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Ballottaggio il 17 Gennaio

Cile: la destra verso la Moneda

Al primo turno Piñera al 44% contro il 29% di Frei
20 dicembre 2009 - David Lifodi

Le elezioni presidenziali cilene, ultime del 2009 in un'America Latina che tra ottobre e dicembre ha visto alle urne in rapida sequenza Uruguay, Bolivia e Honduras, avranno un'appendice il 17 gennaio 2010, quando si sfideranno per il ballottaggio Sebastián Piñera, candidato della destra, e Eduardo Frei, espressione della Concertación di centro-sinistra.
Il primo turno, svoltosi il 13 Dicembre, ha già indirizzato in un certo modo il ballottaggio di gennaio: Piñera ha raccolto il 44% dei consensi contro lo stentato 29% di Frei. Da tempo il risultato delle elezioni sembrava scontato: Frei, già presidente dal 1994 al 2000, rappresentava la figura più sbiadita e incolore che il centro-sinistra potesse schierare, mentre Piñera, uno degli uomini più ricchi del paese (proprietario tra le altre cose della linea aerea Lan Chile) ha potuto contare anche su quel voto moderato che nelle scorse presidenziali aveva premiato Michelle Bachelet. La presidenta è uscita di scena con un indice di popolarità molto alto, anche perché di fatto non ha modificato l'impianto proprio di un'economia liberista ereditato dal suo predecessore Lagos, pur potendo vantare il merito di aver sviluppato politiche economiche preventive per affrontare la crisi, rafforzato i programmi di protezione sociale e adottato programmi ad hoc per favorire l'occupazione giovanile. Piñera inoltre ha potuto contare sulla triplice frantumazione della sinistra. Oltre a Frei infatti si erano candidati Marco Enríquez Ominami come indipendente appoggiato dalla coalizione Nueva Mayoría para Chile (composta dal Partito Umanista e da quello ecologista) e Jorge Arrate, sostenuto dal Partito Comunista e da Izquierda Cristiana. Entrambi hanno scelto di abbandonare la Concertación, la coalizione che riunisce liberali, socialisti, socialdemocratici e democratici cristiani ed è riuscita a mantenersi alla Moneda dal 1989 con le vittorie in successione di Aylwin, lo stesso Frei, Ricardo Lagos ed infine "la Michelle", l’appellativo con cui i cileni chiamano la Bachelet. Ominami, figlio di Miguel Enríquez (dirigente del Movimiento Izquierda Revolucionaria ucciso dai militari di Pinochet nel 1974) puntava a scalzare Frei dal ruolo di sfidante di Piñera, ed in effetti il suo risultato è stato buono, tanto da sfiorare il 20% delle preferenze, ma non tale da permettergli di raggiungere il ballottaggio. Resta da vedere se l'elettorato di Ominami si riverserà tutto su Frei, mentre è certo che il discreto 6% ottenuto dall'altro candidato di sinistra Arrate probabilmente non appoggerà l'ex-presidente. Durante la campagna elettorale Arrate ha sempre tenuto a distinguersi dal centro-sinistra, e la sua coerenza sembra averlo premiato: indipendentemente dall'esito del ballottaggio il Partito Comunista cileno è tornato in Parlamento con tre deputati dopo oltre trenta anni nonostante la costituzione pinochettista (tuttora in vigore) sia fondata su un'altissima percentuale di sbarramento accettata anche dalla Concertación allo scopo di consolidare un sistema bipolare che tagliasse fuori le eventuali ali alternative.
L'imprenditore Sebastián Piñera, sostenuto da Renovación Nacional e dall'Unión Demócrata Independiente (che raccoglie buona parte dei fedelissimi dell'era pinochettista) fu sconfitto nelle scorse presidenziali da Michelle Bachelet proprio al ballottaggio, ma la situazione era profondamente diversa. "La Michelle" poteva contare sulla popolarità della sua figura, figlia del generale dell'aereonautica Alberto Bachelet (fedelissimo di Allende ed eliminato dalla dittatura) e lei stessa costretta a subire le violenze della polizia pinochettista in un centro di tortura insieme alla madre prima di fuggire in esilio per tornare in Cile all'inizio degli anni '80. Al contrario, Piñera può contare sulle difficoltà e sulle divisioni interne alla Concertación, e non è detto che la sinistra alternativa (Ominami più Arrate) si mobiliti in blocco, nonostante sia probabile il rischio che un rappresentante della destra più dura torni alla Moneda.
Sullo sfondo resta la questione dei Mapuche, che le varie coalizioni di centro-sinistra succedutesi al governo non hanno mai risolto, anzi, soprattutto sotto la presidenza Bachelet la repressione nei loro confronti è addirittura aumentata con l'utilizzo della legislazione anti-terroristica risalente agli anni di Pinochet: è facilmente intuibile quale sarà la posizione di Piñera nel caso in cui conquisti la presidenza della repubblica.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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