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Resoconto della confernza stampa del comitato per il ritiro dei militari dall'Iraq

segue petizione ai massimi vertici dello Stato
23 aprile 2004

Comitato per il ritiro dei militari italiani dall'Iraq

Si è tenuta mercoledi 21 a Montecitorio la annunciata conferenza stampa del
Comitato per il ritiro dei militari italiani dall'Iraq. L'introduzione di
Sergio Cararo(Contropiano) ha riassunto le tappe del percorso che ha
portato alla costituzione del Comitato (l'assemblea nazionale di Roma e la
riunione nazionale di Firenze) ed ha illustrato l'obiettivo e il
significato della petizione popolare che chiede il ritiro immediato delle
truppe e il disinvestimento dalle spese di guerra per destinarle a spese
sociali. Ha ribadito la validità della proposta di una manifestazione
nazionale per il ritiro delle truppe dall'Iraq e in solidarietà con la
Palestina per il prossimo 26 giugno, confortata anche dalla decisione del
FSE tenutosi a Instanbul che ha lanciato una settimana di mobilitazione su
questi temi tra il 23 e il 30 giugno. La scadenza del 30 giugno rimane uno
spartiacque tra chi si batte per il ritiro delle truppe e chi continua a
tergiversare su questo obiettivo.

Paolo Cento ha sottolineato il senso della petizione popolare ("circondare
con 803.000 firme gli 803 parlamentari che non hanno votato per il ritiro
delle truppe"). La prima uscita pubblica con i banchetti sarà nelle
manifestazioni del prossimo 25 aprile ed ha ribadito l'importanza della
manifestazione del 26 giugno come proposta unitaria anche per le forze che
al momento non aderiscono al Comitato.

Luciano Pettinari (Sinistra DS per il socialismo) ha criticato l'inerzia
del centro-sinistra di fronte alla svolta impressa dalla decisione del
governo spagnolo di ritirare le truppe prima del 30 giugno. E' una
riluttanza inspiegabile alla luce dei fatti e della drammatica situazione
in Iraq che conforma chiaramente una guerra alla quale va sottratta
l'Italia. Pettinari ha confermato l'impegno alla raccolta delle firme sulla
petizione popolare e sul Comitato.

Jacopo Venier (Comunisti Italiani) ha insistito sullo "iato" tra il popolo
che si mobilita contro la guerra e i rappresentanti politici che continuano
a non dare una rappresentanza adeguata alle aspettative della sua stessa
gente che chiede una posizione chiara e definitiva per il ritiro. Ha
inoltre confermato il massimo sforzo unitario da parte del Comitato verso
altri soggetti del movimento contro la guerra.. La petizione popolare è una
sorta di patto politico con la gente.

Bruno Steri (PRC) precisando di parlare a nome della componente de
"L'Ernesto" ha confermato il pieno accordo da subito con l'iniziativa che
ha come obiettivo comune il ritiro immediato dei militari italiani
dall'Iraq ed ha evidenziato come il richiamo all'ONU nella crisi irachena
non dica più nulla. C'è un doppio tentativo di smantellamento dell'ONU:
quello dell'amministrazione Bush, che vuole l'ONU solo come copertura alla
propria leadership dell'occupazione; quello dello svuotamento dell'ONU
dall'interno. Di fronte alla scelta di Zapatero ci vorrebbe più coraggio
politico e più dinamicità.

Giampaolo Silvestri (federazione dei Verdi) ha ribadito la richiesta di
ritiro immediato come presupposto dell'autodeterminazione del popolo
iracheno ed ha aperto il capitolo sulle spese militari. E' la prima volta -
ha detto riferendosi alla petizione - che viene richiesto esplicitamente di
reinvestire le spese militari in spese sociali. In Iraq vanno congelati
anche i contratti siglati dalle aziende private che sono piombate sul
paese.In relazione alla questione degli ostaggi, ha affernato che oltre ai
militari occorre che dall'Iraq se ne vadano anche gli eserciti privati e si
è augurato che vengano liberati non solo i tre italiani ma anche i
prigionieri di Guantanamo, i palestinesi e Morderai Vanunu. Silvestri ha
anche espresso amarezza per l'atteggiamento del presidente della repubblica
Ciampi che dovrebbe essere il garante dell'art.11. Lo pseudo patriottismo
che si respira rischia di essere molto ipocrita. Infine ha chiesto la
sospensione del Trattato commerciale tra Unione Europea e Israele.

Emidia Papi (CUB) confermando l'impegno del sindacato nel Comitato e per
l'utilizzo della petizione dentro i posti di lavoro a livello nazionale, è
entrata nel dettaglio della questione delle spese militari e della loro
riconversione a spese sociali per dare reddito a precari e disoccupati e ai
servizi sociali. Su 532 milioni di euro per le missioni militari
all'estero, ben il 41% è destinato a quella in Iraq, mentre le missioni
militari effettivamente dell'ONU impiegano solo 80 soldati sugli 8.000
impegnati nelle missioni e meno dell'1% dei fondi previsti. La gran parte
dei fondi e delle missioni militari "sostanziose" non sono dell'ONu ma
della NATO o su basi bilaterali e multilaterali tra vari Stati. Nascondersi
dietro le missioni dell'ONU per non votare contro il rifinanziamento delle
missioni militari è dunque una foglia di fico.

Questa la sintesi degli interventi in conferenza stampa. La presenza di
giornalisti era consistente.

Approfitto di questa lettera per informare tutti che al momento è
disponibile una casella di posta elettronica del Comitato e della campagna
per il ritiro dei militari italiani:
viadalliraqora@libero.it , quanto prima
verrà creato un gruppo per rendere più veloci le comunicazioni e il
dibattito ed eventualmente una pagina web per le attività del comitato.

Si rende necessaria una riunione nazionale che verrà convocata al più
presto. Le città che intendono partire con la raccolta delle firme possono
chiederla alla casella di e-mail indicata.

***************************************************************************************

testo della petizione

Petizione popolare ai sensi dell'art.109 del Regolamento della Camera dei
Deputati

RITIRO IMMEDIATO DEI MILITARI ITALIANI DALL'IRAQ

Al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
Al Presidente del SenatoMarcello Pera

Al Presidente della Camera Pierferdinando Casini
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

Noi sottoscritti, cittadine e cittadini italiani,

ritenendo che l'invio, la presenza, la permanenza di truppe italiane
nell'Iraq occupato a seguito della brutale ed ingiustificata aggressione
militare avviata dalla coalizione anglo-statunitense il 20 marzo del 2003,
costituisce una violazione della sovranità e della integrità della
Repubblica Irachena ed una trasgressione di quelle leggi cui le stesse
istituzioni dello Stato Italiano dicono di richiamarsi come l'art.11 della
Costituzione;

valutando che gli eventi prodottisi a seguito dell'occupazione militare
dell'Iraq da parte delle forze armate della coalizione anglo-statunitense,
confermano uno scenario di guerra che sta destabilizzando la regione medio
orientale e sta mietendo numerose vittime tra la popolazione irachena;

ritenendo che l'invio, la permanenza e l'utilizzo contro la popolazione
irachena del contingente militare italiano, configura ormai l'Italia come
Stato belligerante ed occupante esponendo l'intero paese alle conseguenze
della guerra ove, in circostanze diverse i fatti di Nassyria e quelli di
Madrid hanno rivelato drammaticamente tali conseguenze;

ritenendo che, in queste condizioni, il finanziamento pubblico e la
presenza di imprese italiane nella ricostruzione dell'Iraq configurano una
partecipazione attiva all'occupazione di quel paese e al saccheggio delle
sue risorse;

denunciando che le missioni militari italiane all'estero sono costate solo
negli ultimi cinque anni 3miliardi e 650milioni di euro, fondi destinati ad
operazioni militari che sono stati spesi mentre vengono sistematicamente
tagliate le spese per i servizi sanitari, per la pubblica istruzione, per
gli strumenti di sostegno al reddito per i precari e disoccupati;

Ritenendo di dover sottrarre il nostro paese ad un atto di aperto ritorno
al colonialismo che la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica
italiana, europea e mondiale ha rifiutato, per impedire ulteriori e
sanguinose conseguenze in Iraq e in Italia, per impedire le gravi
ripercussioni del clima di guerra sulle libertà democratiche nel nostro
paese e nelle relazioni con i cittadini immigrati, per disinvestire dalle
spese di guerra ed incrementare le spese a fini sociali;

chiediamo:

- Il ritiro immediato del contingente militare italiano dall'Iraq

- L'utilizzo dei fondi previsti per le missioni militari italiane
all'estero per misure di carattere sociale destinate ad assicurare reddito
ai precari e disoccupati nel nostro paese, risorse al sistema sanitario
nazionale e al servizio scolastico nazionale.

Nome e cognome

Città di residenza

Professione

Firma

Note:

dal Forum Palestina http://www.forumpalestina.org

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