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Tra pochi giorni il Rio Madgalena, nel Sud della Colombia, inonderà 8.500 ettari di terre espropriate ai campesiños che coltivano caffé

L'ENEL e la diga "El Quimbo" contro la Cacicca Gaitana.

I lavori di una multinazionale a partecipazione ENEL sono stati fermati da uno sciopero dei contadini che lottano per non perdere le loro case, ma il 20 febbraio potrebbe arrivare il corpo antisommossa dell’esercito ......
12 febbraio 2012 - Ernesto Celestini

Nelle scuole colombianne si racconta ai ragazzi della conquista spagnola delle terre dell’Huila, il Dipartimento che si trova nella parte meridionale delle Ande Colombiane lungo le valli dei fiumi Magdalena e Paez, tra le montagne in cui oggi si trova il Parco Archeologico di San Agustin.

In queste terre vivevano le più orgogliose tra le tribù indigene che si opposero, fino alla loro fine, alla conquista, in un'epoca che vide nascere il mito della Cacicca Gaitana, la madre guerriera che vide ucciso il figlio, che guidò il suo popolo fino a vincere una battaglia e vendicarlo trucidando gli invasori ma che perse la guerra con la storia, perché  il suo popolo dovette cedere alle angherie del più forte, che non ha mai avuto remore nell’imporsi usando qualsiasi mezzo, pur di ottenere denaro e potere.

L' Huila è una regione della Colombia in cui è difficile arrivare come turista, malgrado la bellezza del paesaggio e l'interesse dei siti archeologici, perché questa zona è infestata da squadre di guerriglieri/narcotrafficanti che hanno causato, come in numerose altre zone del paese, il fenomeno dei "desplazados", campesiños che, per le minacce ricevute, hanno dovuto lasciare le loro terre per cercare una nuova vita nelle baracche alla periferia delle grandi città. Produce una  tristezza immensa pensare che la Natura parla, mentre la razza umana non la ascolta !


Ma questi problemi non sono i soli ad affliggere la povera gente dell'Huila.  Dopo aver sopportato i disagi creati alla popolazione, negli ultimi trent'anni, dalla diga di Betania che era stata costruita dando tutte le garanzie per il rispetto dei diritti dell'ambiente e della popolazione, da quattro anni sono di nuovo in lotta contro la decisione del governo che ha autorizzato la costruzione di una nuova diga per un nuovo progetto idroelettrico.

Il progetto idroelettrico “El Quimbo” si trova a sud della provincia di Huila, tra la Cordigliera Centrale e quella Orientale, a circa 69 km a sud della città di Neiva, sulla strada per Gigante, a circa 1.300 metri dalla confluenza del Rio Paez nel Rio Magdalena. L’opera è stata inaugurata il 25 febbraio 2011 in presenza del Presidente Juan Manuel Santos.
Il progetto di Emgesa- Impregilo, prevede la costruzione di una grande diga a 150 metri sul livello del mare lunga 635 metri e alta 66 metri e profonda in tutto 410 metri con un bacino idrico di 8250 ha, che dovrebbe generare a pieno regime una energia media di 2.216 GWh / anno utile a fornire circa l'8% del fabbisogno energetico colombiano fino al 2034 o a vendere l'energia prodotta anche fuori dal paese.
Il capitale dalla società appaltatrice Emgesa è formato per il 37,5% da Empresa de Energia de Bogotà, per il 26,9% da Empresa Nacional de Electricidad e per il 21,6% da Endesa, la multinazionale spagnola dell’energia acquisita nel 2008 dall’Enel. L’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) è per il 31% di proprietà dello Stato italiano, nettamente azionista di maggioranza visto che il secondo azionista, la banca BNP Paribas, non arriva al 3,5% delle azioni.
L’investimento della Emgesa sarà di circa 250 milioni di euro ed il valore finale dell’opera sarà di US$ 837 milioni (€.615 milioni).

Dopo quattro anni di proteste e di lotta, il 19 gennaio scorso è stato sospeso uno sciopero regionale proclamato dai sindacati del Huila per dimostrare contro l'impresa Impregilo, appaltatrice per EMGESA, della costruzione di una centrale idroelettrica che sorgerà in una zona espropriata della riserva naturale del Rio de la Magdalena. Questi lavori hanno già provocato, direttamente o indirettamente, la distruzione del ponte El Paso del Colegio che metteva in comunicazione la zona con il resto del paese, anche se EMGESA in un suo comunicato nega ogni collegamento a questo crollo ed ha messo a disposizione dei fondi per la ricostruzione. Ma la situazione è stata aggravata anche dal crollo dell'unico altro ponte della zona che è classificata ad alta sismicità, come tutto il resto della regione.

Lo sciopero è stato sospeso per dar spazio a negoziati senza pregiudiziali per tentare di raggiungere un accordo tra i rappresentanti del governo dell'Huila, i ministri dello Stato, i funzionari di controllo e i rappresentanti delle comunità che hanno subito l'esproprio di terreni. Ni se inunda ...


Sulla stampa locale e sui maggiori quotidiani della capitale esiste ampia documentazione sulle difficoltà vissute dalle oltre 800 famiglie di operai e contadini che hanno dovuto lasciare le loro case e le loro terre per consentire l'inizio dei lavori della EMGESA che, con l'aiuto della polizia tiene lontani i contadini che vogliono tornare alle loro vecchie case, perché con le loro case hanno perso anche il loro lavoro nei campi con cui si procuravano il necessario per sopravvivere.
Secondo i movimenti regionali per la difesa del territorio il vero motivo scatenante dello sciopero non è un'opposizione preconcetta allo sviluppo della regione ma è da ricercare nella politica mineraria energetica proposta dal governo che non si preoccupa di realizzare uno sviluppo sostenibile, non si cura dei problemi sociali a cui vanno incontro le comunità locali, né dei danni culturali derivanti dalle variazioni ambientali e dalla scomparsa degli ultimi discendenti di antiche civiltà indigene.

Il piano del governo ha concesso alle multinazionali straniere, inizialmente spagnole e poi italiane, di aprire un cantiere dopo aver espropriato delle terre coltivate a caffè, malgrado le lunghe proteste dei cittadini che difendono il loro territorio e la loro indipendenza economica.

Quest'opera porterà come beneficio immediato  3000 posti di lavoro per il periodo della costruzione della diga e poi non più di 40 posti di lavoro che serviranno per la manutenzione durante i successivi 20 anni. Come succede in tutti i paesi del mondo per opere di questo livello sono le multinazionali che ottengono la fetta grossa della torta su avallo del governo che tenta di ignorare i problemi sociali derivanti dall’allontanamento forzoso di 800 famiglie dalle loro terre e dai costi sociali che questo comporterà per tutta la comunità locale.

Come già detto questa è un'area altamente sismica, sottratta ad una riserva forestale protetta e quindi, oltre all'impatto sociale, agricolo ed economico a cui saranno soggetti i campesiños si dovrà tenere conto anche dell'impatto ambientale di lungo termine sulla flora, sugli animali e sulle tribù indigene che potranno sopravvivere solo se l'assetto idro-geologico dell'intera area riuscirà a restare pressoché uguale al passato. Ad oggi si può solo immaginare ma non  quantificare il reale danno che subirà l'uomo e la natura. Gli unici dati immediatamente quantificabili sono la perdita di impiego di tutti i contadini della zona e la chiusura di almeno 25 aziende agricole, dedite principalmente alla coltivazione del caffè, già sfrattate dalle loro terre, senza aver ancora né definito né ricevuto il previsto indennizzo  e la  drastica riduzione del pescato nel Rio Magdalena, dopo l'apertura del cantiere.

Nel Huila nel 1988 era già stata autorizzata un'altra multinazionale petrolifera, la “Emerald Energy”, all'esplorazione della zona del Matambo ma l'unico risultato prodotto da questa attività per l'economia locale è stata la rovina economica: non sono stati rispettati né i vincoli previsti dai piani ambientali né si è proceduto al recupero delle foreste, né si è potuto evitare il “ desplazamiento” della popolazione o la distruzione delle lagune come quella di “el Encanto” a Miraflores, le cui acque sono state utilizzate senza nessun controllo né autorizzazione provocando così una sua progressiva  devastazione, accelerata dalla faglia geologica che rende più fragile tutto l'ecosistema della regione.

Il problema sociale è veramente grave non solo per la disoccupazione provocata da questo progetto ma perché a questa seguirà la disperazione per un tessuto sociale distrutto e irrecuperabile. E questo sarà il vero prezzo pagato per quest'opera.

La popolazione ha chiesto una audizione pubblica sulla questione ambientale che metta in trasparenza e chiarezza ogni caso di violazione dei diritti dei popoli indigeni previsti dalla commissione interamericana dei diritti umani. L'avvocato che segue gli interessi delle multinazionali ha affermato che l'audizione non può essere pretesa in quanto contesta la legalità della concessione della licenza e non il mancato rispetto delle norme previste dalla licenza stessa.

Un altro punto essenziale di controversia è la richiesta di una sospensione cautelare dei lavori per evitare che, una volta deviate le acque del fiume, il danno ambientale dell'opera divenga in ogni caso irreversibile, perché in base ai documenti prodotti finora dal governo non trovano garanzie sufficienti alla sicurezza ambientale. Ma questa non è ovviamente l'opinione del governo e delle multinazionali.

Emgesa, la compagnia partecipata da Enel, sta tentando di trovare un accordo diretto con la comunità purché si firmi un documento che permetta di rispettare il programma dei lavori che prevede la deviazione delle acque del Rio Magdalena il prossimo 20 febbraio.   Per  arrivare ad un accordo in tempo utile per decidere se i lavori alla diga dovranno essere sospesi sono stati aperti sette tavoli di trattativa : Poster de El Quimbo

1. su pesca
2. su agricoltura
3. su trasporto e della popolazione locale
4. sull'archeologia
5. sulla geologia
6. sugli impatti sociali economici e culturali
7. su come saranno eseguiti i lavori


Quindi, secondo il calendario di Emgesa, entro il 14 Febbraio dovrà essere trovato un accordo con le popolazioni locali che dia soddisfazione ai dimostranti e che permetta di continuare il lavoro nei cantieri. Il problema diverrà molto serio se non ci sarà nessun accordo e allora potebbe anche essere richiesto l'intervento del corpo antisommossa dell'esercito colombiano.

Sarebbe il dramma dei soldati contro il loro stesso popolo, situazione vissuta già altre volte purtroppo in sud America e non per motivi politici ma solo per tutelare gli interessi di una parte, quella più forte.  Ma questo è il solito prezzo che sono use pagare, da cinquecento anni, le  popolazioni indigene ogni volta che il governo fa progetti per un futuro che sarà migliore, solo per chi viene da lontano.


Il 4 feb. 2012 è stata aperta una petizione popolare : http://www.thepetitionsite.com/1/stop-the-el-quimbo-dam-in-colombia/  che ha raccolto 600 firme.

Note:

NO ALLA DIGA ENEL ! – un video delle comunità in lotta ( con sottotitoli in italiano ) http://www.youtube.com/watch?v=PmURWcTPmYw&feature=youtu.be
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/02/enel-endesa-saga.shtml?uuid=5f6d2472-01b1-11de-89ed-8ebb1d7fcff6&DocRulesView=Libero
http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2011/12/14/il-grido-di-matambo/

http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2011/09/29/la-cattiva-energia-del-quimbo-i/
http://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2011/09/30/la-cattiva-energia-del-quimbo-ii/
http://www.emgesa.com.co/eContent/newsDetail.asp?id=411
http://www.emgesa.com.co/econtent/Library/Images/2010%20Results-EMG_COD-%20English.pdf
http://www.proyectoelquimboemgesa.com.co/site/

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