Solidarietà e sostegno ad Andrea Natale e a tutta la gestione della Lecceta. Non cali il silenzio sull'atto vandalico. Parco Nazionale Costa Teatina: positivo che ci sia un passo ma commissario tecnico sarebbe stato preferibile alla politica

17 agosto 2014
Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo, Ass. Antimafie Rita Atria, Ass. Culturale Peppino Impastato)

la tartaruga in legno col collo spezzato - Lecceta

Sono ormai passati oltre due settimane dall'atto vandalico che ha devastato il Centro Visite della Riserva Naturale Regionale “Lecceta di Torino di Sangro”. Un episodio gravissimo che appare ormai sorpassato dall’avanzare della cronaca.  Non è giusto che sia così, non può calare il silenzio su un atto a tratti inquietante. E’ necessario mantenere alta l’attenzione e porsi come argini civili e sociali ad atti che colpiscono e devastano tutta la comunità. Si torna ad esprimere massima solidarietà e sostegno al Direttore della Riserva Andrea Rosario Natale e alla Cooperativa Terracoste, che quotidianamente curano, difendono e tutelano un preziosissimo angolo di paradiso come la Lecceta. L'atto vandalico non si può derubricare a semplice furto: le modalità in cui è avvenuto, l’oggetto a forma di tartaruga (la tartaruga Testudo Hermanni è il simbolo della Lecceta) a cui è stata mozzata la testa lasciato all’ingresso che evoca intimidazioni in stile mafioso, il precedente del dicembre scorso del taglio dei 29 ulivi allo stesso Andrea, altro altri atti avvenuti negli anni scorsi (a partire dai pneumatici tagliati alle auto di alcuni operatori) fanno pensare a ben altro. Lo stesso biglietto lasciato all’ingresso del Centro Visite, e che sembra aver colpito l’immaginario di tanti, non appare il gesto di un ladro “gentiluomo” che vuol chiedere scusa, quasi ferito lui dal gesto appena commesso. Un’interpretazione che non sembra accettabile, per il luogo, perché in quel remoto caso non si aveva nessuna necessità di rompere il vetro dopo aver aperto la porta, non si mozza la testa ad una tartaruga di legno, non si agisce con organizzazione e con quelle modalità, non si getta a terra materiale informativo e gadget collocati lì dove certo non ci possono essere denaro o oggetti preziosi in oro. Nella migliore delle ipotesi chi ha lasciato quel biglietto voleva solo irridere sprezzante.  

Non si può lasciar vincere la barbarie, l’intimidazione, la violenza. Continuiamo a credere che sia possibile costruire un Mondo più equo e sostenibile, umano, giusto, dove parole oggi quasi indicibili perché soffocate dai veleni e dai gas dei Signori delle Guerre e della Speculazione, del Profitto e del Mercato, siano pane quotidiano.

In tutti questi anni tante sono le battaglie comuni, per l’acqua pubblica, contro la deriva petrolifera, per una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti, contro ogni altra minaccia al territorio, all’ambiente e alla salute, contro la cementificazione e per la tutela delle coste e delle Aree Protette, a partire dalla conclusione dell’iter istitutivo del Parco Nazionale della Costa Teatina. Un iter che ormai ha superato abbondantemente i 13 anni, un record vergognoso per la Regione che si vanta di essere la “Regione Verde d’Europa” (un verde che, come si è già tantissime volte denunciato, è sempre più sbiadito dal nero petrolio, per il taglio di risorse e territorio ad alcune aree protette, dai colori non certo accesi di depuratori non funzionanti, dai veleni di una delle discariche più grandi d’Europa e delle realtà simili, dal grigio della cementificazione, dalla presenza sempre più capillare e attiva delle mafie).

Novità sembrano esserci all’orizzonte: è stato nominato un commissario. Ogni passo verso il completamento dell’iter può oggi essere considerato positivo, lo stallo in cui si è tornati non è accettabile. Ma proprio per questo è doveroso non tacere e trascurare le criticità. Per un’iter così travagliato, e sempre irto di insidie e difficoltà, sarebbe stato probabilmente preferibile un commissario tecnico e il più possibile considerato vicino al territorio. Un commissario al di sopra della stessa politica che non è riuscita a concludere la vicenda, e che nei 13 anni passati non ha dato positiva immagine di sé, e che non faccia temere, ipotizzare, pensare a nessuno che il futuro Parco sia un carrozzone dove collocare poltrone e non portatore (come dovrà essere, e vigilare su questo sarà un compito a cui mai rinunceranno movimenti, comitati, associazioni, cittadini) di una visione, tutela, amore per la costa teatina e tutto il nostro territorio.

Ci si augura che il commissario possa svolgere il suo ruolo, e portare a compimento la perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina anche in meno dell’anno che alcune dichiarazioni di stampa adombrano, alla luce soprattutto delle tante minacce che si stagliano all’orizzonte soprattutto sul fronte della deriva petrolifera. Si resta in attesa, pronti a sostenere ogni positivo passo, ogni avanzamento verso la realizzazione di quanto si aspetta da tanto, troppo tempo e a festeggiare, speriamo il prima possibile e nel miglior modo possibile, il nuovo Parco. Restando sempre vigili e attenti, senza indugi o indulgenze. Sono troppo freschi, e impressi nei cuori e nelle menti, vicende come la scoperta della mega discarica, quanto accaduto in questi anni proprio sul Parco, per non parlare degli attualissimi  “sblocca trivelle”, “inquinatore protetto” e (anche se son passati ormai anni ma attualissimo negli effetti) decreto Così Passerà Ombrina Ma Non Solo.

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