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    Missione Amazzonia a São Luís con Peacelink

    L'articolo di Francesca Rana sulla missione di Peacelink in Amazzonia
    13 marzo 2014 - Francesca Rana
    Fonte: Nuovo Quotidiano di Puglia, 13 Marzo 2014

    dal reportage pig iron di giulio di meo

    Unirsi con network di attivisti internazionali e rafforzare una rete di resistenza e pressione contro multinazionali del ferro e dell'acciaio, come la Vale o come l'Ilva, tra di loro in affari.

    Lo scopo della “Missione Amazzonia”, di Peacelink, presentata ieri alla Liberia Gilgamesh di Taranto, è accendere un riflettore globale, abbandonando una dimensione territoriale e nazionale e perseguendo obiettivi comuni ad altre comunità vittime di disastri ambientali.

    Dal 6 al 9 maggio prossimi, in Brasile, si terrà il seminario conclusivo di una fase di approfondimento della campagna “Sui binari della giustizia”, lanciata anni fa insieme ai Missionari Comboniani, sui danni della ferrovia della Vale attraverso la quale si trasportano i minerali estratti nelle foreste amazzoniche abbattute.

    Rappresenteranno Peacelink, oltre oceano, a São Luís: Beatrice Ruscio, di Avezzano, e Daniela Patrucco, di La Spezia. «Le multinazionali - spiegava Alessandro Marescotti a nome di Peacelink - hanno condotte differenti a seconda delle zone. La Thyssen Krupp viene elogiata in Europa, contestata in Brasile. Ilva ha premi in Belgio sulla sostenibilità ambientale e non in Italia. Questi colossi agiscono in base alle reazioni della popolazione.

    Dobbiamo creare unità di intenti, sul tema della responsabilità sociale di impresa». Si pensa di investire 3000 euro e, quindi, sta partendo in contemporanea una raccolta di crowdfunding: ai donatori, di almeno 30 euro, sarà consegnato il dossier ed il materiale utile alla futura pubblicazione “Dalla Vale all'Ilva, come si inquina il pianeta”, integrata con il diario di viaggio nelle terre vittime di inquinamento e sfruttamento.

    «Il seminario - raccontava Beatrice Ruscio - farà il punto sulla ferrovia di Carajás, della Vale, negli ultimi 30 anni. Il minerale di ferro viene estratto nelle miniere, trasportato su treni senza protezioni e sicurezza a velocità sostenuta. Provocando crepe nei pozzi, inutilizzabili, rumori, e sgretolando le case. Nella deforestazione selvaggia, sono stati tagliati 22 mila km quadrati all'anno di alberi millenari.

    Compensando con l'eucalipto, australiano, irrorato con pesticidi potenti a danno delle coltivazioni. La Vale produce ghisa - ha continuato, entrando nei dettagli - fase più inquinante e distruttiva, in un Paese con manodopera a basso costo e leggi ambientali non vincolanti. Una tonnellata di ghisa si produce con una tonnellata di carbone. Irrealizzabile, secondo studi di epidemiologi, la convivenza tra esseri umani sani e industrie.

    Le patologie sono aumentate in 30, 40 anni. Nei quartieri brasiliani, si vede la stessa polvere dei parchi minerari dei Tamburi». La Vale, 25 anni fa, avrebbe fatto sfrattare le famiglie durante i lavori di ampliamento del porto di São Luís, costruendo fabbricati già a rischio crollo. E, accanto a questa realtà, le due volontarie si confronteranno nel dibattito “Il diritto alla salute nell'Industria Siderurgica”, illustrando il caso di Taranto e l'aumento delle malattie. Un filmato mostrerà gli abitanti di tre città industriali del pianeta ed una sarà Taranto.

    Filo conduttore saranno le “pessime prassi” nei Paesi dove la Vale fa affari. Interverranno: medici, mondo della scuola, sindacati, politici alle prese con un Governo vicino alle ragioni della Vale.

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