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Nicaragua: È già campagna elettorale

Governo e opposizione si preparano per il 2011. Gli Stati Uniti iniziano la pressione, anche militare
12 luglio 2010 - Giorgio Trucchi

Campagna elettorale 2006 (Foto media.noticias24.com)

Mancano ancora sedici mesi alle elezioni presidenziali del 2011 e circa un anno all'inizio ufficiale della campagna elettorale, ma in Nicaragua si respira già aria di elezioni.
 
L'oliata macchina elettorale sandinista ha già iniziato da mesi una tambureggiante campagna, per permettere la rielezione dell'attuale Presidente della Repubblica e segretario generale del partito, Daniel Ortega. La cosa, però, non sembra essere così semplice.
 
Secondo la Costituzione vigente, infatti, in Nicaragua non è permessa la rielezione consecutiva, ma solo per periodi alterni. Proibisce inoltre l'assunzione della massima carica dello Stato per più di due volte.
Porte chiuse quindi per Ortega, ma quanto sta accadendo negli ultimi mesi nel paese farebbe pensare che i giochi non siano ancora chiusi.
 
Grazie ad un'abile ed astuta strategia affinata durante l'ultimo decennio, il Fronte Sandinista è riuscito a prendere il controllo dei principali poteri dello Stato - eccezione fatta per il Parlamento dove continua a essere in minoranza -, inserendo le proprie pedine a scapito di quel Partito Liberale, oggi diviso in varie fazioni.
Tale controllo è oggi la base da cui il partito di governo (o il governo-partito) ha iniziato la lunga corsa verso la rielezione di Ortega.
 
In ottobre 2009, la Sala Costituzionale della Corte suprema di giustizia, Csj, ha dichiarato incostituzionale l'articolo della Carta Magna che impedisce la rielezione presidenziale, considerando il suo contenuto una violazione ai diritti umani dei cittadini nicaraguensi.
Tale decisione dovrà essere ora ratificata o cestinata dal voto di tutti i magistrati riuniti in seduta plenaria.
 
Parallelamente, la maggioranza dei magistrati del Consiglio supremo elettorale, Cse, ha già fatto capire che accetterà la decisione dei colleghi del potere giudiziario, sottomettendosi alla legge.
Questo disegno politico gestito nei minimi dettagli dagli strateghi sandinisti, sembra avere colto nuovamente di sorpresa un'opposizione sempre più divisa, con le armi spuntate ed eternamente litigiosa per il controllo della leadership da opporre a Ortega.
 
A mettere i bastoni fra le ruote alle aspirazioni rielezioniste dell'ex comandante guerrigliero, arrivato al suo 4 anno di governo, ci si sono messi vari fattori ed elementi.
 
Scadenze di mandato
 
Durante il 2010, ad almeno 25 alte cariche di poteri e istituzioni dello Stato - molti dei quali in mano ai sandinisti - scadrà il mandato.
Per Ortega diventa quindi assolutamente necessario una loro riconferma, soprattutto per quanto riguarda i magistrati del potere elettorale e di quello giudiziario.
 
Per l'accozzaglia di partiti, partitini, organizzazioni della cosiddetta società civile e sindacati filo patronali che compongono l'opposizione, diventa invece prioritario impedire tale strategia, anche a costo di portare il paese sull'orlo della paralisi istituzionale, del collasso economico e dell'ingovernabilità, assecondando strategie nazionali e internazionali destabilizzatrici.
 
In minoranza in Parlamento, organo a cui compete l'elezione di queste cariche dello Stato, ma con i voti sufficienti per obbligare il Partito liberale costituzionalista, Plc, di Arnoldo Alemán a negoziare, il presidente Ortega ha pensato bene di correre comunque ai ripari, preparando una via d'uscita che gli permetterebbe di raggiungere il suo scopo.
 
Durante l'inaugurazione del quarto anno di governo, Ortega ha infatti promulgato un decreto con il quale, per garantire la stabilità istituzionale nel paese, ha riconfermato in carica tutte le autorità in scadenza di mandato, fino alle nuove nomine che dovranno essere fatte dai deputati.
 
L'opposizione ha gridato allo scandalo ed ha tacciato il presidente Ortega di usurpatore di una facoltà che spetta al potere legislativo.
Ha bloccato per mesi i lavori parlamentari e di fronte alle violente proteste della base sandinista, ha presentato e inviato a commissione, rinchiusa in un hotel trasformato per l'occasione in plenario, un progetto di legge che annullerebbe il decreto presidenziale.
 
La contromossa sandinista è stata quella di rispolverare un vecchio articolo della Costituzione, scomparso dai testi dopo le riforme del 1995, ma mai espressamente derogato. L'articolo 201 in questione, avallerebbe la tesi del decreto presidenziale, lasciando al loro posto magistrati e funzionari pubblici a cui è scaduto il mandato.
 
La strategia sandinista sembra comunque sortire il suo effetto. Nonostante la violenta campagna mediatica lanciata dall'opposizione, a cui si è ormai aggiunta a pieno titolo la gerarchia cattolica, l'impresa privata e la mal celata animosità delle rappresentanze diplomatiche di Stati Uniti ed Europa, le liti interne per la definizione del futuro candidato presidenziale - Arnoldo Alemán o il candidato due volte perdente Eduardo Montealegre - hanno reso ancora più efficace la strategia sandinista.
 
Pressione internazionale

 
La partita non si giocherà comunque solo in casa. Già da due anni, il gruppo di paesi, per la maggior parte europei, che sostengono la spesa pubblica hanno deciso di sospendere il flusso di finanziamenti. Gli Stati Uniti hanno invece sospeso programmi e messo più volte in dubbio ulteriori esborsi. La scusa è sempre quella dei presunti brogli elettorali durante le elezioni municipali del 2008.
 
Le dichiarazioni non certo amichevoli espresse più volte dal Dipartimento di Stato nordamericano nei confronti del governo Ortega e il continuo finanziamento da parte di agenzie legate a partiti e al governo nordamericano, a favore di gruppi legati all'opposizione, hanno poi aggiunto toni da "guerra fredda" alla situazione nicaraguense.
 
Negli ultimi mesi, infine, la presenza militare intorno al Nicaragua è diventata una seria preoccupazione.
 
Dopo la rovinosa caduta di Manuel Zelaya in Honduras e la sempre più evidente presenza della mano nordamericana nel golpe, il Premio Nobel per la Pace, Barack Obama, ha pensato bene di finanziare la riattivazione e costruzione di una base militare nella Mosquitia hondureña.
 
In Costa Rica, invece, il Parlamento ha votato a favore di una forte presenza militare statunitense nel paese. 46 navi da guerra, 7 mila soldati e un forte armamento verranno distaccati nel paese confinante con il Nicaragua. La scusa è sempre la stessa e cioè la lotta contro il narcotraffico.
 
Se a questo aggiungiamo le basi militari esistenti a Panama, quelle che verranno create in Colombia e la presenza minacciosa della IV Flotta nell'Oceano Atlantico, il panorama diventa quanto mai complesso e pericoloso, non solo per il Nicaragua, ma per tutti i paesi la cui colpa sembra essere quella di appartenere all'Alternativa bolivariana per i popoli della nostra America, Alba.

Note:

© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

Per chi fosse interessato, può consultare i resoconti dell'opera del governo durante il periodo 2007-2010, divisi per ministeri ed attività, nel link http://nicaraguaymasespanol.blogspot.com/2010/07/informes-2007-2010-principales-logros.html

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