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Recensione al libro di Raúl Zecca Castel (Edizioni Arcoiris, 2015)

Come schiavi in libertà. Vita e lavoro dei tagliatori di canna da zucchero haitiani in Repubblica Dominicana

2 gennaio 2017 - David Lifodi

internet

“Se un uomo lavora per un altro uomo, anche se lo chiami operaio, rimane sempre schiavo, e dice che sarà sempre così, sempre, finché ci sarà chi è padrone delle canne e chi è padrone soltanto di un machete per tagliare le canne per il padrone”: questa riflessione, che fa parte di una delle tante raccolte da Raúl Zecca Castel nel suo libro Come schiavi in libertà (Edizioni Arcoiris 2015), esprime bene la vita infernale dei tagliatori di canna da zucchero haitiani in Repubblica Dominicana.

Sono gli stessi picadores, i tagliatori di canna, ad essere per primi consci che la loro vita si esaurirà all’interno dei bateyes, le misere comunità in cui vivono nelle piantagioni durante la zafra, la stagione del raccolto. Emigrati in Repubblica Dominicana nella speranza di trovare un lavoro ed una vita migliore, gran parte dei giovani di Haiti finisce per essere imbrogliata da procacciatori al servizio del Consorcio Azucarero Central (di cui è proprietaria la famiglia guatemalteca Campollo), del Consorcio Azucarero de Empresas Industriales (di proprietà dei Vicini, una famiglia di origine italiana) e della Central Romana Corporation (dei cubano-spagnoli Fanjul) e per lavorare come schiavi al servizio di una di queste tre imprese. Sono schiavi perché lavorano per niente (il salario è misero e spesso garantisce a malapena un pasto al giorno) a causa del controverso sistema della pesatura e del numero delle canne tagliate che provoca malumore ogni volta che arriva il giorno di paga, ma anche per l’impossibilità di mettere da parte dei risparmi. Chi parte per lavorare nei bateyes finisce per rimanerci, poiché, come racconta Junior, un tagliatore di canna intervistato da Raúl Zecca Castel, “non posso dire che taglio la canna, è una cosa brutta, non puoi dirlo” e quindi evitano di tornare al loro paese, dal quale, peraltro, si sono mossi per raggiungere la Repubblica Dominicana affrontando ogni sorta di pericolo, al pari dei migranti impegnati a raggiungere la tanto agognata Europa dall’Africa o dei centroamericani disposti a tutto pur di entrare negli Usa. Nel 2013, evidenzia l’autore, la sentenza 168 emanata dalla Corte Costituzionale dominicana ha determinato  l’abolizione del principio dello ius soli con criterio retroattivo (addirittura fino al 1929) e, di conseguenza, ha trasformato in clandestini centinaia di migliaia di haitiani i quali, da un giorno all’altro, hanno perso il diritto all’istruzione, alla sanità e alla cittadinanza.

Trascorrere una giornata nelle piantagioni a fianco dei tagliatori della canna da zucchero significa toccare con mano violazioni continue dei minimi diritti sindacali. Per i picadores è impossibile protestare e, tantomeno, scioperare. “La terra è loro, noi lavoriamo per loro e dobbiamo accettare quello che dicono loro. Se noi non andiamo a lavorare, ma ci vanno altri, a che serve? Sei tu che ci perdi e in più ti cacciano dal batey”: negli oltre tre mesi trascorsi da Raúl Zecca Castel nei bateyes interviste del genere hanno rappresentato la norma. Il potere delle imprese, padrone assolute del commercio dello zucchero, è tale che l’impegno del sacerdote Christopher Hartley a fianco de i tagliatori della canna da zucchero è costato al religioso l’espulsione dalla Repubblica Dominicana. Hartley aveva denunciato al mondo le durissime condizioni di vita dei braccianti haitiani, costretti a vivere in baracche come animali, senza acqua e luce, confinati in ghetti cinti da filo spinato controllati da guardie armate. Le sue vibranti proteste contro l’estabilishment politico-economico dominicano gli sono valse prima una serie di minacce di morte che hanno obbligato lo stesso governo a garantirgli una scorta 24 ore su 24 e poi la cacciata dal paese. Leggendo il libro di Raúl Zecca Castel, caratterizzato da una rigorosa indagine sociale e antropologica, emerge che la vita nei bateyes procede sempre uguale senza alcuna speranza di cambiamento per i lavoratori, nonostante la società civile si dedichi con tenacia al cambiamento, a partire dal Centro de Atención Jesus Peregrino e dall’avvocata Noemí Méndez  che pure, per la prima volta,  è riuscita a far risarcire un bracciante licenziato senza motivo da un’impresa del gruppo Vicini. Annota Raúl Zecca Castel: “La sentenza ha condannato l’impresa  a pagare un indennizzo di quasi 400mila pesos (circa 6mila euro) a un uomo che mediamente guadagnava  l’equivalente di 3 euro per ogni giornata lavorativa, che al tempo di tale sentenza viveva in una baracca costruita  con pezzi di lamiera, legno, cartone e altri materiali di scarto, e il cui figlio, a causa di un incidente, stava per perdere l’uso di un occhio poiché persino il trasporto in ospedale risultava troppo costoso. Ci sono voluti cinque anni e nove mesi affinché la giustizia gli desse ragione”.

Frequenti incidenti e malattie caratterizzano la vita della maggior parte dei tagliatori della canna da zucchero haitiani, in fuga da disoccupazione, violenza, povertà e disastri naturali, ma ripudiati e schiavizzati da una nazione, la Repubblica Dominicana che dovrebbe essere gemella di Haiti, “due facce della luna caraibica che si specchiano una di fronte all’altra e si riconoscono vicine, ma diverse, abbracciate ma diffidenti”, sottolinea Fabrizio Lorusso nella prefazione. E allora, vittime delle politiche dominicane all’insegna dell’anti-haitianismo, migliaia di giovani finiscono per perdere vita e dignità in qualche batey sperduto della Repubblica Dominicana. Raúl Zecca Castel racconta tutto ciò, descrivendo la vita di questi moderni schiavi impegnati in un lavoro massacrante per arricchire latifondisti, zuccherifici e caporali, i capataz al servizio delle imprese. Sullo sfondo, sottolinea ancora Lorusso, “il razzismo contro i negros, gli abusi di classe, di genere e lavorativi che subiscono i braccianti”.

Come schiavi in libertà. Vita e lavoro dei tagliatori di canna da  zucchero haitiani in Repubblica Dominicana

di Raúl Zecca Castel

Prefazione di Fabrizio Lorusso

Edizioni Arcoiris, 2015

Pagg. 265 

€ 14

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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