Per non dimenticare

Srebrenica: a dieci anni dal massacro

Da zona protetta, alla mercè dell'esercito serbo
Giacomo Alessandroni10 luglio 2005

Benventi a Srebrenica A dieci anni dal massacro di Srebrenica, dove trovarono la morte nel modo più cruento vecchi, bambini e donne [quelli che in gergo tecnico chiamiamo civili], l'undici luglio 2005 si possono finalmente celebrare le esequie, dando un nome - purtroppo non più un volto - a seicentodieci persone estratte dalle fosse comuni ed identificate in questi anni. All'appello mancano ancora settemila persone da identificare. Di fronte a questo massacro, dieci anni fa ci siamo vergognati per come la comunità internazionale, l'Europa e la Nato non hanno saputo impedire questo sterminio che ne seguiva molti altri. Un altro aspetto da non dimenticare è che queste ottomila vittime, erano musulmane e ancora ieri [9 luglio] a Belgrado si sono commemorate le vittime serbe con tanto di messaggio dei leader nazionalisti del partito radicale di Seselj [dal carcere dell'Aja], con l'appoggio della chiesa ortodossa serba. Oggi, nell'ex-Jugoslavia, non si è ancora raggiunta una situazione di pace e sicurezza. Manca una volontà di ricercare verità e giustizia nel senso più alto del termine. E finché le stesse chiese non si riconcilieranno tra loro e cercheranno di trovare una via comune per la convivenza, non sarà possibile una pace stabile e duratura. Va da sé che tutti i morti sono uguali - indipendentemente dal loro credo politico o religioso - come ogni guerra va condannata indipendentemente da chi la proclama senza privilegiare, nell'informazione, nessuno.

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