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Guatemala: torna l'incubo Rios Montt

Via libera della giustizia guatemalteca alla sua candidatura al Congresso in vista delle elezioni del prossimo Settembre

12 giugno 2007 - David Lifodi

"Le circostanze non lo rendono consigliabile": è bastata questa ambigua e poco trasparente comunicazione della Corte Suprema di Giustizia per accettare la candidatura al Congresso del dittatore Rios Montt in vista delle prossime elezioni di settembre in cui la popolazione sarà chiamata a scegliere anche il nuovo presidente dello Stato.
Che le prossime presidenziali in Guatemala prendessero una brutta piega si era già capito quando, tra i candidati a succedere a Oscar Berger, si era presentato il generale Otto Perez Molina per il Partido Patriota (coinvolto nei fatti sanguinosi degli anni '80 e che ha fatto tappezzare buona parte del paese con minacciosi murales in cui è scritto "Urge mano dura"), oltre a Rigoberta Menchù (Encuentro por Guatemala), Alvaro Colom per la Une (Unidad Nacional de la Esperanza) e Alejandro Giammattei per il Gana (Gran Alianza Nacional, l'attuale maggioranza di governo).
Il via libera alla candidatura di Montt getta però il Guatemala in un vero e proprio incubo e rappresenta una grande vittoria tutta l'estrema destra dopo che il generale già in occasione delle presidenziali del 1990, 1995 e 2003 aveva tentato di candidarsi, senza successo, grazie al dettato costituzionale che preclude tale carica a coloro che hanno raggiunto il potere per mezzo di un colpo di stato, proprio come aveva fatto il dittatore nel 1982 per andare illegalmente al potere.
La storia del "Pinochet guatemalteco" è legata soprattutto al biennio 1982-1983 quando, con il pretesto di combattere la guerriglia, il suo regime sterminò indigeni, campesinos e oppositori politici per un totale di circa duecentomila persone.
Denunciato per molteplici crimini contro l'umanità (sparizioni, sequestri, torture, terrorismo di stato), proprio come a Pinochet non è mai venuta meno l’arroganza e la voglia di provocare. "In Cile non si muove foglia senza che io non voglia" aveva dichiarato più volte il dittatore cileno, e una dichiarazione poco diversa per protervia e sprezzo della legge è arrivata da Montt appena ha ricevuto il via libera alla sua candidatura: "Celebrerò una festa a Plaza de la Costitución, nel centro della capitale", ha dichiarato facendosi inoltre beffa delle associazioni in difesa dei diritti umani.
Capolista del partito di ultradestra Frg (Frente Republicano Guatemalteco), non solo Montt avrà garantita l'immunità dai processi in corso contro di lui per tutta la prossima legislatura, ma avrà praticamente un posto assicurato al Congresso proprio in virtù di essere "cabeza di lista" della formazione politica che lo sostiene. Oltre al suo ruolo centrale nell'operazione "terra bruciata" che mise a ferro e a fuoco il paese a inizio anni ottanta e alla creazione delle feroci Pac (Patrullas de Autodefensa Civil), Montt e il suo Frente Republicano Guatemalteco sono ricordati dalla popolazione per il "giovedì nero" del 24 Luglio 2003, quando gruppi armati e incappucciati scatenarono per diversi giorni una vera e propria mattanza conclusasi con l'assassinio del giornalista Hector Ramirez e aggressioni ad altri reporter indipendenti, oltre che ad attivisti per i diritti umani, oppositori politici e semplici militanti di altri partiti, il tutto in seguito ad un'accurata strategia studiata dai dirigenti del Frg per gettare deliberatamente il paese nel caos. In realtà in quel caso Montt non riuscì ad impedire la vittoria elettorale di Oscar Berger (peraltro fedelissimo amico degli Stati Uniti e sostenitore del neoliberismo più sfrenato), ma il Frente Republicano Guatemalteco dimostrò comunque di poter mettere a ferro e fuoco il paese in qualsiasi momento.
L'opposizione alla candidatura di Montt è stata vasta, da Rigoberta Menchù alla Famdegua (Asociacion para la Justicia y la Reconciliacion y la de Familiares de Desaparecidos), mentre il Centro para la Acción Legal en Derechos Humanos intende indagare su eventuali pressioni a cui sarebbe stata sottoposta la Corte, oltre a definire la partecipazione del dittatore alle elezioni come "un danno irreparabile".
Contestazioni e critiche all'operato della giustizia guatemalteca (il Tribunale Supremo Elettorale già in primo grado aveva accettato la candidatura di Montt) sono arrivate anche dall'estero: centouno organizzazioni internazionali (tra cui la Federazione Internazionale per i Diritti Umani) hanno scritto una lettera aperta al presidente Berger invitandolo ad attivarsi per bocciarne la candidatura, mentre sono giunte al Tribunale Supremo Elettorale ottomila cartoline di protesta contro l'immunità di cui di fatto sembra godere il dittatore, il cui scopo, arrivato all'età di 81 anni, sembra però averlo raggiunto visto che difficilmente si potrà privarlo della sua poltrona al Congresso nella prossima legislatura 2008-2011. L'unica speranza proviene da una dichiarazione della ex-magistrata della Corte Suprema Yolanda Perez, secondo cui l'eventuale elezione di Rioss Montt come deputato non implicherebbe però l’arresto dei processi in corso.
Giova infine ricordare che su Montt pende anche un ordine di cattura internazionale con richiesta di estradizione emesso il 7 Luglio 2006 in Spagna, come sottolinea il Centro para la Acción Legal en Derechos Humanos, che si batterà fino alla fine perché sia cancellato dalle liste elettorali e incarcerato.

Note:

Articolo realizzato da David lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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