Conflitti

Nassiriya, una missione all'ombra del petrolio

13 maggio 2005
Toni Fontana

In un documento datato 11 novembre 2004, un anno dopo la strage di Nassiriya (12 novembre 2003), che il ministro degli Esteri Franco Frattini inviò alla Camera, venivano riassunti i motivi che sono alla base della partecipazione italiana alle missioni militari all’estero, ed in special modo in Iraq. La Farnesina, in sintesi, spiegava che «l’impegno italiano per la sicurezza internazionale» è determinato da «un calcolo razionale del nostro interesse». A pagina 2 questa filosofia viene ulteriormente specificata: il ministro Frattini spiega che «il nostro impegno nelle missioni di pace rappresenta un s! olido investimento» e che, di conseguenza, «possiamo attenderci considerevoli benefici economici dalla stabilizzazione di regioni sensibili per i nostri approvvigionamenti e per le prospettive di apertura di nuovi mercati e di nuove aree di collaborazione». A quali approvvigionamenti si riferisce il ministro degli Esteri, oggi commissario europeo?

Secondo un’inchiesta che sarà pubblicata oggi dal settimanale Diario e trasmessa su Raitre (l’autore è Sigfrido Ranucci di Rainews24) l’interesse dell’Italia in Iraq è «l’oro nero», il petrolio del quale il paese mediorientale possiede il secondo giacimento al mondo. Mai, nei tanti dibattiti parlamentari che si sono tenuti da due anni a questa parte, il governo non ha mai citato il petrolio tra le ragioni che hanno portato alla decisione di inviare le truppe a Nassiriya. Fin dagli esordi della spedizione (alle Camere se ne parlò per la prima volta il 14 e 15 aprile 2003, pochi giorni dopo la caduta di Baghdad) Frattini, e successivamente Fini, hanno solo ed esclusivamente parlato di «iniziativa umanitaria». Secondo l’inchiesta che uscirà oggi pochi giorni prima dell’inizio dell’attacco anglo-americano contro l’Iraq di Saddam il governo italiano aveva ricevuto un voluminoso dossier redatto dal professor Giuseppe Cassano, docente di statistica economica a Teramo, per! conto del ministero delle attività produttive. L’analisi dello studioso era iniziata sei mesi prima della guerra e aveva come oggetto le opportunità che si offrivano all’Italia di sfruttare le risorse petrolifere irachene.

Il relatore è convinto che l’Italia possa puntare sui «giacimenti di Halfaya e Nassiriya». Sul fatto che l’Eni avesse raggiunto, come altre aziende e governi europei, un accordo con gli iracheni non vi sono dubbi. Di questo parlano anche i documenti citati nel rapporto sull’energia che Bush ebbe dal suo vice Cheney all’inizio del suo primo mandato. Viene citato un accordo, datato 1997, e realizzato tra gli iracheni da un lato e le compagnie Eni e Repsol (Spagna) dall’altro per lo sfruttamento di immense riserve, varianti tra i 2,5 e i 4 miliardi di barili. Tra la metà degli anni novanta ed il 2000 (come conferma l’ex dirigente Eni Benito Li Vigni) l’Eni aveva dunque raggiunto un’intesa con Baghdad che però (come per altri accordi realizzati coi i russi ed altri paesi occidentali) non si tramutò nello sfruttamento dei pozzi perché Saddam pretendeva come contropartita la fine dell’embargo che solo gli americani erano in grado di decretare. Il professor Cassano, nel dossier consegnato al governo, guarda però al «dopo Saddam» ipotizzando che, a guerra conclusa, vi sarà dapprima una «fase emergenziale» e quindi si aprirà la corsa per la ricostruzione.

La «seconda fase - scrive il relatore - sarà più interessante della prima». Come abbiano appreso da una fonte diplomatica funzionari dell’Eni si sono recati a Nassiriya «ma solo per brevi periodi» e, anche se gli americani sono orientati a confermare i contratti realizzati ai tempi di Saddam, le condizioni di sicurezza non hanno finora permesso l’avvio della ricostruzione. A Nassiriya vi è una grande raffineria nella quale sono in funzione impianti relativamente moderni realizzati dai russi negli anni settanta, ma la produzione è modesta. Il documento del professor Cassano dimostra dunque, prove alla mano, che poche settimane prima della guerra e fin dalla metà degli anni novanta il governo italiano e l’Eni avevano puntato gli occhi sul petrolio di Nassiriya. Mentre, in Parlamento, Frattini chiedeva voti per la «missione umanitaria», nei cassetti della Farnesina c’erano già i piani per «solidi investimenti» e soprattutto per garantire «i nostri approvvigionamenti».

Articoli correlati

  • Riunite con i loro bambini “futuri terroristi”, le donne yazidi vengono ripudiate
    Pace
    Confine Iraq-Siria

    Riunite con i loro bambini “futuri terroristi”, le donne yazidi vengono ripudiate

    Gli anziani yazidi rinnegano i figli delle ex schiave dello Stato islamico, costringendole a scegliere tra i loro bambini e la loro comunità
    9 aprile 2021 - Martin Chulov e Nechirvan Mando ad Arbil
  • Un viaggio di pace
    Pace
    Nel Kurdistan iracheno il momento finale del viaggio di Papa Francesco

    Un viaggio di pace

    I Curdi e il Kurdistan, grazie alla loro accoglienza al Papa, hanno confermato, come sempre, di essere un popolo di pace e terra di accoglienza, fratellanza e convivenza tra culture, religioni ed etnie diverse, se questa terra viene lasciata e tenuta lontana dagli interessi politici ed economici.
    7 marzo 2021 - Gulala Salih
  • Iraq, la rivolta continua
    Conflitti
    La situazione attuale

    Iraq, la rivolta continua

    Dopo la pandemia, il crollo del prezzo del petrolio e la nomina, frutto del compromesso tra USA e Iran, di al-Kadhimi come primo ministro, cosa è cambiato?
    19 ottobre 2020 - Valeria Poletti
  • Da piazza Tahir all'Italia: la guerra porta solo altra guerra
    Pace
    Foto dalle piazze pacifiste italiane

    Da piazza Tahir all'Italia: la guerra porta solo altra guerra

    Il 25 gennaio in oltre 50 città italiane associazioni, movimenti e cittadini hanno organizzato eventi aderendo all'appello Spegniamo la guerra, accendiamo la Pace. PeaceLink pubblica le foto di alcune piazze. E alla vigilia è stata diffusa un'importante lettera dalla società civile irachena
    27 gennaio 2020
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)