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Lo stato sfrutta episodi come questo per militarizzare il paese

Messico: verità e giustizia per i normalistas di Ayotzinapa

Il massacro degli studenti è avvenuto grazie alla collaborazione tra istituzioni, narcos e polizia
20 ottobre 2014 - David Lifodi

internet Ha ragione da vendere il giornalista Luis Hernández Navarro quando scrive su La Jornada che la strage degli studenti normalistas di Ayotzinapa dello scorso 26 settembre è un crimen de lesa humanidad, la cui responsabilità ricade interamente sullo stato messicano e sui legami tra le istituzioni, la polizia e il narcotraffico, spesso attori interscambiabili tra di loro.

Sono circa le 21 del 26 settembre quando ottanta studenti della Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos, di Ayotzinapa (municipio di Tixtla, nel sud dello stato del Guerrero), si dirigono in autobus dalla città di Iguala verso la capitale dello stato, Chipalcingo. I normalistas avevano appena fatto una colletta di autofinanziamento per poter partecipare alla marcia in ricordo della strage di Tlatelolco del 3 ottobre 1968. All’improvviso, poliziotti e pistoleros di Iguala hanno dato l’assalto agli studenti, prima sparando contro di loro e poi bloccando gli autobus dove si trovavano affinché non avessero vie d’uscita. Dopo una sparatoria di almeno un’ora, il saldo è stato di sei morti, una ventina di feriti e circa quaranta desaparecidos, alcuni dei quali fatti salire a forza sulle camionette dei militari, che poi li hanno torturati selvaggiamente. Non solo: a mezzanotte, i superstiti, che avevano preso la decisione di denunciare l’accaduto in una conferenza stampa, sono stati attaccati di nuovo dalle squadracce congiunte di pistoleros, poliziotti e uomini legati al narcotraffico appartenenti al cartello della droga Guerreros Unidos: “Non c’è differenza tra gli uni e gli altri”, ha scritto Luis Hernández Navarro, evidenziando che “di giorno i criminali lavorano in uniforme e di notte in abiti civili”. Il giornalista messicano evidenzia, inoltre, che gli studenti di Ayotzinapa provengono in gran parte da famiglie di campesinos, difendono l’istruzione pubblica e lottano per trasformare il paese: quanto basta per essere tolti di mezzo nella più completa impunità che regna nello stato del Guerrero, dove dominano i cartelli del narcotraffico Guerreros Unidos, Los Rojos e La Familia. Il 12 settembre scorso, un commando di cento uomini aveva fatto irruzione nella comunità di Carrizalillo sparando alla popolazione che protestava contro la presenza dell’impresa mineraria Goldcorp. Il Guerrero, però, è anche e soprattutto lo specchio del Messico, un paese dove i crimini di stato come quello di Ayotzinapa, che ricorda molto vicino l’halconazo del 10 giugno 1971 e, in tempi più recenti, i massacri di Aguas Blancas nel 1995 (sempre nel Guerrero) e di Acteal (Chiapas, 1997), rappresentano ormai la norma. Per tutti gli episodi di violenza di questo tipo, lo stato ha sempre incolpato generici grupos que salen de su control, in modo tale da respingere qualsiasi responsabilità diretta. Un esempio lampante viene  dal massacro di San Fernando Tamaulipas, di cui è responsabile uno dei gruppi di narcos più influenti del paese, los Zetas, che hanno compiuto una strage di migranti centroamericani uccidendone quasi duecento: lo stato messicano è stato chiaramente un beneficiario dell’azione dei narcotrafficanti, poiché a Città del Messico, in collaborazione con gli Stati Uniti, da tempo si è scelto la strada di un rigido controllo del flusso di lavoratori immigrati verso il paese a stelle e strisce. In realtà in Messico, tra le tante guerre sporche condotte contro i movimenti sociali, ce ne è una che negli ultimi anni ha preso particolare vigore, con il beneplacito delle istituzioni centrali e statali. Da tempo, infatti, è in corso una battaglia nemmeno troppo sotterranea contro studenti e maestri che mettono in discussione gli aggiustamenti neoliberisti che si ripercuotono anche sulla pubblica istruzione, non a caso nella città di Oaxaca, capitale dell’omonimo stato teatro anch’esso, in passato, della violenta repressione scatenata dall’allora governatore Ulises Ruiz, sono scesi in piazza per esprimere solidarietà ai normalistas i maestri della storica sezione 22 del Sindicato Nacional de Trabajadores de la Educación, quelli dotati di una maggiore coscienza politica. Inoltre, alla campagna contro normalistas e maestri ha contribuito anche Televisa, l’emittente televisiva nota per distorcere l’informazione e aver orientato il voto delle presidenziali verso Peña Nieto, partecipando attivamente alla campagna elettorale per la sua elezione. Non va inoltre dimenticato che il Guerrero è storicamente uno stato dove i sindacati degli insegnanti e i movimenti studenteschi vantano una lunga tradizione di lotta, non a caso gli stessi ragazzi di Ayotzinapa studiavano per ricevere la formazione necessaria a svolgere il ruolo di maestri inviati ad insegnare nelle comunità montane, dove molti docenti rifiutano di andare. Fu sempre nel Guerrero, negli anni ’70, che si sviluppò la ribellione di Lucio Cabañas e del suo Partido de los Pobres, ben raccontata da Carlos Montemayor nel suo romanzo La guerra in paradiso e, più di recente, in parallelo con l’Ezln, sono sorti i movimenti armati dell’Epr (Esercito popolare rivoluzionario) e dell’Erpi (Ejército Revolucionario del Pueblo Insurgente). E ancora, di nuovo nello stato del Guerrero, sotto il governo di Ángel Aguirre Rivero, sono cresciuti gli omicidi politici ai danni di dirigenti e militanti di organizzazioni studentesche, sindacali e di sinistra. Sul massacro dei normalistas di Ayotzinapa, appartenenti alla Federación de Estudiantes Campesinos Socialistas de México, secondo Luis Hernández Navarro ha delle enormi responsabilità anche il Partido de la Revolución Democrática (Prd), in teoria di centrosinistra, che non si è fatto alcun problema ad accettare come sindaco di Iguala José Luis Abarca Velázquez, nonostante evidenti episodi di corruzione in cui era coinvolto, per non parlare della repressione scatenata contro i movimenti sociali della città che, il 30 marzo 2013, culminarono nell’eliminazione di otto esponenti di Unión Popular di Iguala, un’organizzazione popolare che aveva cercato di opporsi alle sue politiche. Ángel Aguirre Rivero ha accettato senza alcun problema il sostegno economico del sindaco di Iguala, che si è esposto in prima persona affinché divenisse governatore, con il beneplacito dei cartelli della droga locali, tra cui Guerreros Unidos. Lo stesso Prd, in occasione del massacro dei normalistas di Ayotzinapa, ha atteso una settimana prima di pronunciarsi sull’episodio, peraltro prendendo le difese di Ángel Aguirre Rivero. Il presidente messicano Peña Nieto ha garantito che lo stato farà di tutto per assicurare i criminali alla giustizia, ma è difficile credergli, visto che da anni i movimenti sociali del paese denunciano le responsabilità dello stesso stato, che sfrutta situazioni come questa per militarizzare il territorio. Lo scorso 3 ottobre, nei pressi di Iguala, sono state scoperte delle fosse comuni con i corpi degli studenti di Ayotzinapa torturati e bruciati. L’indicazione sul luogo delle fosse comuni è arrivata direttamente da uno dei sicari responsabili della mattanza dei normalistas, che ha raccontato le fasi del sequestro degli studenti, avvenuto grazie alla polizia di Iguala con l’aiuto dei narcotrafficanti di Guerreros Unidos.

Su Resumen Latinoamericano è scritto: torturaron a los normalistas y luego los quemaron vivos: seguimos mirando en silencio? È la stessa domanda che ci poniamo anche noi.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
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