Ma i "resistenti" che adoperano mezzi pacifici, sono la maggioranza.
E' stata una delle tante affermazioni, che il dott. Riyadh Al-Adhadh ha espresso, nel corso del suo intervento all'iniziativa "Diritti in Festa" celebrata a Lucca il pomeriggio dello scorso 11 dicembre. Affermazioni inedite per la maggioranza dei cittadini, che in Italia apprendono dai media solo le notizie dall'Iraq strettamente di parte e di violenza ma che sono testimonianza di un vivace tentativo di ripresa, dal basso e dalla popolazione stessa, di un regime di vita migliore, democratico e possibilmente in autonomia. Riyadh Al-Adhadh, medico iracheno, personaggio dalle molteplici attività inserite nel sociale del suo Paese, è stato invitato in Italia assieme alla moglie Samara Ahmed Khudher, dall'associazione dei "Berretti Bianchi" con il sostegno di alcune organizzazioni aderenti alla Rete per i Corpi Civili di Pace. Nella loro visita nel nostro Paese essi hanno incontrato e incontreranno scuole, ospedali, istituzioni e parlamentari italiani ed europei. Il dr. Riyadh e la Sig.ra Samara, si occupano anche della situazione delle carceri irachene e hanno avuto un ruolo nei negoziati con le autorità d'occupazione, soprattutto militari, rispetto alla situazione di Fallujah. I "resistenti" all'occupazione che adoperano mezzi pacifici, sono la maggioranza rispetto ai gruppi armati, dice Riyadh. Peccato che della cronaca dall'Iraq solo di questi ultimi arrivano le notizie, pronte a giustificare l'intervento pesante delle forze armate statunitensi e della "coalizione" in territorio iracheno. Ma appunto, così spiegando il dr. Riyadh, gli stessi gruppi pacifici cercano di ricostruire e rimediare alle immense distruzioni che hanno dovuto subire nel loro Paese. "Abbiamo subìto 3 grandi guerre. Nell'80 quella contro l'Iran, nel 1991 la 'Guerra del Golfo', e nel 2003 quella che ha destituito Saddam Hussein dal governo dell'Iraq. L'Iraq ha molte risorse, ha petrolio, ha minerali; la nostra posizione nel Medio Oriente è molto importante per il problema della pace e per le ricchezze. Il precedente regime ha abusato di queste ricchezze e le ha usate soprattutto per la guerra. Abbiamo subito anche 8 anni di embargo che hanno influito sui nostri servizi e sulla nostra rete sociale. Noi non stiamo vivendo una democrazia da almeno 35 anni." Una rete sociale da ricostruire, spezzata dall'embargo, dalla guerra attuale e dal passato regime che privilegiava i rapporti di forza al benessere della popolazione. E per questa ricostruzione la stessa "resistenza pacifica" si muove: si stanno costituendo gruppi e organizzazioni non governative e un sistema di "consigli" nei quartieri e nei comprensori; hanno cominciato a togliere tutte le armi dalle strade di Baghdad; a migliorare la sicurezza, a fornire l'istruzione, a far funzionare gli ospedali, agendo in prima persona e con i propri mezzi. Un episodio sconcertante salta fuori, proprio dalla descrizione delle attività dei gruppi pacifici iracheni: "gli occupanti" - afferma Riyadh - "non hanno pensato alla sicurezza della centrale atomica di Baghdad; saccheggiatori hanno portato via numerosi barili di materiale radioattivo e lo hanno versato nel fiume Tigri; e siccome questi barili erano in alluminio, li hanno poi venduti ai contadini, che li hanno usati per mettervi dentro i loro prodotti." Uno dei compiti dei gruppi allora è stato anche di bonificare l'ambiente dall'inquinamento radioattivo così prodotto - e a tutt'oggi, dei 40 barili sottratti ne hanno potuti recuperare 35. "Il popolo iracheno ha pazienza, ma la pazienza è limitata. Per 6 mesi a cominciare dall'ingresso degli americani nell'Iraq nel marzo del 2003, non ci sono state violenze. Il popolo iracheno sperava in un futuro migliore e nella possibilità di avere quei servizi che per lungo tempo non avevano più avuto. Questo aveva messo il popolo iracheno in una condizione di accettazione ma siccome questo non è avvenuto la "resistenza" ha cominciato ad emergere." "Abbiamo nel nostro Paese due tipi di resistenza: una resistenza che usa le armi, e la resistenza che lavora per la pace. La resistenza che usa mezzi pacifici è molto più presente di quella che usa le armi." "Abbiamo cercato di chiedere agli occupanti di cominciare a rispettare la legge del diritto internazionale, le convenzioni e le risoluzioni delle Nazioni Unite; abbiamo incominciato a ricostruire le scuole, a ripulire le strade e a ricostruire gli ospedali." Non è un'utopia anzi è una cosa molto concreta la possibilità di ripristino della democrazia nel Paese: "La democrazia potrà essere ricostruita in Iraq solo dopo avere affrontato il problema della sicurezza, ricostruendo e riformando un'Assemblea nazionale, un governo. Questa non è teoria, perché se si vuole ricostruire la democrazia è necessario dare al popolo dei servizi. Noi dobbiamo continuare a batterci perché gli occupanti rispettino i diritti umani." Il dott. Riyadh Al-Adhadh ha trattato ancora altri argomenti, dalle condizioni precarie dei prigionieri, alle riflessioni in previsione delle future elezioni nel Paese: "La sicurezza in Iraq non potrà essere migliorata attraverso l'uso straordinario della forza armata. La sicurezza non potrà essere migliorata se non con le trattative e la discussione. E' necessario da parte degli eserciti stranieri, che venga data un'idea chiara di cosa hanno intenzione di fare. Tutti gli Iracheni desiderano partecipare a queste elezioni, questo è uno dei primi passi per riuscire ad uscire fuori dall'occupazione".
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