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14 maggio 2004 - William S. Lind - Trad. Melektro

Pianificate Adesso la Ritirata o Vi Ritroverete a Fronteggiare una Sconfitta
Disastrosa
Nel 1914, sottovalutato dalla storia il Kaiser Guglielmo II disse al suo Capo di
Stato Maggiore, von Moltke "Junior", che desiderava rimanere sulla difensiva
nell'Ovest e andare all'offensiva nell'Est, contro la Russia. Una tale
inversione rispetto al Piano di Schlieffen avrebbe probabilmente fatto vincere
la guerra alla Germania. La Francia avrebbe sanguinato a morte gettando corpi
contro le pallottole a Elsass e a Lothringen, l'Inghilterra sarebbe rimasta
neutrale, almeno per un certo tempo e la Russia sarebbe andato sotto in un paio
d'anni. Purtroppo per la Germania e per la sua storia, von Moltke Jr collassò
in un eccesso nervoso e disse che non si sarebbe potuto fare.

In realtà, i piani per una simile campagna erano stati preparati e archiviati.
Erano là perché era compito dello Stato Maggiore di preparare i piani per ogni
possibile contingenza.

Il corso disastroso della guerra dell'America in Iraq ha generato un nuovo
compito per lo Stato Maggiore Statunitense, sotto forma di maggiore
pianificazione di contingenza. L'America deve assicurarsi di avere da parte un
piano per un ritiro dall'Iraq in situazione di combattimento.

È ancora possibile che la fine possa non venire in questa maniera. Potremmo
ancora cavarcela con una tremolante cessione di potere ad un governo Iracheno
designato dalle Nazioni Unite e quel governo potrebbe durare abbastanza a lungo
affinché noi ci possiamo ritirare con qualche briciola di dignità. George W.
potrebbe svegliarsi una mattina e sentirsi un uomo nuovo, annunciare che era
stato truffato, liquidare i neo-conservatori e coinvolgere uno come il Generale
del Corpo dei Marines Tony Zinni, che si è opposto alla guerra per tutto il suo
corso, per prendersi cura del nostro disimpegno. L'Arcangelo Michele potrebbe
comparire sulla Mecca e convertire tutti i Maomettani alla Cristianità.

Ma la crescente probabilità è che saremo buttati fuori dall'Iraq da una rivolta
generale, un vera e propria intifada in cui ogni Americano sarà il bersaglio di
ogni Iracheno e i nostri ragazzi (e, nell'esercito del Neo-Modello
dell'America, le nostre ragazze) dovranno combattere la loro fuoriuscita in uno
scenario come quello che si trovò a fronteggiare Gordon nel Sudan. Non è una
prospettiva piacevole. Significa migliaia, forse decine di migliaia, di perdite
Americane e di "coalizione", di molte più perdite Irachene e di una delle
sconfitte più memorabili della storia, che andrà ad affiancarsi con quelle di
Siracusa, Waterloo e Stalingrado. Le scosse del dopo ritirata saranno severe,
con la caduta di numerosi regimi, dal Pakistan attraverso il Golfo Persico e
l'Egitto fino all'Inghilterra e all'America stessa. Potete impazientemente
aspettarvi di vedere il Dow a 3000, se non a 300.

Di fronte ad una tale contingenza, possiamo avere soltanto una priorità in
testa: le vite delle nostre truppe. La loro probabilità di uscirne sane e salve
saranno ben più grandi se avremo fatto in anticipo una certa pianificazione. La
nostra grande vulnerabilità è che le nostre linee di rifornimento, di
comunicazione e di ritirata sono lunghe e quasi tutte vengono fatte funzionare
attraverso territorio ostile. La maggior parte conducono attraverso l'Iraq del
sud nel Kuwait e quella probabilmente non sarà una via d'uscita comoda. La via
del nord attraverso il territorio Kurdo fino alla Turchia può essere la
migliore scommessa, anche se come può attestare Senofonte, ritirarsi con un
esercito sotto attacco attraverso il paese Kurdo non è un picnic. Ad Ovest sta
la Siria, che non è amica e la Giordania, che potrebbe essa stessa essere
internamente convulsa.

Una grande trappola nonché delusione giace sul nostro percorso: la nozione che
possiamo sempre andarcene attraverso il cielo. Già l'Air Force sta dicendo che
se le linee di rifornimento del sud saranno tagliate, come già lo erano durante
la prima metà di Aprile, il trasporto æreo potrà colmare il vuoto creatosi,
giusto come Goering promise alle truppe che erano a Stalingrado. Questo
presuppone non soltanto che le truppe Americane e di coalizione possono
controllare gli aeroporti, presuppone pure che possono arrivare agli aeroporti,
cosa che al momento è già problematica solo fra Baghdad ed il proprio
aeroporto. Ancora peggio, colpi di stato in posti quali l'Arabia Saudita
potrebbero farci vedere F-15 e F-16 Islamici che abbattono C-5 e C-17
Americani.

Un esercito di seconda generazione quale quello Americano non improvvisa bene
sotto pressione di tempo, almeno ai livelli più alti, dove il vasto staff
addestrato alla 'Kadavergehorsamkeit' nel sacro "processo di pianificazione del
personale" è schiavo della procedura. I neo-conservatori nella amministrazione
Bush e i loro leccapiedi nel Pentagono senza dubbio si metteranno ad ululare se
i militari inizieranno a preparare un piano di contingenza per un ritiro
forzato. Ascoltate ragazzi: preparatelo comunque. Non siete obbligati a
dirglielo. Solo assicuratevi che il piano è in archivio.

Questa volta, i militari potrebbero dovere giocare il ruolo del Kaiser quando
l'amministrazione Bush cadrà prostrata sul divano.

Note:

William S. Lind è il Direttore del 'Center for Cultural Conservatism for the
Free Congress Foundation'

Tradotto da Melektro a cura di Peacelink

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