"La scuola non può rinunciare alla propria funzione di palestra di democrazia e legalità"
Un segnale di allarme arriva dal mondo della scuola. Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina "Diritti Umani" (CNDDU), insieme all'Associazione Apidge, ha inviato una richiesta formale di incontro urgente al Ministro dell'Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, con comunicazione inviata per conoscenza anche alla Presidenza della Repubblica.
Al centro della richiesta, firmata dall'avv. Alessio Parente, Segretario generale del CNDDU, c'è una preoccupazione concreta e documentata: le recenti riforme degli ordinamenti scolastici — in particolare la revisione dei quadri orari degli istituti tecnici e professionali — stanno progressivamente riducendo le ore dedicate alle discipline giuridiche ed economiche, afferenti alla classe di concorso A-46.
Sarebbe riduttivo leggere questa vicenda come una semplice controversia sindacale o corporativa. Come sottolinea il CNDDU, la questione è più profonda: riguarda la qualità dell'educazione civica che la scuola è in grado di offrire alle nuove generazioni.
Le discipline giuridiche ed economiche non sono materie "di servizio": sono strumenti fondamentali attraverso cui i giovani imparano a orientarsi nei sistemi normativi, a comprendere i meccanismi democratici, a esercitare consapevolmente i propri diritti e ad assumersi i propri doveri. Ridurne la presenza nell'orario scolastico significa, concretamente, impoverire la formazione del cittadino.
L'appello
Il CNDDU non si limita a denunciare un problema ordinamentale, ma solleva anche una questione di principio: tale ridimensionamento potrebbe entrare in tensione con i principi fondamentali della Costituzione italiana, in particolare quelli che garantiscono l'uguaglianza nell'accesso a un'istruzione completa e che assegnano alla scuola un ruolo centrale nella formazione integrale della persona.
La Costituzione italiana — all'articolo 3, ma anche negli articoli 33 e 34 — disegna una scuola come luogo di emancipazione e sviluppo della personalità. Una scuola che riduce gli spazi per la comprensione del diritto e dell'economia rischia di consegnare ai propri studenti strumenti spuntati per affrontare la realtà civile e sociale.
La proposta
Per affrontare costruttivamente la questione, il CNDDU propone l'apertura di un tavolo di confronto istituzionale con tre obiettivi precisi:
- analizzare l'impatto reale delle riforme sulla classe di concorso A-46;
- individuare correttivi per garantire adeguate disponibilità orarie;
- rilanciare il valore strategico delle discipline giuridico-economiche nell'offerta formativa nazionale.
Come ha dichiarato il prof. Romano Pesavento, Presidente Nazionale del CNDDU: «La scuola non può rinunciare alla propria funzione di palestra di democrazia e legalità e per farlo ha bisogno di strumenti culturali solidi, tra cui le competenze giuridiche ed economiche».
Perché riguarda tutti
Per chi si occupa di diritti umani e cittadinanza attiva, questa vicenda merita attenzione. La compressione delle ore di educazione giuridica non è un problema tecnico riservato agli addetti ai lavori: è un indicatore di come si concepisce la funzione della scuola nella società.
Il CNDDU auspica una risposta tempestiva dal Ministero dell'Istruzione. PeaceLink si unisce all'auspicio che si apra un confronto serio, nel quale la scuola torni a essere riconosciuta per quello che deve essere: non solo un'agenzia di formazione per le aziende, ma il luogo dove si costruisce la cittadinanza democratica del paese.
Per contatti con il CNDDU:
Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina "Diritti Umani"
coordinamentodirittiumani@gmail.com — sito web: https://sites.google.com/view/docentiperidirittiumani/home
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