Iraq: Una Tragedia che si va profondamente aggravando
Amici mi hanno sentito dire che non potevo credere che l'amministrazione Bush avrebbe veramente lanciato la guerra in Iraq - fino al momento in cui lo "shock and awe" ha alla fine illuminato il cielo notturno di Baghdad. Il mio ragionamento non aveva niente a che fare con il fatto che le azioni degli Stati Uniti avrebbero violato il diritto internazionale (sarebbero, infatti, criminali) ma piuttosto con la mia convinzione che la guerra sarebbe stato un atto di stupidità quasi senza eguali. Sapevamo che i "Vulcan" - quella dubbiosa coalizione di neoconservatori che drena la propria forza da gruppi quasi uguali di ex Trotzkisti, Ebrei Americani acutamente pro Israele come per esempio Paul Wolfowitz e Richard Perle (che farebbero qualunque cosa per Israele tranne che andarci a vivere) e un gruppo di Cristiani evangelici, spesso privatamente anti-Semiti, guidati da personaggi della risma di Pat Robertson - erano stati in controllo della Amministrazione dal momento della nomina di Bush da parte della Corte Suprema nel 2001. Li abbiamo visti impossessarsi della tragedia dell'11 Settembre come la giustificazione per tagliare le nostre libertà civili e per mettere la nazione sul piede di guerra, allo scopo di invadere l'Afghanistan. Ma l'idea che gli Stati Uniti avrebbero realmente attaccato l'Iraq, e che l'invasione sarebbe stata sostenuta da Tony Blair, Primo Ministro Inglese, e che avrebbe pensato che le sue truppe Cristiane in qualche maniera sarebbero state accolte come liberatrici da una nazione profondamente Islamica.questa era una follia talmente evidente che continuavo a pensare che un qualche comitato di astuti banchieri di Wall Street avrebbe richiamato Rumsfeld all'ordine dandogli un colpetto sulla spalla per dirgli "Ci spiace, Rumfeld - ma in nessuna maniera tutto questo è giustificabile. Saddam è un uomo disgustoso, ma là in Iraq non ci sono armi di distruzione di massa, e nessun collegamento al terrorismo - se scatenata questa guerra sarebbe genuinamente pazzesca". (Che non si dimentichi l'ondata di massicce dimostrazioni intorno al mondo del Febbraio 2003 - dimostrazioni su una scala mai vista prima. E gli sforzi urgenti dei leader politici di quasi ogni nazione - Israele esclusa - per dissuadere Bush. E le misure straordinarie prese dal Papa per usare la sua forza morale - inviando persino uno speciale rappresentante Papale ad incontrare Bush). L'Iraq di Babilonia e di Baghdad, dell'Eufrate e del Tigri, la culla dalla quale la civilizzazione Occidentale è scaturita, una nazione che agli inizi del ventesimo secolo ha sconfitto gli Inglesi - a quel tempo l'Impero più potente al mondo. Gli Stati Uniti hanno pensato veramente che sarebbero stati accolti favorevolmente con i fiori? Che sarebbero stati visti come liberatori? Dopo che, per dieci anni, avevano causato sofferenze enormi alla popolazione civile dell'Iraq a causa delle sue sanzioni economiche? Con altri, sono rimasto sorpreso alla relativa facilità della prima fase - la conquista militare delle forze di Saddam. Avevo presupposto che ci sarebbero state intensissime battaglie nelle città, che la perdita di vita civile là in Iraq potesse indurre il mondo a richiedere il ritiro degli Stati Uniti. Ma con l'Occupazione Statunitense abbiamo visto l'inizio di una "doppia realtà" - "la realtà dell'Iraq" come è vista dalla Casa Bianca e come viene trasmessa dai media degli Stati Uniti e "la realtà dell'Iraq" come è vista dalle fonti di informazione straniere, che ci raggiungono negli USA attraverso la BBC o attraverso Internet. (per dovere di imparzialità, gran parte della verità era là sul New York Times, il Washington Post, e su altri giornali - ma non su quella parte dei media che modella la maggior parte dell'opinione pubblica - il mondo di "Fox News"). È possibile che quelli che attorniano Bush abbiano creduto alle proprie fonti di notizie. Si dice che Aprile va ad essere il mese più crudele - per molte famiglie Americane ed Irachene questo è stato un mese insolitamente crudele e sanguinante. Aprile ha chiaramente colto di sorpresa il Pentagono. Anche Rumsfeld ha ammesso che non si aspettava che le cose potessero essere tanto difficili un anno dopo "la vittoria". Ascoltando stasera David Burns, del New York Times, mentre riportava da Baghdad, risultava chiaro che c'è stato un crollo dell'Occupazione. Come precisato da Burns (e lui non è un reporter alterato dall'ideologia - solo un giornalista che fa il suo lavoro), viaggiare è adesso estremamente difficile e pericoloso in Iraq, la maggior parte delle strade sono chiuse, non ci sono voli aerei commerciali e perfino a Baghdad le cose non sono sicure. Ha ammesso che era quasi impossibile sapere che cosa stava accadendo "sul terreno" in qualunque città dell'Iraq fuori da Baghdad. Gli Americani in Iraq raramente si avventurano al di fuori della "zona verde" a Bagdad, che è sicura tanto quanto può permettere la tecnologia moderna. Paul Bremer risiede nei palazzi e negli edifici che Saddam aveva costruito, cammina a grandi passi per gli uffici imperiali in stivali da combattimento, dando ordini che sono difettosi (come quello riguardante la dissoluzione dell'esercito Iracheno - che ha immediatamente portato alla disoccupazione decine di migliaia di soldati!). Questo mese le udienze a Washington DC, e il 'fiume' di libri che sono stati pubblicati, hanno definito la realtà per quella che è ossia che non ci sono mai state armi di distruzione di massa in Iraq, che non c'è mai stato alcun collegamento con Al Queda, che non c'è neppure mai stato un qualunque piano per l'Iraq del "Post - invasione" e - il più devastante di tutti - che Bush e i "Vulcan" hanno usato l'11 Settembre come la base per la loro pianificazione di guerra, deviando persino fondi dall'Afghanistan e dalla caccia a Osama Bin Laden per complottare la guerra in Iraq. E così eccoci qui, un anno dopo l'invasione. Quelli di noi che si sono opposti all'invasione sono ora le Cassandre, come lo eravamo negli anni 60 quando mettemmo in guardia contro l'allargarsi della partecipazione degli Stati Uniti nella guerra in Indocina. Siamo nel mezzo di un disastro - uno di quelli a cui gli Stati Uniti non sono in grado di mettere mano o di riportare nella giusta direzione. Quali possibilità sono a nostra disposizione, a quella degli Iracheni o della comunità delle nazioni? Posso persino chiedere quali possibilità potrebbero essere a disposizione della leadership degli Stati Uniti nel caso che tornasse con i piedi per terra con la stessa facilità con la quale un anno fa ha perduto ogni contatto con la realtà. In primo luogo, la possibilità principale che è nelle mani della Amministrazione - l'unica rotta possibile - dovrebbe essere quella di affidare l'intera questione alle Nazioni Unite, sottintendendo con questo che tutte le forze degli Stati Uniti e della Gran Bretagna verrebbero ritirate entro 90 giorni, che forze di pace delle Nazioni Unite, a cui contribuirebbero principalmente i paesi Islamici, Arabi e quelli neutrali (che potrebbero includere l'Egitto, l'Indonesia, il Pakistan, la Finlandia, la Svezia, ecc.) verrebbero dispiegate per un periodo non superiore di sei mesi, per permettere l'organizzazione di elezioni nazionali, e che tali forze dell'ONU comincerebbero immediatamente ad aprire il dialogo con tutti i partiti in Iraq - con l'esclusione del corrente consiglio governante, nominato dagli Stati Uniti. Tuttavia, questo non succederà. La questione non è semplicemente che le Nazioni Unite potrebbero non volere sobbarcarsi un compito tanto difficile - infatti potrebbero completamente non essere in grado di portarlo a termine. Il fatto è piuttosto che gli Stati Uniti non considereranno per un solo istante di "girare la coda e scappare via". E perché dovrebbero? Bush potrebbe ancora vincere la rielezione come presidente di guerra. John Kerry non sta esercitando pressione per il ritiro. Coloro che governano questo paese non hanno figli e figlie che sono in servizio in Iraq - anzi per la maggior parte i "Vulcan" sono composti di chi ha fatto di tutto per evitare il servizio militare durante il periodo del Vietnam (o, come nel caso di Bush, di uomini che erano AWOL). Coloro che sono morti questo Aprile e moriranno a Maggio, Giugno, Luglio, Agosto e nei tristi mesi dell'autunno e dell'inverno di quest'anno, sono giovani della classe lavoratrice, in molti casi provenienti dalle comunità di colore. Una manciata di loro ha già cominciato a resistere, a disertare, a fare domanda per la condizione di Obiettori di Coscienza, ma questi sono ancora soltanto un piccolo gruppo (benché meritino il nostro appoggio totale). Nella guerra del Vietnam la resistenza dei militari non cominciò ad assumere una seria dimensione se non abbastanza in ritardo. Ironicamente, se gli Stati Uniti desiderassero negoziare la loro via d'uscita dall'Iraq, non avrebbero nessuno con cui negoziare, rendendo qualunque potenziale ritiro doppiamente imbarazzante. Il "Consiglio Governante", messo a punto dagli Stati Uniti, non è nella posizione di negoziare per la gente dell'Iraq. In India, nel 1947, quando la Gran Bretagna si ritirò ebbe di fronte il Partito del Congresso con cui negoziare una onorabile partenza. I Francesi, sia in Indocina che in Algeria, avevano forze organizzate di opposizione con le quali poter negoziare la conclusione della lotta. Gli Stati Uniti, rifiutarono tristemente la possibilità di negoziare la loro uscita dal Vietnam ma avrebbero potuto farlo in qualunque momento. (Ci sono altri due rilevanti rifiuti di negoziato quando le trattative erano possibili - i Russi hanno distrutto la Cecenia ma ancora non possono controllarla, mentre Israele ha rifiutato le trattative che avrebbe potuto avere con l'OLP). Che cosa abbiamo è una guerra che a breve termine è senza via d'uscita. Molti, specialmente nella comunità liberale, sosterranno che se è stato sbagliato andare in Iraq, "adesso non possiamo semplicemente lasciate tutto". Il loro sentire non può essere ignorato sconsideratamente. C'è un pericolo di guerra civile - anche se al momento l'Occupazione Statunitense sembra piuttosto avere avvicinato maggiormente fra loro le diverse fazioni religiose che sono attive nella resistenza. C'è il pericolo che un rigido governo islamico vada al potere, uno di quelli che strapperebbe le donne delle libertà di cui hanno goduto sotto Saddam e che gli Stati Uniti si dicono impegnati a garantire. (Ironico che per quanto il regime di Saddam sia stato brutale, per le donne esisteva una ben maggiore libertà di quella concessa dal presente regime dell'Arabia Saudita, l'alleato più vicino a Bush nel mondo Arabo). Nessuno nel movimento per la giustizia e la pace dovrebbe farsi illusioni circa il genere di fondamentalismo islamico che l'invasione degli Stati Uniti ha contribuito a dare nuova vita - e che potrebbe facilmente vincere la prima elezione "libera" dell'Iraq. La tragedia è che per quanto questi problemi siano seri, gli Stati Uniti non possono risolverli. Il nostro governo ha compiuto una grande malvagità nella sua aggressione e se il diritto internazionale avesse forza, non staremmo discutendo su che cosa gli USA dovrebbero fare, ma piuttosto su che cosa il mondo dovrebbe fare per mettere a punto processi per i crimini di guerra per i leader degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, responsabili di avere aperto i cancelli di questo particolare inferno, e per decidere le riparazioni che queste due nazioni devono pagare all'Iraq. Ma comunque il diritto internazionale è debole - come Bush e Blair hanno dimostrato attraverso le loro azioni di un anno fa. La comunità internazionale potrebbe sperare che Bush conceda che le sue azioni sono state un enorme calcolo errato, e che quindi affidasse la questione alle Nazioni Unite, ma non lo farà. La perdita di quel bacino di petrolio, la perdita dei fondi monetari a disposizione di multinazionali private e che si originano dai fondi pubblici destinati alla "ricostruzione" di un Iraq che abbiamo distrutto, e l'umiliazione di ammettere l'errore compiuto - tutto questo è troppo da chiedere. Dobbiamo guardare in faccia la realtà. Per ogni giorno che l'Occupazione continua, così farà la violenza e come la violenza continua, diverrà legittimata agli occhi della gente dell'Iraq. La resistenza può non rappresentare una maggioranza degli Iracheni, ma neppure la resistenza Francese rappresentò veramente la maggioranza in Francia. Tuttavia era una resistenza reale ed onorata. Con ogni giorno che passa, questo è esattamente cosa gli Stati Uniti stanno generando in Iraq - una resistenza che è moralmente legittimata. Capisco coloro che ritengono che sarebbe irresponsabile "girarsi e correre via". Ma pensare che gli Stati Uniti possano adesso sistemare le cose è come pensare che un violentatore sia la persona ideale per rimanere e fornire la vittima della necessaria terapia. È possibile che la nostra pressione, unita alla realtà militare in Iraq, indurrà l'amministrazione a seguire una linea di condotta drasticamente differente. E in caso affermativo, tutto ciò sarebbe molto positivo. Se conclude le azioni militari, se annuncia piani per il ritiro, se comincia trattative direttamente con i leader religiosi Sciiti e Sunniti, il tutto sarebbe positivo. Ma che cosa dobbiamo richiedere è il ritiro. Il ritiro incondizionato. A coloro che dicono che non stiamo sostenendo le nostre truppe, rispondiamo che stiamo dando loro molto più sostegno di ciò che fanno Bush e Cheney, che li hanno per primi mandati là. A coloro che dicono che la nostra richiesta contribuirebbe a indebolire l'influenza Americana, noi rispondiamo che questo speriamo sia proprio il caso - gli Stati Uniti devono imparare l'umiltà, come l'hanno imparata brevemente dopo la guerra in Indocina (una guerra che non si concluse fino a che non furono uccisi oltre tre milioni di Vietnamiti). Le azioni del governo degli Stati Uniti sono state non soltanto insensate ed arroganti, ma si qualificano anche come malvagie, poiché le guerre di aggressione sono, attraverso la definizione data dal diritto internazionale, una malvagità. Non si può sostenere che scatenare una guerra tale sia stato sbagliato ma che avendola scatenata è ora doveroso "persistere nella rotta seguita" - ma quale rotta stiamo seguendo? E quale scopo sta servendo? Quando sentiamo Bush ora parlare delle malvagità di Saddam, come tempo fa ha parlato con tale certezza dei pericoli delle armi di distruzione di massa, quelli di noi dotati di memoria non si mettono a giocare con le malvagità del brutale dittatore, ma vogliono piuttosto sapere perché Rumsfeld e gli altri hanno scelto di fare del business con Saddam anche dopo che lui aveva fatto uso dei gas velenosi. Ma quand'è che questi uomini hanno imparato la moralità? E chi può credere che possano insegnare al mondo - o agli uomini e alle donne dell'Iraq - la moralità, o la democrazia? Queste sono parole e concetti profondamente macchiati dalla amministrazione Bush. A casa le truppe. Adesso.
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