Latina

RSS logo

Mailing-list Latina

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • donazione ONLINE con carta di credito
  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

Lista Latina

...

Articoli correlati

19 de Julio - XXIX Aniversario Revolución Popular Sandinista

Una marea rojinegra
21 luglio 2008 - Giorgio Trucchi

Plaza de la Fe a Managua per il XXIX anniversario della RPS (© Foto G. Trucchi)

Se l'obiettivo del presidente Ortega non era solo celebrare questo XXIX anniversario della liberazione del Nicaragua dalla dittatura somozista, ma dimostrare anche all'opposizione la capacità di mobilitazione ed il sostegno da parte della popolazione al suo governo, l'immensa marea rojinegra che ha riempito la Plaza de la Fe a Managua (si calcolano circa 200 mila persone) ha fatto impallidire il risultato, per altro deludente, delle marce anti-governo che si sono svolte nei giorni scorsi nella capitale e nelle quali si sono ancora una volta uniti, mescolati e rimescolati partiti politici, candidati alle prossime elezioni municipali, società civile, ong e una buona dose di borghesia criolla. Per Ortega è stata anche l'occasione per fornire alcuni importanti dati sul tanto discusso utilizzo dei fondi derivanti dalla vendita del petrolio venezuelano (Galleria fotografica su www.itanica.org ).

Pur non essendo un elemento statistico certo e nemmeno un'indicazione attendibile in vista delle prossime elezioni municipali di novembre, questa commemorazione del 19 Luglio dà respiro a un governo Ortega sempre più osteggiato dalla campagna mediatica dei mezzi d'informazione e da un'opposizione sempre più frastagliata, ma che ha trovato una certa unità nell'affossare qualsiasi politica governativa, grazie anche ad alcuni "scivoloni" dello stesso governo, non ultimo l'ormai conosciuto caso dell'eliminazione del MRS dalle prossime elezioni.

Piuttosto nutrita la partecipazione internazionale all'evento, con la presenza dei presidenti di Venezuela, Honduras e Paraguay, i vicepresidenti di Cuba e Guatemala ed i ministri di alto rango della Repubblica Dominicana, Ecuador, Brasile e Bolivia. Significativa anche la partecipazione della vedova e della figlia di Ernesto "Che" Guevara, del nipote di Salvador Allende (a questi due fondamentali personaggi della storia latinoamericana è stata consegnata l'onorificenza postuma dell'Ordine Augusto C. Sandino) e di tre delle mogli dei cinque cubani imprigionati da dieci anni negli Stati Uniti.

Hugo Chávez, Manuel "Mel" Zelaya e Fernando Lugo (© Foto G. Trucchi) Durante il suo intervento, Estéban Lazo, vicepresidente del Consejo de Estado cubano, ha ricordato come fossero già passati 24 anni dall'ultima volta che aveva partecipato alla festa per la liberazione del Nicaragua. "In quella occasione ero rimasto impressionato dall'entusiasmo e dallo spirito rivoluzionario della piazza e del popolo nicaraguense. Ora che ritorno trovo lo stesso entusiasmo, ma la cosa importante è che sono passati 24 anni e la gente è più cosciente, esprime più fede e speranza per il futuro". Ha inoltre ricordato il messaggio inviato da Fidel Castro ad Ortega all'indomani della vittoria elettorale del 2006. "La vittoria sandinista riempie di gioia il nostro popolo e riempie di odio il governo genocida degli Stati Uniti", ha citato Lazo.

Molto sentito anche l'intervento del recente eletto presidente del Paraguay, l'ex arcivescovo attualmente sospeso a divinis dal Vaticano, Fernando Lugo. Dopo un saluto in lingua guaraní, Lugo ha ricordato che anche in Paraguay è finalmente arrivato il 19 Luglio. "Il 20 aprile il Paraguay ha raggiunto la libertà e la democrazia in modo pacifico. Oggi possiamo dire che il XXI secolo non sarà più caratterizzato da nessun tipo d'imperialismo".
Il presidente del Paraguay ha inoltre chiesto ufficialmente e pubblicamente perdono al popolo nicaraguense "perché 29 anni fa il dittatore del mio paese (Alfredo Stroessner) ha accolto un altro dittatore, quello del Nicaragua, quando è stato deposto dalla Rivoluzione. Oggi il popolo di Sandino è ancora vivo e la sua Rivoluzione è assicurata per il futuro. Il Paraguay - ha continuato Lugo - si aggiunge alla ricerca dell'unità dei popoli latinoamericani, perché la sovranità di un paese non ha prezzo ed oggi più che mai abbiamo bisogno gli uni degli altri. Fino a che nel nostro continente ci saranno persone che muoiono di fame e di povertà, le persone che sono a capo dei governi non potranno riposare e dovranno lavorare per cambiare questa situazione", ha concluso il presidente paraguaiano.

Dopo quasi tre ore dall'inizio delle attività, ha preso la parola il presidente Hugo Chávez, ancora una volta vero mattatore della serata. Al contrario degli anni passati, la maggioranza delle persone è rimasta fino alla conclusione dell'evento, interrompendo più volte il lungo discorso di Chávez con canti e slogan.

Il discorso di Hugo Chávez (© Foto G. Trucchi)

Dopo aver ricordato l'importanza della figura di Fidel Castro per la storia latinoamericana ("Padre nostro che sei sulla terra", parafrasando le parole rivolte da Pablo Neruda alla memoria di Simón Bolívar), il presidente venezuelano ha concentrato buona parte del suo discorso sull'importanza dell'unità latinoamericana, concetto che ha attraversato in modo trasversale tutti gli interventi della serata. "Il genio è finalmente uscito dalla bottiglia e cioè i popoli si stanno liberando, si stanno unendo, cantando e lottando ed hanno eletto uomini e donne che, ogni giorno di più, si sentono parte del popolo e quindi siamo del popolo".
Durissimo, come sua consuetudine, l'attacco all'imperialismo nordamericano. "Questo risveglio da parte del Nicaragua parte da molto lontano. Da quel 1927 quando iniziò la lotta di Sandino. Lotta contro l'imperialismo nordamericano, contro i vendepatria, i traditori. E voglio approfittare di quest'occasione per ricordare, non tanto all'attuale amministrazione nordamericana che tra poco se ne andrà e che ora ci vuole mandare la IV Flotta - e ci fa solo ridere perché non ci fa paura, perché siamo uniti e può inviare quante flotte vuole -, ma al futuro presidente che deve capire che in America latina è in corso una rivoluzione, che i popoli si sono svegliati e sono decisi ad essere liberi e non ci potrà essere impero in grado di frenare questi impulsi di liberazione - ha gridato alla folla. Non vogliamo guerra, ma un percorso pacifico per raggiungere la pace profonda, la giustizia vera e l'uguaglianza. Al nuovo presidente degli Stati Uniti esigiamo solamente che rispetti la sovranità dei popoli latinoamericani".

Dopo aver rilanciato l'idea di creare le Granacionales, cioè imprese miste statali tra i paesi appartenenti all'ALBA, in alternativa alle Multinazionali degli affari e dello sfruttamento ed aver informato in esclusiva della prossima entrata dell'Honduras nell'ALBA, Chávez ha anche dato una forte stoccata all'Unione Europea ed alla Direttiva del Ritorno, recentemente approvata dal Parlamento Europeo.
"Esigiamo agli europei che rispettino i popoli, i diritti umani dei nostri immigranti e lo esigiamo con fermezza e dignità. Se i paesi europei, gli Stati Uniti od altri paesi continueranno a violare i diritti dei nostri compatrioti con misure come la Direttiva de Ritorno, con la quale pensano di rinchiuderli in veri e propri campi di concentramento, potremmo cominciare ad elaborare una Direttiva per esigere che i capitali di questi paesi se ne vadano dall'America Latina", ha concluso Chávez tra gli applausi, non solo della gente, ma anche delle delegazioni internazionali presenti all'attività.

L'intervento del presidente Daniel Ortega è stato stranamente breve ed ha concluso le celebrazioni di questa importante data per il popolo nicaraguense.
Durante il suo discorso, Ortega ha toccato nuovamente temi relativi alla lotta contro "la dittatura del capitalismo selvaggio e del neoliberismo promossa dagli Stati Uniti" ed allo scandalo dei famigerati CENIs "costati più di 600 milioni di dollari al popolo nicaraguense. Con la rinegoziazione che questo governo ha effettuato con le banche, abbiamo ora a disposizione circa 40 milioni di dollari da usare per progetti sociali e la lotta contro la povertà", ha detto il presidente nicaraguense.
Pur senza chiarire esattamente il periodo a cui si riferiscono e la loro gestione, ha inoltre presentato dati relativi all'utilizzo dei fondi derivanti dalla vendita del petrolio venezuelano nell'ambito di PETROCARIBE, "perché dobbiamo rendere conto al popolo e non all'oligarchia o all'impero".
Secondo Ortega verrà investito un totale di 205,5 milioni di dollari. 40 milioni di dollari per finanziare i trasporti urbani ed interurbani (in modo da mantenere le tariffe del trasporto pubblico al livello attuale), 32 milioni nella generazione di energia elettrica, 20 per il progetto "Strade per il Popolo", 5 per il progetto "Case per il Popolo", 14 per "Usura Zero", 16 per "Fame Zero", 30 milioni per acquistare ed immagazzinare grani basici (essenzialmente mais, fagioli e riso) da immettere sul mercato per abbassarne i prezzi, 30 milioni per il credito agricolo con un interesse massimo dell'8 per cento, 2 milioni per il credito alla produzione agropecuaria, 5 per progetti d'allevamento bovino e 2,5 milioni per la modernizzazione del trasporti urbani.

Immagini dalla piazza (© Foto G. Trucchi) Rilanciando la sua idea di un modello economico e politico che si basi sull'equità, la solidarietà tra paesi e la complementarità, Ortega ha detto che "l'unica via percorribile è quella del socialismo. Un socialismo con giustizia ed adeguato alla realtà di ogni paese".
Terminando il suo breve discorso, il presidente nicaraguense ha nuovamente toccato il tema colombiano. Dopo aver ribadito al governo di questo paese l'importanza di rispettare la sentenza della Corte di Giustizia dell'Aja sul conflitto in atto sui confini marittimi tra i due paesi, Ortega ha deciso di accettare l'invito delle FARC, espresso con una lettera inviatagli nei giorni scorsi, di poter dare il suo contributo per raggiungere la pace. "Voglio dire ai fratelli delle FARC che sono disposto a dialogare, a conversare e lavorare per la pace in Colombia, perché per lottare per la pace non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno", in chiaro riferimento al duro intervento del governo colombiano che non ha dato il permesso ad Ortega di intervenire nel conflitto colombiano.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy