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    L’Altamarea dell’indignazione

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SI preannuncia un disastro ambientale

Laos , l'ultima diga di Wolfensohn

2 aprile 2005 - Marina Forti
Fonte: www.ilmanifesto.it
1.04.05

il progetto Il consiglio di governo (board of governors) della Banca Mondiale aveva due punti all'ordine del giorno, ieri. Uno era nominare il presidente che succederà a James Wolfensohn, al termine del suo mandato in maggio: e la scelta del vicesegretario Usa alla difesa Paul Wolfowitz era scontata. L'altro punto era il finanziamento di una diga in Laos, progetto che si trascina da anni tra polemiche e revisioni di costi. Anche per la diga Nam Theun 2 la decisione sembra scontata: quando un dossier arriva al Board di solito ha già passato tutti gli esami, come faceva notare l'altro giorno il Financial Times (sottolineando la coincidenza delle due decisioni). Nam Theun 2 è l'opera più grande mai pianificata sugli affluenti del Mekong che scendono dai monti del Laos. Il sito della diga è sul fiume Nam Theun, una cinquantina di chilometri a monte di un'altra diga già funzionante sul medesimo fiume (la Theun-Hinboun). La nuova diga creerà un lago artificiale di 450 chilometri quadrati, ovvero allagherà un quarto del territorio del Nakai Plateau, altopiano abitato da minoranze etniche che vivono di pesca, agricoltura per il consumo locale e allevamento. L'acqua, deviata verso una centrale elettrica, defluirà in un altro affluente del Mekong, il Xe Bangfai. Il lago artificiale sommergerà 16 villaggi con relative terre coltivabili; 6.500 persone (tutti nativi, «laotiani della montagna») saranno costrette a sloggiare e altre 100mila persone a valle lungo i fiumi Nam Theun e Xe Bangfai risentiranno del progetto, che distruggerà la loro economia di pesca e agricoltura.

Tutto questo è stato analizzato ormai per esteso: Nam Theun 2 è un vecchio progetto. L'esportazione di energia elettrica è la maggiore fonte di valuta straniera per il governo del Laos, che negli anni '90 aveva fatto grandi progetti di dighe e quattro ne ha effettivamente costruite - Nam Theun 2 sarebbe la quinta. Nell'estate del 2003 però il maggiore investitore si è tirato indietro: Electricité de France, l'enel francese, ha valutato che i costi erano troppo alti e così pure il rischio. In quel momento il costo di Nam Theun 2 era stimato in 1,2 miliardi di dollari, tre volte il bilancio annuale dello stato in Laos (o l'intero suo Pil).

Per questo la Banca Mondiale è indispensabile: senza le sue garanzie, quella diga non si farà. E per questo organizzazioni ambientaliste, per i diritti umani, contro la corruzione o per il monitoraggio delle organizzazioni finanziarie internazionali hanno cercato di fare pressione sulla Banca. L'ultimo gesto è di un paio di settimane fa: in una lettera indirizzata a James Wolfensohn, i rappresentanti di 153 organizzazioni della società civile di 42 paesi chiedono che la Banca Mondiale neghi crediti e garanzie al progetto idroelettrico di Nam Theun 2 in Laos (vedi www.irn.org). «Questo progetto non soddisfa gli standard ambientali e sociali della Banca stessa, e non c'è nessun segno che l'impatto del progetto sulle comunità locali e sull'ambiente possano essere gestiti in modo positivo», esordisce la lettera: al contrario, «la storia negativa di altri progetti di dighe in Laos e l'incapacità del governo laotiano di gestire in modo trasparente i redditi e rispettare i diritti dei suoi cittadini indicano che i costi di Nam Theun 2 peseranno drammaticamente più dei suoi benefici». La lettera cita il «Country Economic Memorandum» per il Laos redatto nel dicembre scorso dalla Banca stessa, dove si parla di «debole governance», eufemismo per dire corruzione rampante e autoritarismo.

Elenca le «linee guida» della Banca Mondiale che saranno violate dal progetto che questa si appresta a finanziare. Quelle su risarcimenti e resettlement delle popolazioni, ad esempio: nessuno è stato consultato (sarebbe obbligatorio). Secondo i piani, agli sfollati saranno offerti piccoli appezzamenti da coltivare, su terra però «pesantemente liscivata e sterile». Nam Theun 2, conclude la lettera, è «un modello regressivo» per la Banca. Non aiuterà a «combattere la povertà» in Laos, ma creerà nuova miseria. Pessimo precedente, mentre la Banca si prepara ad aumentare i crediti per grandi progetti di infrastrutture.

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