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DESPARECIDOS

Argentina: Il volo della morte finito in gabbia

E' cominciato ieri a Madrid il processo contro Adolfo Scilingo, uno dei militari argentini che caricavano i prigionieri sugli aerei per poi gettarli, ancora vivi, nel Rio de la Plata
16 gennaio 2005 - Claudio Tognonato
Fonte: Il Manifesto 15-01-2005

Il capitano non riusciva a dormire. Gli incubi invadevano la notte e solo l'alcool riusciva a sollevarlo dal terrore. Il sogno ricorrente era sempre lo stesso, cadeva da un aereo in volo insieme ad altri corpi nudi in mezzo all'oceano. Ieri è cominciato in Spagna il processo contro Adolfo Scilingo, militare argentino che nel 1995 ha confessato al giornalista Horacio Verbitsky come furono uccisi migliaia di desaparecidos. Scilingo sceglie di confessare ma non è un militare pentito, non ha rimorsi, solo che non riusciva più dormire, gli incubi lo assillavano. Scilingo confessa di aver partecipato durante la dittatura militare 1976-83 ai «voli della morte» in cui i «sovversivi» erano gettati vivi in mare. Dall'Escuela de Mecanica de la Armada (Esma) ogni mercoledì partiva un aereo carico di persone che erano state sequestrate e torturate in ciò che fu il principale campo di concentramento della dittatura. Scilingo racconta che i «voli» si susseguirono per due anni, a volte due voli la settimana.

Il volo della morte

«Sono andato in cantina, dove c'erano quelli che avrebbero volato. Giù non restava nessuno. Fu loro detto che sarebbero stati trasferiti al sud e che per questa ragione sarebbero stati vaccinati. Furono così vaccinati...cioè fu loro somministrata una dose per intontirli, un sedativo. E così li si addormentava (...) Dopo sono stati messi su un camion della Marina, un camion verde con un telone. Siamo andati all'aeroporto militare, siamo entrati dalla parte posteriore, e lì ho saputo che l'aereo sul quale avremmo fatto il volo non sarebbe stato un Electra della Marina ma uno Skyvan della Prefettura (...) Ci sono quattro cose che mi fanno star male: i due voli che ho fatto, la persona che ho visto torturare e il ricordo del rumore delle catene e dei ceppi che venivano messi ai piedi dei prigionieri. Li ho visti appena un paio di volte, però non posso dimenticare quel rumore (...) Una volta che avevano perso i sensi venivano spogliati e, quando il comandante, a seconda di dove si trovava l'aereo, dava l'ordine, si apriva lo sportello e venivano gettati di sotto nudi, a uno a uno. Questa è la storia. Macabra ma reale e che nessuno può smentire. Non riesco a dimenticare l'immagine dei corpi nudi sistemati uno sopra l'altro nel corridoio dell'aereo come in un film sul nazismo. Nello Skyvan venivano gettati dallo sportello posteriore, che si apre verso il basso. È uno sportellone molto grande, ma senza posizioni intermedie, o è chiuso o è aperto. Il sottufficiale teneva giù con il piede una specie di porta oscillante, per lasciare uno spazio di 40 centimetri verso il vuoto. Da lì cominciavano subito dopo a scaricare i sovversivi. Data la situazione, nervoso com'ero, per poco con cado e vengo risucchiato dal vuoto. Sono scivolato e loro mi hanno ripreso». Questo è uno stralcio della confessione di Adolfo Scilingo (Horacio Verbitsky, Il volo Feltrinelli 1996), questo è il suo incubo, anche se non racconta tutta la verità. Il militare dice che una volta narcotizzati i prigionieri erano gettati in mare, ma poi racconterà anche che qualcuno si svegliava e riusciva a resistere e che proprio uno di loro è stato la causa del suo scivolone.

La settimana scorsa, a Buenos Aires ho incontrato Horacio Verbisky, tra i principali testimoni dell'accusa nella causa contro Scilingo, che mi ha detto che ora il militare vuole ritrattare completamente la sua confessione. Sette anni fa, quando Scilingo è stato invitato dal giudice spagnolo Baltasar Garzón a testimoniare nella causa contro i militari argentini per crimini contro l'umanità, ha ingenuamente creduto che la sua collaborazione con il processo lo avrebbe risparmiato dall'accusa.

Ora davanti alla Audiencia Nacional spagnola Scilingo è incriminato di genocidio per concorso in 30 assassinati, 93 lesioni, 225 atti di terrorismo e 286 casi di tortura per i quali l'accusa chiede 6.626 anni di carcere. «Questo è un processo storico perché sarà la prima volta che un militare argentino dovrà rendere conto personalmente e davanti ad un tribunale straniero. Negli altri casi, i repressori sono stati condannati in assenza da tribunali di Francia e Italia. Se verrà condannato, Scilingo dovrà scontare la pena in Spagna» ha dichiarato ieri al giornale argentino Clarin l'avocato di parte dell'accusa Carlos Slepoy.

Lunedì 17 gennaio sarà il turno di Scilingo e il 19 cominceranno a sfilare i testimoni dell'accusa, oltre a Verbitsky, ci saranno circa 150 testimonianze, tra cui 21 sopravvissuti al campo di concentramento dell'Esma, il Premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel, l'ex pubblico ministero nel processo contro la Giunta militare, Julio Strassera, lo scrittore Ernesto Sabato e la presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo Estela Carlotto.

Piano sistematico di sterminio

Nel 1995, quando Scilingo si decide a parlare erano passati quasi vent'anni dall'inizio della dittatura militare di Jorge Videla e nessuno, mai nessun militare aveva ammesso la propria responsabilità nei crimini contro i desaparecidos. Solo questo fatto è già eloquente della coesione delle Forze armate argentine che, senza fessure, si sono chiuse intorno al loro segreto. Anche per chiarire questo fatto è utile la confessione di Scilingo che spiega: «La maggior parte di noi fece un volo, a rotazione, una specie di comunione (...) Era qualcosa che doveva essere fatto. Non so cosa senta un boia quando deve uccidere, abbassare la lama o attivare la sedia elettrica. A nessuno piaceva farlo, non era gradevole. Però lo si faceva e si capiva che quello era il modo migliore, non c'era nemmeno da discutere. Era qualcosa di supremo che si faceva per il paese (...) Venivano da tutto il paese facendo a turno. Qualcuno può essersi salvato ma solo per caso. Se fosse stato un gruppetto, ma non è vero, è stata tutta la Marina (...) mandavano in trasferta ufficiali di tutto il paese, per un fine settimana o per un giorno».

Di fronte a questa ammissione è difficile credere che qualche militare in servizio all'epoca della dittatura non fosse a conoscenza della politica di sterminio che sistematicamente era attuata. Le tecniche cambiavano, ma negli oltre 360 campi di concentramento distribuiti in tutto il paese la gente scompariva nel nulla.

Il processo contro Scilingo vuole provare che durante la dittatura militare argentina è stato messo in atto un piano sistematico e generalizzato di repressione. Nel 1995 la sua confessione fu decisiva per chiarire definitivamente la fine dei desaparecidos. Allora anche i più increduli hanno capito che avevano ragione le Madri di Plaza de Mayo.

Basta uno sguardo alla storia recente dell'America latina per capire che non c'è da stupirci se oggi nella democratica America sono ammesse tecniche di tortura negli interrogatori. I militari cileni o argentini non hanno inventato nulla, sono stati formati negli Stati uniti. La Escuela de las Américas fu creata in Panama nel 1946 e successivamente, nel 1984 fu trasferita a Fort Benning, Georgia. Il compito di questa Scuola militare è ancora oggi, quello di addestrare i militari nelle tecniche di combattimento, commando, spionaggio e tortura. Dal momento della sua creazione la Scuola ha formato nelle tecniche golpiste ad oltre 62.000 ufficiali, tra cui i principali dittatori e torturatori dell'America Latina. Alla Soa, School of the Americas, che dal 2001 si chiama Western Hemisphere Institute for Security Cooperation (Whisc), si laureano ogni anno fino a mille ufficiali dei diversi eserciti dell'America latina.

Nuove tecniche di desaparicion

In questo quadro la «novità»argentina è stata la tecnica della desaparición. I prigionieri politici non erano ammucchiati in campi di calcio, niente arresti di massa, niente carceri, niente fucilazioni né assassinii clamorosi come in Cile. Gli oppositori sarebbero stati sequestrati da gruppi non identificati, caricati su vetture senza targa e fatti scomparire. Il mondo non doveva vedere ciò che accadeva. Si era sempre più consapevole della potenza dei mezzi di comunicazione di massa. In Italia nasceva la Loggia P2 (Propaganda 2) e Licio Gelli girava il mondo con passaporto argentino (il nesso tra militari argentini e P2 resta ancora un capitolo tutto da chiarire).

Lentamente, in sordina e con la complicità internazionale, ebbe inizio il più grande genocidio della storia argentina. I sequestri furono sempre più frequenti e si ripetevano secondo le stesse modalità. La stragrande maggioranza avveniva di notte in casa delle vittime. Il commando occupava la zona circostante ed entrava nelle case facendo uso della forza. Terrorizzava e imbavagliava perfino i bambini obbligandoli a essere presenti. La vittima veniva catturata, brutalmente colpita e incappucciata, poi trascinata fino alle macchine che aspettavano mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva. Anche nei casi in cui i vicini o i parenti riuscivano a dare l'allarme, la polizia non arrivava mai. La maggioranza della popolazione era terrorizzata e non era nemmeno facile trovare testimoni. Nessuno aveva visto nulla.

Dal momento in cui avveniva il sequestro la persona restava totalmente isolata dal mondo esterno. Depositata in uno dei numerosi campi di concentramento o in luoghi intermedi di detenzione dove veniva sottoposta a torture infernali.

In questo modo migliaia e migliaia di persone diedero forma alla fantasmatica categoria dei desaparecidos. Nessun interrogativo trovò una risposta: la polizia non aveva visto nulla, il governo faceva finta di non capire di che cosa si stesse parlando, la Chiesa non si pronunciava, gli elenchi delle carceri non registravano le loro detenzioni, i magistrati non intervenivano. Intorno ai desaparecidos si era alzato un muro di silenzio.

Ma perché una dittatura con una forza militare schiacciante ha scelto come strategia quella di far scomparire oltre 30.000 oppositori? Perché dopo la tortura e l'inumana prigionia queste persone non hanno avuto almeno il diritto a una condanna a morte? Perché non sono stati sepolti, perché la distruzione dei corpi? Perché desaparecidos?

Non c'è risposta che possa spiegare questa premeditata violazione di ogni diritto della persona. Di fronte a queste atrocità ogni logica decade, diventa inumana, e quando una logica diventa inumana non è più logica.

Obiettivo strategico del progetto militare era la distruzione del passato. Perché se non esistesse il passato, in quella particolare forma di esistenza che è il non esserlo già, non esisterebbe nemmeno il presente e al futuro mancherebbe la possibilità di proiettarsi.

Ma il passato non scompare mai, resta, non passa mai perché è già passato. La confessione del capitano Adolfo Scilingo ne è una prova.

Note:

Vedi anche :

Argentina: è cominciato il turno dell'accusa nel processo di Madrid contro Scilingo
in :
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_9285.html

Argentina: la difesa di Scilingo convoca a testimoniare noti esponenti dell'ESMA ma non a Madrid
in :
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_9203.html

Argentina: l'imputato Scilingo cambia strategia difensiva: colpo di scena nel processo di Madrid
in :
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_9166.html

Argentina: alla sbarra in Spagna l'ex cap. Scilingo, ex pentito dei "voli della morte" della Marina argentina
in :
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_9083.html

Argentina: La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di sei militari argentini per tre desaparecidos nell'ESMA
in :
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8166.html

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