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Non e' un film che abbiamo gia' visto. E' un precipizio. Con calcolata crudelta' spot su spot, i sequestratori di Al Qaeda hanno decapitato l'ostaggio sudcoreano, quello che si era disperato e che,malcapitato, non voleva proprio far vedere come si muore «ccn coraggio? Dopo i due decapitati americani, ecco che si rialza il trofeo di una testa umana. Non e' bastata la trattativa in parte aperta dal governo di Seoul che pure, contro l'opinione pubblica del paese, aveva comunque confermato l'invio di militari in Iraq. Il messaggio feroce, se ancora ce ne fosse bisogno, non lascia pi?adito a dubbi. La guerra preventiva di Bush all'Iraq, fatta per le inesistenti armi di distruzione di massa e l'altrettanto inesistente legame tra Saddam Hussein e Al Qaeda, non solo era immotivata ma non era proprio la risposta adatta a quel terrorismo internazionale che aveva colpito al cuore gli Stati uniti l'11 settembre del 2001. E' quel che sostiene la commissione d'inchiesta del Congresso Usa. E' quello di cui ?convinto pi?del 50% degli americani. E' quel che appare ogni giorno nel teatro di morte iracheno. Ora quel terrorismo che non aveva alcun insediamento in Iraq, trova alimento e conferma alle sue tesi aberranti. Specularmente al piano di Bush per gestire il grande Medio Oriente, una democrazia imperiale imposta con il controllo e le occupazioni militari. Mentre resta inevasa la prospettiva di una qualsiasi soluzione della piaga palestinese.

Manca una settimana esatta al decisivo 30 giugno, data annunciata del passaggio dei poteri - dall'amministrazione nominata dagli Stati uniti senza l'avallo dell'Onu, all'amministrazione cooptata da Washington con l'avallo formale del Consiglio di sicurezza - e l'Iraqe' ?ancora di piu' sull'orlo del baratro. Perche' e' accaduto un fatto nuovo che i governi dei paesi in guerra cercano malamente di nascondere.

La tanto strombazzata svolta dell'Onu - solo una settimana fa il governo Berlusconi e parte della sinistra italiana su questo si strappavano le vesti - e'naufragata sull'annuncio fatto dal segretario delle Nazioni unite, Kofi Annan che ha dichiarato che l'Onu non tornera' stante l'attuale situazione d'insicurezza. La sua non e' stata una considerazione di natura militare. Il segretario dell'Onu, a pochi giorni dall'ultima risoluzione, ha avvertito che un ritorno delle Nazioni unite suonerebbe come complicita' verso il sistema dittatoriale - cosi' l'ha definito l'inviato Brahimi - con cui il vicere' Bremer, i generali americani e l'intera amministrazione Usa stanno gestendo il passaggio. il nuovo governo e' stato nominato da loro, il comando dell'esercito e delle operazioni militari resta saldamente nelle loro mani come ha dimostrato - con uno schiaffo al premier Allawi - il nuovo bombardamento di Falluja che ha fatto strage di donne e bambini (ascritto anche quello alla lotta ad Al Qaeda), gli interessi affaristici legati al petrolio restano saldamente nelle mani americane.

Non solo. La storia aberrante delle responsabilita' degli alti comandi e dell'Amministrazione Usa nelle torture ad Abu Ghraib per sfiancare la resistenza popolare, l?dove hanno trovato non solo la vergogna ma la morte decine e decine di iracheni, ha fatto dire allo stesso Kofi Annan che non concedera' mai l'immunita' ai soldati americani, come invece pretende Bush.

Una sola e' la verita' la situazione in Iraq e' tanto incontrollabile quanto illegale. Le Nazioni unite non ci sono ne ci saranno. Il diritto internazionale e' un pezzo di carta stracciato. La copertura della guerra e dell'occupazione resta un enigma: forse sabato in Turchia il vertice Nato decidera' truppe in prestito, sempre dall'est, dalla nuova Europa. E invece da ieri l'Italia e' impelagata piu' che mai nella guerra. Il consiglio dei ministri ha prorogato la missione che, vergognosamente, chiama di pace e nello stesso giorno sono arrivati a Nassiriya i cannoni dei carri armati Ariete. Adesso si che possiamo rispondere e aprire il fuoco, adesso si che siamo offensivi. Adesso si.. che Nassiriya va al ballottaggio.

Note:

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Giugno-2004/art6.html

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