Gli Iracheni Si Sono Pronunciati, Ma Non All'Unisono
Ma una settimana dopo che un 70 precento documentato dei 15 milioni di iracheni aventi diritto al voto si è affollato alle urne, gli effettivi risulatati - e il ruolo che essi giocheranno nei giorni a venire - può non essere rassicurante. Stando alle relazioni preliminari, ne viene fuori che le speranze dell'amministrazione in un governo liberale, le cui parti costituenti sono sufficientemente deboli da costringersi a compromessi che prevengano il disintegro dell'Iraq ma fuori dalla loro portata, potrebbero diventare più difficili di quello che si credeva. A dire il vero, le forze centrifughe dell'identità etnica e religiosa possono effettivamente esseresi rafforzate come conseguenza delle elezioni, come molti critici dell'amministrazione avevano previsto, particolarmente dopo che l'adozione del plebiscito di Ottobre di una costituzione provvisoria ha trasferito i luoghi del potere dal governo centrale alle regioni. "La cosa spiacevole è che il punto d'incontro dell'identita degli Iracheni è stato davvero perso," ha detto Rend Al-Rahim, capo della Fondazione Dell'Iraq qui. "Gli Iracheni stanno ancora votando per i loro rancori; stanno votando il loro vittimismo." Mentre gli sforzi di Washington di convincere la popolazione Sunnita a partecipare al "processo politico" sembrano aver avuto successo, sembra altamente improbabile che i Sunniti ottengano abbastanza seggi da esercitare una maggiore influenza in qualsiasi nuovo governo. La loro frustrazione, già evidenziata dalle furiose accuse di brogli elettorali a Baghdad e dalle minacce di boicottare il nuovo parlamento, può accrescere il loro risentimento e quindi alimentare le proteste, secondo quanto dicono gli esperti qui. "C'è un tale accanimento e diffidenza tra la comunità araba Sunnita che l'accettazione (dei risultati elettorali) da parte di alcuni leader diminuirebbe la loro credibilità e, in alcuni casi, potrebbe mettere questi leader cooperativi in un serio pericolo di uccisione," ha detto al San Francisco Chronicle Wayne White, un analista dirigente in pensione del Dipartimento di Stato dell'Istituto per il Medio Oriente. Nel complesso è stata scoraggiante per Washington l'inaspettatmente scarsa presenza di partiti laici, in particolare della Lista Nazionale Irachena (LNI), giudato dall'ex Primo Ministro Ayad Allawi, che l'amministrazione sperava sarebbe emerso con abbastanza forza da diventare indispensabile nella formazione di un nuovo governo. Con un connotazione nazionale, contro una faziosa o etnica, un LNI forte al governo avrebbe esercitato un'influenza coesiva sull'intero paese. Stando alle ultime notizie, tuttavia, l'LNI ha ricevuto solo l' 8% circa dei voti a livello nazionale. Questa è stata un'ulteriore delusione per Washington, la quale sperava che il palese corteggiamento di Allawi nei confronti degli elettori Sunniti avrebbe consolidato le forze laiche della nazione e fatto da contrappeso alla coalizione Sciita governante, l'Alleanza degli Iracheni Uniti (AIU). Ancora un altro partito laico, la Conferenza Nazionale Irachena (CNI) dell'ex pupillo del Pantagono e dei neo-conservatori, nonché Vice-Premier Ahimad Chalabi, ha ottenuto meno dello 0,5% dei voti che, se si dovesse confermare, gli negherebbe una qualsiasi rappresentanza in parlamento. Quel che ne consegue, secondo molti analisti, compreso l'amabsciatore americano a Baghdad, Zalmay Khalilzad, è che la maggior parte degli iracheni giovedì scorso ha votato seguendo linee etniche o religiose. "Sembra che la gente abbia preferito votare in base alle loro identità etnche e religiose," ha detto giovedì, aggiungendo, "ma affinché l'Iraq abbia successo ci dev'essere una cooperazione che vada aldilà delle etnie e delle fazioni." L'insuccesso delle votazioni suggerisce che sarà difficle accordarsi. Il partito Sciita AIU sembra compatto nel volersi accapparare poco meno della metà dei 275 seggi in parlamento e, con l'aggiunta delle liste associate all'Alleanza, superare il 50% necessario per formare un suo governo. Sono richiesti comunque i due terzi dei voti per eleggere un presidente, cosicché l'Alleanza, che comprende il Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI), il Partito Dawa del Primo Ministro Ibrahim Al-Jafari, e i seguaci di Muqtada Al-Sadr, avrà messo in piedi almeno una coalizione o partito di maggioranza. Come ha già fatto dopo le elezioni dello scorso gennaio, così potrebbe benissimo fare l'AIU con i due principali partiti Curdi, che insieme controlleranno poco più del 20% dei seggi. In quanto coalizione apertamente islamica, potrebbe anche tentare di fare il filo al partito sunnita Fronte della Concordia Nazionale, un partito fondamentalista che, con dispiacere da parte dei dirigenti politici degli USA, ha capeggiato le liste sunnite. In effetti, aldilà della natura etnica e religiosa del voto, una delle maggiori rivelazioni delle elezioni è il chiaro trionfo dei partiti fondamentalisti islamici - sia sciiti che sunniti, sottolineando sia il grado sia la direzione della trasformazione che la società irachena ha subito dall'invasione degli Stati Uniti. "Non vogliamo ancora ammettere cosa sta succedendo - l'islamizzazione dell'Iraq, " ha fatto notare Marina Ottway, specialista in democrazia alla Fondazione dell'Università di Carnegie per la Pace Internazionale. Allo stesso tempo, il partito sunnita Fronte del Consenso Iracheno, che include il FCN, ci si aspetta che rivendicherà vigorosamente gli stessi seggi in parlamento di quelli dei curdi. Questo gli da una voce di gran lunga più firte di quella che ha nell'attuale parlamento, ma una rappresentanza ancora troppo ristretta perché alla sua voce sia data importanza, vista soprattutto la scarsa visibiltà di Allawi. Ciò che ha convinto la popolazione sunnita a partecipare alle elezioni, di certo, è stata la promessa di una maggiore influenza in parlamento stando all'accordo stipulato da Khalizad, giusto prima del plebiscito costituzionale di ottobre per iniziare un processo tramite cui la costituzione transitoria avrebbe potuto essere riveduta nei 4 messi a venire. Di grande importanza per i sunniti sono gli emendamenti che rafforzano i poteri del governo centrale nei confronti della regione dei curdi a nord e la proposta di una regione di nove province a sud di Baghdad a dominazione sciita, oltre ad assicurare che le entrate del petrolio siano equamente condivise da tutte le regioni dell'Iraq. "Questo sarà il punto cruciale per i Sunniti," secondo Rahim, che si diceva pessimista sulla posiibiltà che i curdi e gli sciiti avrebbero assecondato le richieste dei sunniti ad elezioni finite. Ha anche detto che la capacità di Washington di condizionare le posizioni di tutti e tre i gruppi sarebbe dimunuita anziché aumentata. "E' molto improbabile che il processo di revisione della costituzione porterà ad una costituzione radicalmente diversa da quella che abbiamo adeeso," ha affermato Ottway.
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