Giustizia per Berta, giustizia per i popoli
Durante la fase di dibattimento, il pubblico ministero ha presentato innumerevoli prove a carico dell’imputato. Verrà poi il turno della difesa e dell’accusa privata.
“Se c’è una cosa che risulta evidente in queste prime settimane del processo è che tutto conduce a David Castillo, a Desa[2] e a una serie di funzionari pubblici e di istituzioni finanziarie internazionali[3]. Tutti sono responsabili della violenza che hanno subito Berta, il Copinh e il popolo Lenca, in un ambiente di corruzione e d’impunità dilaganti”, racconta Víctor Fernández, direttore del pool di avvocati della “Causa Berta Cáceres”[4].
Dopo la condanna nel 2019 degli autori materiali del crimine a pene comprese tra i 30 e i 50 anni di carcere - tra di loro vi sono ex dirigenti e membri della sicurezza di Desa, ex militari e militari in servizio - il processo contro Castillo è la chiave per portare davanti alla giustizia chi ha armato la mano degli assassini.
Castillo: un intermediario del crimine
Fin dall'inizio del processo, la difesa ha cercato di dimostrare che il rapporto tra Castillo e Berta Cáceres era cordiale, quasi di amicizia. In questo modo vogliono convincere i giudici dell’assenza di un collegamento tra l’ex presidente di Desa ed ex ufficiale dell'intelligence militare honduregna e l'omicidio.
“Crediamo si tratti di una strategia adottata dalla struttura criminale che ha ordinato ed eseguito l’omicidio. Castillo si è mantenuto in contatto con la sua vittima per garantire il risultato finale, cioè la sua morte”, spiega Fernández.
L'avvocato ha ribadito che il movente dell'omicidio è da ricercare nella lotta di Berta Cáceres, del Copinh e di varie comunità Lenca contro il progetto Agua Zarca. Pertanto puntano il dito sui vertici di Desa e su altri attori istituzionali collusi con la ricca e potente famiglia Atala.
“David Castillo è un intermediario del crimine, che ha fatto da collegamento tra i mandanti dell’attacco a Berta e il gruppo di sicari. Stiamo insistendo affinché Castillo sia riconosciuto como coautore del crimine. Solo così potremo garantire una futura azione penale nei confronti dei veri autori intellettuali che, purtroppo, continuano a godere di assoluta impunità”.
Si è trattato di femminicidio
L'accusa privata ha anche introdotto un mezzo di prova che sviluppa l’ipotesi che Berta Cáceres sia stata vittima di femminicidio, in un contesto di denuncia e lotta contro un modello patriarcale, neoliberale, colonialista e razzista che esercita violenza sui corpi e sulle vite delle donne che difendono territori e beni comuni.
“Riteniamo si tratti di 'femminicidio territoriale' - ha spiegato Fernández - cioè di un attacco mortale a una donna protagonista della difesa del territorio, della natura, del suo corpo.
Rendere giustizia a Berta significa stabilire un precedente e gettare luce su tutti quei crimini commessi in nome di un modello economico estrattivista, che ha fatto della persecuzione, la criminalizzazione e l’omicidio la norma”.
Gli avvocati della ‘Causa Berta Cáceres’ si dicono fiduciosi di ottenere giustizia integrale per Berta e questo implica verità, riparazione e non ripetizione dei crimini fin qui commessi.
“Mentre si svolge il processo contro Castillo, ci sono gruppi di specialisti ed esperti impegnati a trovare, verificare e sistematizzare prove che possano inchiodare i mandanti del femminicidio di Berta alle loro responsabilità. Oltre ai vertici di Desa ci sono funzionari pubblici, banche, istituti finanziari internazionali che hanno continuato a sostenere il progetto Agua Zarca, nonostante sapessero ciò che stava accadendo. Ora dovranno affrontarne le conseguenze”, spiega Fernández.
“Andremo fino in fondo, affinché i carnefici, non solo di Berta ma di tutte quelle persone che sono state criminalizzate, perseguitate e uccise per difendere i territori e i beni comuni, comprendano che anche i popoli sanno fare giustizia”.
Note
[1] Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras, di cui Berta Cáceres era coordinatrice nazionale al momento di essere assassinata la notte del 2 marzo 2016
[2] Desarrollos Energéticos SA, società titolare della concessione per lo sfruttamento delle acque del fiume Gualcarque e promotrice del progetto idroelettrico Agua Zarca, contro il quale si sono battuti Berta Cáceres e il Copinh
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