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L'Unión de Clasificadores de Residuos Urbanos Sólidos manifesta contro la decisione presa dall'Intendencia Municipal de Montevideo

Uruguay: la gestione dei rifiuti nelle mani dei privati

In alcuni quartieri turistici della capitale vietata la presenza dei recolectores
15 dicembre 2008 - David Lifodi
Fonte: www.sociedaduruguaya.org - 17 dicembre 2008

La gestione e la raccolta dei rifiuti potrebbero essere a breve privatizzate. Succede in Uruguay, paese che da sempre ha fatto del sistema pubblico il suo fiore all'occhiello. Basti pensare al 31 Ottobre 2004, quando il 65% della popolazione si espresse contro il processo di privatizzazione delle risorse idriche del paese, che rischiavano di finire nelle mani della potente Suez Lyonnaise des Eaux, oppure, ancora prima nel tempo, al 1992, quando il 72% dei cittadini votò contro la privatizzazione delle imprese pubbliche. "Non sarebbe democratico sottoporre a plebiscito dappertutto le privatizzazioni, tenuto conto che compromettono il destino di varie generazioni?" si chiedeva nel 2004 Eduardo Galeano nell'articolo "Acque d'ottobre", pubblicato da "La Jornada", celebrando il referendum popolare che era riuscito a ripubblicizzare l'acqua.
I raccoglitori dei rifiuti, riuniti nel sindacato Ucrus (Unión de Clasificadores de Residuos Urbanos Sólidos), lo scorso 10 Dicembre hanno marciato per la terza volta in pochi mesi lungo le strade di Montevideo per protestare contro la probabile decisione della Imm (Intendencia Municipal de Montevideo) di affidare la gestione e la raccolta dei rifiuti a delle aziende private, le uniche che beneficerebbero di un progetto del genere, spiegano i rappresentanti di quelli che in Uruguay vengono familiarmente chiamati "recolectores" o "clasificadores".
Sembra che dietro la spinta privatizzatrice stia il Bid (Banco Interamericano de Desarrollo), che avrebbe imposto già numerose modifiche al sistema di raccolta dei rifiuti, un esempio lampante riguarda la sostituzione dei vecchi cassonetti con un nuovo modello che rende difficoltosa l'estrazione dei rifiuti stessi utili ad essere riciclati. Inoltre, il piano di privatizzazione della spazzatura, che venderebbe ad imprese private la gestione della discarica "Usina 5", una delle più importanti del paese, spingerebbe nelle mani della delinquenza organizzata una larga parte di ragazzi di strada (spesso già padri di famiglia a 15-16 anni) che grazie al lavoro come "recolectores" riescono a garantirsi un guadagno, per quanto misero, e almeno un pasto al giorno. La perdita di questo lavoro, unita alla mancanza di politiche adeguate nel campo dell'educazione e della formazione di base favorirebbe le gang criminali, che assolderebbero questa giovane manovalanza a basso costo garantendo loro guadagni ben maggiori di quello del "clasificador". Un altro effetto nefasto della privatizzazione comporterebbe la fine del lavoro di scelta, selezione e riciclaggio dei rifiuti, cosa che già è avvenuta in alcuni quartieri del centro di Montevideo, dove ai "recolectores" è stato impedito di svolgere il proprio lavoro per nasconderli agli occhi dei turisti ed evitare che l'immagine dell'Uruguay sia quella di un paese dove la maggior parte della popolazione è povera. La costruzione di una mega discarica in Cañada Grande consentirebbe alle multinazionali private che operano nel campo dei rifiuti di fare facili guadagni sulla pelle della popolazione residente nella zona, che sarebbe costretta ad andare a vivere da un'altra parte. Le marce del 13 Febbraio e del 28 marzo scorso, unite a quella di Dicembre, sono state segnate dalla requisizione, da parte della Imm, dei carri su cui i raccoglitori caricano i rifiuti, mentre il governo, chiamato in causa dai manifestanti, finora non ha dato alcuna risposta alla risoluzione del problema.
Da parte sua, il direttore della sezione di Sviluppo Ambientale della Imm, Néstor Campal, non si limita a sostenere che la privatizzazione della gestione e raccolta della spazzatura non danneggia i "recolectores", ma lancia parole d'ordine offensive nei loro confronti: "bisogna spazzarli via dalle strade della città", denunciano i membri di Ucrus.
La piattaforma della manifestazione dello scorso 10 Dicembre, che chiedeva la fine delle politiche di esclusione dei "recolectores", il libero accesso in tutta la città per classificare e selezionare i rifiuti, l'immediata restituzione di carri e cavalli (fondamentali per il lavoro di raccolta), sono rimaste per il momento lettera morta. Forse l'Ucrus potrebbe tentare la strada del referendum cercando di sensibilizzare la popolazione sul tema.
Restano tuttora di attualità le parole scritte da Galeano nel 2004 per festeggiare la ripubblicizzazione del servizio idrico: "In una democrazia, quando è vera, chi deve decidere? La Banca Mondiale o i cittadini di ogni paese? I diritti democratici esistono davvero o sono la frutta di plastica che decora una torta avvelenata?". Gli uruguayani hanno di nuovo nelle loro mani la possibilità di respingere l'ennesimo tentativo di privatizzazione sulle loro teste e mantenere la palma di paese tra quelli maggiormente all'avanguardia nel campo dei beni comuni: riusciranno a farcela anche stavolta?

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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