Niscemi è una implementazione dei precedenti: 1. The North Atlantic Treaty, signed at Washington, D.0 on 04 April 1949 and specifically the provisions contemplated in Article 3; 2. Agreement Between the Member States to the North Atlantic Treaty on the Status of Forces, signed at London on 19 June 1951 (NATO SOFA); 3. Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) between the United States of America and Italy, signed on 20 October 1954; 4. Memorandum of Understanding Between the Ministry of Defense of the Republic of Italy and the Department of Defense of the United States of America concerning the use of Installations/Infrastructure by U S Forces in Italy (1995 U S -Italy MOU); 5. Technical Report by Bilateral Commission Tricarico-Preuher on Air Activity of the U S Armed Forces of 13 April 1999 https://www.state.gov/documents/organization/107265.pdf

6. EUROPA e ITALIA

Nel mese di giugno la Commissione europea ha imposto una accelerazione per il futuro dell’Europa della difesa dovuta al nuovo contesto politico: scontro politico-economico fra Trump e Germania, differenze e percezione di inaffidabilità degli Stati Uniti, terrorismo, immigrazione e guerra informatica. http://www.consilium.europa.eu/it/meetings/european-council/2017/06/22-23-euco-conclusions_pdf/
Per rassicurare l’Europa, il 1 giugno il gen. David W. Allvin, responsabile del Commando USEUCOM a Stoccarda, ha tenuto un briefing telefonico per rendere noto che gli USA hanno previsto nel bilancio 2018 un aumento di quasi 4,8 miliardi per migliorare la disponibilità delle loro forze e la capacità di deterrenza e difesa in Europa. Si tratta di un aumento di 1,4 miliardi rispetto al 2017 dovuto soprattutto all’aumentata aggressività della Russia dopo lo scontro in Ucraina e l’annessione della Crimea. Il comandante dell’esercito Eucom Curtis M. Scaparrotti ha sottolineato che questo aumento dei finanziamenti servono ad aumentare le capacità comuni per scoraggiare e difenderci dall’aggressione russa, a galvanizzare il sostegno statunitense alla difesa collettiva degli alleati NATO, e a rafforzare la sicurezza e la capacità dei partner. Assicura che il comando di guerra è pronto con beni, attrezzature ed esperienza per affrontare l’aggressione: capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione, difesa aerea e missilistica, attività di interoperabilità e di deterrenza. Intende inoltre coprire le missioni che comprendono quelle di polizia aerea: infrastrutture di aeroporti e posizionamento di aerei, sommergibili di guerra e rotazione per la presenza di navi, esercitazioni della NATO. https://www.defense.gov/News/Article/Article/1199828/2018-budget-request-for-european-reassurance-initiative-grows-to-47-billion/

L’Europa è di fatto diventata territorio di scontro militare fra USA e Russia. Ciò che inquieta è la distanza fra le dichiarazioni roboanti di alcuni rappresentanti europei o di paesi europei e la realtà: “L’Europa deve crescere e diventare indipendente. Per un lungo periodo nel dopoguerra siamo stati economicamente e politicamente dipendenti dagli Stati Uniti” (politico olandese e presidente dell'Eurogruppo), l’Europa deve crescere e affrancarsi dagli USA di Trump "prendere il proprio destino nelle sue mani" (cancelliera Angela Merkel).

Una serie di statistiche pubblicate dal Consiglio europeo hanno rilevato che i paesi europei spendono per la difesa metà del budget USA (227 miliardi contro 545, la Cina ha aumentato il suo sforzo militare del 150 per cento in dieci anni), che l’inefficienza è causata innanzitutto dai doppioni (20 diversi modelli di aerei da combattimento contro i 6 degli USA) e che il mancato coordinamento costa all’Unione tra i 25 e i 100 miliardi di euro all’anno. Da qui l’idea di aumentare gli investimenti nel settore e di renderli più efficienti. http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Government_expenditure_on_defence
E’ l’inizio di una rivoluzione per l’Unione fondata su valori pacifici: si comincia con l’utilizzare per la prima volta i fondi europei per finanziare la ricerca militare. Unica condizione, che vi partecipino diversi paesi europei e che i risultati siano messi in comune.

La UE sta cercando di diventare un potere militare operativo a livello globale con Germania e Francia al centro con l’aiuto della Banca europea che deve sostenere gli investimenti dei progetti. E’ da sottolineare che all’interno dell’Europa vi sono due posizioni che esercitano forti pressioni: la prima è appunto quella Francia e Germania, l’altra quella delle nazioni dell’Europa orientale come Polonia e Paesi Baltici che vedono nella Russia il nemico numero uno, e premono su di un ombrello a loro protezione appoggiati dagli USA. Rispetto alle relazioni da tenere con la Russia vi sono paesi come Grecia, Cipro, Ungheria, Bulgaria, Italia e Spagna che per motivi diversi ritengono necessario il dialogo. Dal comunicato “Un Fondo europeo per la difesa: 5,5 miliardi di EUR l'anno per stimolare le capacità di difesa dell'Europa” http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-1508_it.htm si evince che il Fondo si compone di due strumenti - ricerca e capacità - complementari ma con strutture legali e risorse diverse. Sul fronte ricerca, per il 2017 è previsto un budget di 25milioni di euro per poi raggiungere i 90milioni fino al 2020 e 1 miliardo l'anno dopo il 2020. Si stima che lo strumento finanziario che permetterà ai Paesi acquisti comuni di asset possa mobilitare circa 5 miliardi annui.
La finalità del fondo è chiara “contribuirà alla creazione di un'Unione europea che protegge e difende i suoi cittadini ed è complementare agli altri due fili conduttori: il piano di attuazione della strategia globale in materia di sicurezza e di difesa, che definisce un nuovo grado di ambizione per l'Unione e individua una serie di azioni finalizzate alla sua realizzazione, e l'attuazione della dichiarazione congiunta UE-NATO firmata dal Presidente del Consiglio europeo, dal Presidente della Commissione e dal Segretario generale della NATO”.

Durante il seminario multimediale di Madrid tenuto dal 27 al 29 giugno 2017 sulla Sicurezza e difesa nell'Europa meridionale e come migliorare la protezione dei confini meridionali dell'Unione europea, si è parlato anche del progetto per l’utilizzo delle società di sicurezza privata all'estero. http://www.europarl.europa.eu/spain/resource/static/files/PDF/programa_seguridad_y_defensa.pdf A maggio il Parlamento europeo aveva relazionato sulle aziende private che sono sempre più utilizzate dai Paesi europei per fornire servizi di sicurezza, e per far fronte alle missioni militari all'estero. Visto che gli ingaggi implicano responsabilità importanti, ultimamente le società coinvolte sono state oggetto di diversi scandali, la Commissione Affari esteri ha elaborato una serie di norme per impedire il ricorso a società di sicurezza private nel caso di azioni militari armate. Secondo le cifre del 2013 nell'UE esistono 40.000 società di sicurezza private che impiegano più di 1.5 milioni di persone http://www.europarl.europa.eu/news/en/headlines/security/20170502STO73010/private-security-firms-call-for-stricter-rules-and-ban-on-military-combat-tasks
La risoluzione che è stata approvata il 4 Luglio è tutta una serie di raccomandazioni e suggerimenti, non ancora uno strumento giuridicamente vincolante. Se ne aspetta uno internazionale. Con 530 voti a 147 e 19 astenuti, si suggerisce l'elaborazione di un elenco di appaltatori conformi alle norme UE sulla trasparenza, capacità finanziaria ed economica, licenze, verifica accurata del personale e adesione a un codice di condotta internazionale. Alle aziende private di sicurezza non dovrebbero essere assegnati compiti che implicano l'uso della forza o la partecipazione attiva alle ostilità. Si suggerisce di limitare i loro compiti al sostegno logistico e alla protezione degli edifici e delle infrastrutture. Si dovrebbero contrattare solo le imprese di sicurezza privata dell'UE per le attività di protezione all'estero. http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+TA+P8-TA-2017-0289+0+DOC+PDF+V0//IT

L’Italia da parte sua si dà un gran da fare per sentirsi grande. E’ impegnata in 31 missioni militari all’estero e aumenta le sue spese per la difesa. http://www.difesa.it/OperazioniMilitari/Pagine/OperazioniMilitari.aspx . Incapace di darsi una strategia è sempre a domandarsi “L’Italia è una media potenza?” http://www.leliolagorio.it/documenti/potenza.doc , come disse Lelio Lagorio, ministro della Difesa negli Anni Ottanta e poi Carlo Maria Santoro, studioso di geopolitica e analisi strategiche, professore di relazioni internazionali alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università' Statale di Milano e alla Bocconi. Sono passati decenni ma alla domanda del professore “Come si dovrebbe muovere, in un teatro complesso come l'"insieme" mediterraneo, una Media Potenza in fase di recupero dell'identità nazionale, che aspiri a mantenere la pace nell'area?”
l’Italia si è data una risposta: “Per operare in tale situazione geostrategica, lo strumento militare nazionale dovrà essere calibrato in modo da offrire le più ampie capacità d’intervento e garantire che l’Italia sia anche in grado di guidare eventuali operazioni multinazionali di gestione delle crisi e di ripristino della pace e della sicurezza internazionale”. Ma nel Libro Bianco, testo dove si trova la frase appena riportata, si cerca una strategia che sia frutto di un pensiero o di una cultura strategica italiana, non c’è traccia. L’unica strategia dell’Italia è quella del recepire la dottrina NATO, concedere agli USA tutto ciò che chiedono e l’ammissione che senza una Europa della difesa la nostra industria bellica rischia di impoverirsi. Sempre nel Libro Bianco della difesa il ministro Pinotti scrive che i nostri riferimenti ONU, NATO e Unione Europea “richiedono una risposta coordinata di tutte le capacità del nostro Paese e l’esigenza di avere efficaci strumenti d’azione, non ultimo un sistema della difesa moderno e capace”. Ecco allora che lo spirito di grandezza emerge nella sua veste più minacciosa: “La situazione odierna non consente di sottovalutare che il coinvolgimento diretto in talune delle crisi in atto o potenziali potrebbe diventare un impegno inevitabile. E’, dunque, necessario prevenire l’insorgere di tali situazioni e intervenire opportunamente, in caso d’insuccesso, per contenerle prima che le stesse divengano troppo grandi perché siano affrontate con limitati sacrifici”.

Senza una propria strategia l’Italia pensa di darsi un ruolo di media potenza attraverso l’aumento delle spese militari. Secondo l’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute l’Italia è prima nell’Europa occidentale per crescita di spese militari: si è speso in armi e soldati oltre 1,5% del Pil. I dati diffusi dall’istituto SIPRI mostrano un aumento di oltre il 10 per cento della spesa per le forze armate nel nostro paese nel 2016 rispetto al 2015, a fronte di aumenti del 3 per cento in Germania e dello 0,6/0,7 per cento in Francia e Gran Bretagna. Un incremento maggiore anche rispetto a Stati Uniti (+1,7 per cento), Russia (+5,9 per cento) e Cina (+5,4 per cento). Grazie ai fondi del MEF, extra bilancio, la Difesa avrà 10 miliardi da qui al 2032, con cui potrà finanziare importanti opere infrastrutturali e di rinnovamento. Il ministro Pinotti potrà completare il cosiddetto Pentagono italiano a Centocelle, a cui dovrebbe andare un miliardo di euro. Nella voce "attività industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni" si prevede per il Ministero della Difesa 5,3 miliardi di euro. In questo pacchetto rientrano, tra l'altro, i fondi per la nuova blindo pesante CENTAURO 2, per il veicolo ruotato da combattimento FRECCIA Seconda Brigata, per il completamento dell'acquisizione delle fregate FREMM e per nuovi programmi di procurement: 4 elicotteri Boeing CH-47 ER (Extended Range) per le forze speciali dell'Esercito alla quale dovrebbero andare circa 400 milioni di euro, e avvio del programma per il sistema missilistico di difesa aerea MBDA CAMM ER che rimpiazzerà i sistemi a base ASPIDE di Esercito ed Aeronautica.

L’agenzia ANSA ha riportato che per raggiungere l’obiettivo del 2% del Pil in spese per la Difesa come chiesto da Donald Trump, bisognerebbe spendere oltre 96 miliardi di dollari in più all’anno per i 22 paesi della Ue che fanno anche parte della Nato. Solo cinque stati (Usa, Grecia, Estonia, Polonia e Regno Unito) rispettano attualmente il target. La Romania ha promesso di raggiungerlo entro l’anno, Lettonia e Lituania entro il 2018. Secondo uno studio del think tank Bruegel, per la Germania, che in base alle stime pubblicate a luglio scorso dalla Nato attualmente impegna per la Difesa l’1,2% del suo Pil, equivarrebbe ad una spesa aggiuntiva di 30,28 mld di dollari, per l’Italia (all’1,1% del Pil nel 2016) l’aumento dovrebbe essere di 18,35 miliardi di dollari e per la Spagna (ora allo 0,9% del Pil) uno sforzo da quasi 16 miliardi.Il segretario generale, Jens Stoltenberg, ha reso noto durante la ministeriale che nel 2016 è stato registrato un aumento del 3,8% delle spese di europei (inclusi quindi Albania, Norvegia e Turchia) e Canada, “superiore alle attese”. L’impegno che si è preso è tornare entro il 2024 all’obiettivo del 2%.

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