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Nicaragua - Sciopero dei trasporti mette in ginocchio il paese

Ancora senza sbocchi la crisi che dura da dieci giorni
15 maggio 2008 - Giorgio Trucchi

Scontri tra Polizia e camionisti (Foto END - Xavier Castro)

È arrivato al decimo giorno lo sciopero generale dei trasporti che coinvolge il trasporto di merci e la maggior parte delle cooperative che gestiscono i taxi e gli autobus urbani ed interurbani in tutto il paese e la situazione è diventata esplosiva.

Solo una serie di cooperative di tendenza sandinista non stanno partecipando allo sciopero o lo stanno facendo solo parzialmente e per la prima volta dal suo insediamento alla Presidenza della Repubblica, Daniel Ortega deve affrontare una crisi senza precedenti, che sta provocando enormi perdita a un paese già duramente colpito dalla crisi energetica e da quella alimentaria.
In molte zone del paese, l'impossibilità di trasportare le merci sta provocando scarsezza o mancanza totale di beni di prima necessità e di materie prime per la produzione (è il caso di alcune imprese della zona franca), mentre l'inflazione ha toccato un accumulato di quasi il 7% durante il primo quadrimestre del 2008. È anche la prima volta che il governo sandinista si trova a sperimentare una protesta di piazza dagli esiti molto incerti e a dover in un certo modo far uso della Polizia per reprimere i tentativi del settore trasporti di bloccare le vie d'accesso alle città.
Il settore dei trasporti chiede al governo l'immediato congelamento del prezzo di diesel e benzina a 40,50 córdobas il gallone (3,7 litri) e cioè circa 2,2 dollari, mentre il prezzo attuale al consumatore ha toccato i 90 córdobas (4,7 dollari). La proposta è stata avallata dal gruppo parlamentare della Alianza MRS, i cui deputati hanno presentato un progetto di legge alla Prima Segreteria del Parlamento.

Il Ministro dei Trasporti ed Infrastruttura (MTI), Fernando Martínez, delegato da Ortega per negoziare con il settore in sciopero, ha invece presentato un'offerta che si avvicina alle reali possibilità del paese e cioè una diminuzione di 50 centesimi di dollaro (circa 10 córdobas) al gallone per il trasporto passeggeri (taxi ed autobus), più una lunga serie di benefici come sgravi fiscali per l'importazione di pneumatici, olio motore ed altri accessori, il rimborso immediato dell'IVA e l'esclusione dalle imposte municipali nei comuni amministrati dal FSLN.
Nella proposta del governo si prevede che dei 50 centesimi, 30 vengano finanziati con il Fondo ALBA, che si è costituito con la vendita del petrolio venezuelano, mentre gli altri 20 centesimi dovrebbero essere finanziati con una modifica al Bilancio della Repubblica e quindi la palla passa nelle mani della Asamblea Nacional, dove l'opposizione preme affinché il governo copra l'intera richiesta con i fondi del petrolio venezuelano.

Il muro contro muro è continuato durante le negoziazioni che si sono svolte domenica e lunedì scorso, con il cardinale Obando y Bravo come mediatore, ma la mancanza di accordi ha inasprito ulteriormente gli animi e in vari punti del paese si sono verificati violenti scontri tra i corpi speciali della Polizia, gli scioperanti e settori della popolazione che nulla hanno a che fare con lo sciopero. Il saldo degli scontri è di vari feriti, decine di arresti, due TIR bruciati. Nei giorni scorsi è anche deceduto un taxista, ma le informazioni contraddittorie sul decesso non hanno ancora delucidato se sia stata una conseguenza degli scontri.
La rottura delle negoziazioni ha portato il settore trasporti a chiedere l'intervento diretto del presidente Ortega, con la partecipazione della Conferenza Episcopale come mediatrice nel conflitto.

Sebbene l'inarrestabile aumento del petrolio a livello internazionale abbia senza dubbio provocato gravi problemi ad un settore come quello dei trasporti urbani, interurbani e di merci, è anche evidente che la richiesta di un congelamento del prezzo del diesel e della benzina a meno della metà dell'attuale prezzo commerciale sia pressoché impraticabile per un paese come il Nicaragua, che avrebbe bisogno di un'urgente strategia per affrontare la crisi energetica in termini generali e di nazione e non per sussidiare un solo settore, per altro molto criticato nel passato e gestito da pseudo cooperative, senza nessun tipo di controllo da parte dello Stato sui cospicui sussidi che ogni anno ricevono.
Desta inoltre molti dubbi l'atteggiamento dei presidenti delle cooperative, i quali non hanno minimamente preso in considerazione il fatto di dirigere le proprie proteste anche nei confronti delle grandi imprese petrolifere (in questo caso la ESSO), che di fatto esercitano un regime di semi monopolio nel paese, contribuendo in modo sostanzioso alla formazione del prezzo finale al consumatore.

La protesta è invece stata diretta esclusivamente contro il governo, come se un sussidio della portata di quello che si sta chiedendo (alcuni analisti lo hanno calcolato in oltre 100 milioni di dollari) alla fine non dovrà, presto o tardi, uscire dalle tasche dei nicaraguensi.
Il governo non è comunque esente da colpe per la situazione che si è creata. Con un atteggiamento forse troppo superficiale di fronte a ciò che stava accadendo, ha cercato fin dall'inizio di sdrammatizzare, facendo credere che lo sciopero fosse miseramente fallito. Di fronte alla crescente protesta, ha poi presentato pubblicamente pseudo accordi con alcune cooperative minori o legate al FSLN, con l'unico obiettivo di creare contraddizioni all'interno del settore, metodo da sempre utilizzato dai governi del passato.
È stato quindi solo davanti ai primi episodi di violenza ed alla crisi reale che stava mettendo in ginocchio il paese che il governo ha deciso di negoziare. Resta infine da segnalare che il tema legato alla vendita del petrolio venezuelano, i cui ricavi confluiscono per il 25% nel Fondo ALBA, continua ad essere motivo di forti conflitti con l'opposizione politica e parte della società civile. La Coordinadora Civil ha infatti chiesto che da questo fondo si attinga per dare risposta alla crisi.

In questo momento è estremamente importante che si giunga velocemente ad una negoziazione ed a un accordo tra le parti, con l'unico obiettivo di unire le forze per affrontare come paese la violenta crisi energetica, che trascina con sé una crisi alimentare ancora più preoccupante.
Le posizioni settarie di entrambe le parti o gli atteggiamenti di sciacallaggio politico per attaccare il governo non faranno altro che prostrare ulteriormente il paese e la sua popolazione.

(Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Ass. Italia-Nicaragua www.itanica.org )

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