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Honduras: La resistenza al colpo di stato è in tutto il paese

Paesi, comunità, villaggi si sommano alla protesta in mezzo al silenzio mediatico. Il Congresso sospende pericolosamente le libertà individuali
2 luglio 2009 - Giorgio Trucchi

 Enorme manifestazione dei movimenti popolari a Tegucigalpa (Fotro G. Trucchi)

Le immagini delle proteste e la repressione militare a Tegucigalpa hanno fatto il giro del mondo. Nonostante ciò, esistono molti esempi di resistenza al colpo di stato che passano inosservati, e che dimostrano che l'opposizione al governo spurio di Roberto Micheletti è molto più ampia e generalizzata di quello che i mezzi informativi stanno riportando.

"Il popolo honduregno non si mobilita solo nella capitale, ma ci sono espressioni di rifiuto a questo governo golpista in tutto il paese – ha spiegato il membro della Commissione Esecutiva del consiglio civico delle organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras, Copinh, Bertha Cáceres–.

Sono azioni molto creative come l’occupazione dei comuni, di ponti, strade, l'attivazione di radio comunitarie per informare la gente che vive in posti molto lontani. Abbiamo una comunicazione costante con vari leader comunitari in tutto il territorio nazionale che ci hanno riportato azioni di resistenza a Cortéz, La Ceiba, Colón, Santa Barbara, Trinidad, Colima, ed anche nella Mosquitia, Intibuca, Las Flores, Siguatepeque, e molti altri.

In una comunità di Olancho –ha continuato Cáceres– la gente si è armata per scacciare i militari che volevano reclutare i bambini, mentre a Intibuca tutti i giorni ci sono marce con gente del Copinh, del magistero e della sanità. A Lejamani e nel sud del paese ci sono state grandi marce e la gente si sta mobilitando verso la capitale, perché l'idea è quella di concentrare forze su Tegucigalpa senza trascurare le azioni regionali", ha affermato la dirigente.

A Progreso, martedì scorso, una forte manifestazione è stata soffocata in modo violento dell'Esercito. Ci sono sei persone in carcere ed alcuni feriti.

C'è molta voglia di lottare per la dignità del paese e per il ritorno del presidente Manuel Zelaya. A dispetto del boicottaggio mediatico, la chiusura delle radio e dei canali di televisione, la gente si sta comunicando per telefono, ascoltando le radio dei paesi vicini, e con meccanismi di comunicazione popolare che la gente ha sempre usato nei momenti difficili", ha continuato Cáceres.

Uno dei temi che sta creando molta preoccupazione tra le organizzazioni popolari è il sequestro di giovani da parte dell'Esercito.

In Honduras il servizio militare è volontario, tuttavia dopo il colpo di stato sono stati denunciati vari episodi di reclutamento forzato di bambini e giovani.
Secondo Cáceres esistono già denunce nelle comunità di San Esteban, San Francisco de la Paz, Silca ed Olanchito, secondo le quali l'Esercito sarebbe arrivato di notte per prelevarea bambini e giovani ed obbligarli ad integrarsi alle Forze armate

Un'altra forma di repressione che sta avvenendo in questi giorni è quella di obbligare gli operai ed operaie della maquila a partecipare alle manifestazioni in favore del governo spurio.
"Abbiamo informazione secondo le quali si realizzeranno manifestazioni a Choloma e Ceiba, e stanno minacciando le lavoratrici e i lavoratori. In pratica se non partecipano perdono il posto di lavoro. In altri casi pagano loro circa 200 lempiras (11 dollari). In questo modo stanno giocando con i bisogni e la dignità del popolo honduregno, sfruttando la situazione di povertà", ha denunciato Bertha Cáceres.

Per la dirigente del Copinh questi esempi diffusi di resistenza stanno dimostrando che la maggioranza della popolazione non si sta lasciando spaventare dalla campagna intimidatoria, iniziata già da alcuni mesi dai potenti che controllano l'economia e la politica del paese.
"La maggioranza della gente vuole una nuova istituzionalità in Honduras, ed una volta ottenuta, i movimenti popolari devono essere protagonisti di questa nuova fase, per evitare che il paese torni nuovamente in mano a questi golpisti", ha concluso.

In un vicolo cieco

A dispetto dell'isolamento internazionale, il governo spurio di Roberto Micheletti e gli altri poteri dello Stato sembrano voler imboccare una strada senza uscita, e preferiscono continuare ad usare la mano dura.

Il Congresso ha infatti approvato un decreto con il quale sospende le più importanti libertà individuali dei cittadini plasmate in otto articoli della Costituzione, lasciando praticamente il paese in uno stato d’emergenza.

I diritti interessati dal decreto sono quelli dell'inviolabilità del domicilio, il diritto a protestare pacificamente, la libertà di pensiero ed espressione, il diritto di associazione e riunione, estendere per più di 24 ore l'arresto senza presentare un’accusa formale, la libertà di movimento ed entrata al paese, non potere essere arrestato senza un mandato di cattura ed il diritto a potere pagare una cauzione per non rimanere in carcere.

Secondo alcuni deputati, questa misura si applicherebbe durante le ore notturne durante le quali vige ancora il coprifuoco. Nonostante ciò, sembra avere l’obiettivo di prevenire qualsiasi manifestazione in attesa del ritorno del presidente Manuel Zelaya e seminare paura tra i movimenti popolari.

Il ritorno di Zelaya si è ormai trasformato in un vero e proprio avvenimento per il paese e sarebbe previsto per sabato prossimo, dato che il presidente ha deciso di attendere la scadenza dell’ultimatum di 72 ore, dato dalla Osa a Micheletti per reintegrare Zelaya al suo posto.

Nessuna paura

Per il momento, i movimenti popolari e le organizzazioni sociali sembrano non fare molto caso a queste nuove misure gravemente lesive delle libertà personali, ed hanno deciso di marciare nuovamente a Tegucigalpa.

Migliaia di persone hanno invaso le strade della capitale ed hanno marciato per consegnare una lettera alla rappresentanza diplomatica della Osa in Honduras.
Il documento è stato redatto dal Fronte nazionale contro il colpo di stato in Honduras, nome dato proprio ieri a quello che si conosceva come Fronte nazionale di resistenza popolare.

Tra canti, balli, slogan e qualche momento di tensione, i manifestanti sono arrivati fino al Parco Centrale, cuore della capitale. Un’attività, questa, che ha l’obiettivo di mantenere alta la tensione tra la gente.

"È da domenica che siamo in uno stato di mobilitazione permanente. Oggi siamo andati fino agli uffici della Osa e domani andremo davanti al Congresso –ha detto Carlos H. Reyes, segretario generale dello STIBYS, che già da ieri è tornato ad apparire pubblicamente dopo la repressione militare di lunedì–.

La cosa importante è che la gente non abbia paura ed esca a manifestare, e sta accadendo in tutto il paese. La stampa venduta e golpista continua a dire che tutto è tranquillo nel paese. Sono dei commedianti e questa è la nostra risposta", ha concluso.

© (Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

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