Sala Penale conferma le sentenze contro gli assassini di Berta

A pochi giorni dal 2 dicembre, quando si commemoreranno 105 mesi dall'omicidio di Berta Cáceres, attivista sociale e ambientalista ferocemente assassinata nel marzo 2016, la Sala Penale della Corte Suprema dell'Honduras ha finalmente confermato le condanne emesse contro sette degli otto responsabili del crimine.
Tra il 2019 e il 2021, ex quadri dirigenti ed ex membri della sicurezza interna della società Desarrollos Energéticos SA (DESA) [1], nonché ex militari e militari in servizio attivo, sono stati condannati a pene tra i 30 e i 50 anni di carcere in quanto responsabili dell'omicidio di Cáceres e del tentato omicidio del sociologo messicano Gustavo Castro.
Condannato a 22 anni e 6 mesi anche David Castillo Mejía, ex presidente di DESA ed ex membro dell'intelligence delle forze armate honduregne.
Nonostante i difensori dei condannati avessero immediatamente presentato ricorso in cassazione, la Corte Suprema non si è mai espressa, suscitando la preoccupazione dei familiari dell'attivista indigena Lenca e dei loro avvocati, del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell'Honduras (Copinh) e di centinaia di organizzazioni solidali, nazionali e internazionali, che dal 2016 hanno seguito l'andamento dei processi.
I magistrati si pronunciano
L'annuncio in questi giorni della Sala Penale rappresenta quindi un ulteriore passo in avanti nel difficile cammino per la verità e la giustizia per Berta.
Secondo il comunicato diffuso dal Copinh, i giudici hanno confermato le condanne degli autori materiali dell'omicidio Douglas Bustillo, Mariano Díaz, Henry Hernández, Elvin Rápalo, Óscar Torres, Edison Duarte e del coautore David Castillo.
Per Sergio Rodríguez, ingegnere di DESA, la mancanza di unanimità tra i magistrati ha fatto sì che il caso venisse inviato alla plenaria della Corte Suprema. Per Castillo, invece, riconosciuto dai giudici come elemento di collegamento tra i mandanti e gli esecutori dell'omicidio di Cáceres, la Sala ha modificato le aggravanti, il che porterà sicuramente a una riduzione della pena. Da qui il sospetto, o meglio, la certezza, che il sistema giudiziario honduregno continui ad essere permeabile alle pressioni esterne.
La giustizia al servizio del potere
Sebbene questa decisione confermi l'esistenza di una struttura criminale responsabile dell'omicidio di Berta Cáceres, il Copinh continua a esigere verità e giustizia piena per l'attivista. Il fatto, inoltre, che i membri della potente famiglia Atala, identificati dall'organizzazione indigena come i principali mandanti dell'assassinio, continuino a rimanere impuniti e che non cessino le pressioni sul sistema giudiziario per alleggerire le condanne degli ex dirigenti di DESA, dimostra come la struttura criminale sia ancora attiva.
"Il diritto all'accesso alla giustizia continua a essere ostacolato da interessi economici e politici, che affondano i loro artigli nel sistema giudiziario e che cercano di proteggere la famiglia Atala e i loro alleati criminali", scrive il Copinh.
L'organizzazione di cui Berta Cáceres fu cofondatrice ha fatto appello alla solidarietà nazionale e internazionale affinché "raddoppi gli sforzi in questa fase cruciale, per far sì che gli autori intellettuali del crimine siano chiamati a rispondere delle loro azioni".
La lotta per la giustizia per Berta continua
"Non ci fermeremo finché tutti i responsabili non affronteranno le conseguenze dei loro crimini e la crepa nel muro dell'impunità non si allargherà ancora di più", afferma l'organizzazione indigena Lenca.
Il Copinh, le comunità Lenca organizzate, così come la famiglia di Berta Cáceres, hanno espresso la loro profonda gratitudine a tutte le organizzazioni, le istituzioni e gli spazi di solidarietà "per il loro instancabile sostegno a questa lotta per la giustizia".
[1] Promotrice del progetto idroelettrico Agua Zarca contro il quale Berta e il Copinh hanno combattuto instancabilmente.
Fonte: Rel UITA (spagnolo)
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