Un’Italia sempre più ingiusta e diseguale
Una distribuzione iniqua della ricchezza e un crollo dei salari reali: due facce della stessa crisi sociale.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), organismo delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori a livello globale, ha pubblicato il suo nuovo Rapporto mondiale sui salari. Il documento contiene un dato allarmante: i salari reali in Italia sono oggi inferiori di 8,7 punti percentuali rispetto al 2008. Nessun altro Paese del G20 presenta un risultato così negativo. Nemmeno la timida crescita registrata nel 2024 è riuscita a compensare le perdite accumulate in un decennio e mezzo segnato da crisi economiche, austerità e inflazione.
Questa fotografia impietosa dell’ILO è una conferma autorevole — e indipendente — di un’ingiustizia sistemica già denunciata con forza da Oxfam nel suo ultimo rapporto, pubblicato a gennaio 2025: “Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata”. In Italia, mentre i salari calano, la ricchezza si concentra in poche mani con velocità crescente.
Secondo Oxfam, il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera detiene appena il 7,4%. Ancora più impressionante è il dato sul vertice della piramide: il 5% più ricco detiene il 47,7% della ricchezza, cioè quasi il 20% in più rispetto a quanto possiede il restante 90% della popolazione.
L’analisi rivela un fenomeno che Oxfam definisce “inversione delle fortune”: i ricchi diventano sempre più ricchi, mentre i poveri perdono terreno. Lo 0,1% più ricco degli italiani ha visto crescere la propria fetta di ricchezza del 70% tra il 1995 e il 2016, godendo di rendimenti medi annui del 5%, quasi il doppio di quelli percepiti dal 90% più povero.
Nel 2024, i miliardari italiani hanno aumentato la loro ricchezza di 61,1 miliardi di euro, pari a 166 milioni al giorno, portando a 272,5 miliardi il patrimonio complessivo detenuto da appena 71 individui.
Questi dati non sono semplici statistiche: sono un atto d’accusa contro un modello economico che impoverisce i lavoratori e aumenta le diseguaglianze. Il fatto che siano due fonti così diverse — l’ILO e Oxfam — a giungere a conclusioni sostanzialmente complementari rafforza la gravità del quadro. Da una parte, il crollo del potere d’acquisto dei salari; dall’altra, la crescita esponenziale dei patrimoni di una minoranza ristrettissima.
Serve un’inversione di rotta. Servono politiche redistributive, giustizia fiscale, salari dignitosi e tutela dei diritti sociali, perché la disuguaglianza non è solo una questione morale: è una minaccia alla coesione sociale, alla democrazia, al futuro di un Paese.
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