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l'intervento

Il territorio è un bene comune

21 ottobre 2006 - Alberto Magnaghi (Presidente Rete Nuovo Municipio)
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

La crescita tumultuosa di reti municipali dal livello locale a quello globale pone alcuni requisiti di fondo al progetto di federalismo municipale solidale, che richiamo sinteticamente.
1. Non si può parlare di federalismo se non come espressione di una democrazia compiuta a livello di comunità locale. Non si federano strutture clonate dal centro, che parlano tutte la stessa lingua, omologata dalle leggi del mercato mondiale. È nella dimensione locale (quartiere, municipio, piccola città, paese) che si possono attivare tutte le componenti sociali in forme conviviali di relazione in cui ciascuno, riferendosi agli ambiti della vita quotidiana, riesca a esprimere il proprio stile di vita e immaginare il proprio futuro. Solo a partire dall'autogoverno della comunità locale è possibile attivare reti non gerarchiche e solidali di municipi che siano espressione derivata della democrazia di base. Se i comuni sono terminali delle strategie del mercato globale, le reti di comuni si svuotano di significato riducendosi a crocevia funzionali di reti globali, oggetto e non soggetto di politiche di concentrazione delle imprese, delle istituzioni finanziarie e commerciali e delle pubblic utilities che allontanano sempre più i sistemi decisionali dai livelli accessibili ai cittadini.
2. Se l'autogoverno locale è la condizione del federalismo, è necessario che la democrazia partecipativa diventi forma ordinaria di governo in tutti i settori e a tutti i livelli territoriali, per estendere la cittadinanza attiva sulle scelte strategiche dei futuri delle città, dell'economia, della produzione e dei consumi, valorizzando i saperi diffusi di una società complessa che produce conflitto, ma anche progettualità molecolare, attraverso nuovi saperi produttivi, comunicativi, artistici, ambientali, relazionali ecc. Questa progettualità sociale consente di superare la dicotomia fra uso pubblico e uso privato del territorio, reintroducendo il concetto «terzo» di uso comune di molte componenti territoriali e sociali che sono in via di privatizzazione e sottrazione alla fruizione e alla gestione collettiva: oltre all'acqua, l'energia, la salute, l'informazione, anche le riviere marine, lacustri e fluviali, paesaggi agroforestali semplificati, degradati e recintati, spazi pubblici urbani (sostituiti da parcheggi, supermercati), spazi aperti interclusi della città diffusa e dei capannoni industriali, gated communities e città blindate, paesaggi degradati delle periferie urbane, la ricca rete della viabilità storica (sostituita dai paesaggi semplificati delle autostrade e superstrade) e cosi via: in una parola il territorio. Restituire al territorio il valore statutario di bene comune, significa riprendere il significato e i principi degli usi civici: l'introduzione di un terzo attore comunitario nella gestione e governo e dei beni patrimoniali; la produzione di beni, servizi e lavoro per i membri della comunità e per la fruizione pubblica; l'affermazione di forme d'uso collettivo che, in quanto tali, conformano le attività di ogni attore allo scopo comune della conservazione e valorizzazione del patrimonio, in forme durevoli e autosostenibili.
3. Si sta verificando, a partire dai processi partecipativi locali, uno straordinario processo di costruzione di reti che fanno evolvere le singole esperienze verso nuove frontiere del concetto di interesse pubblico e di progettualità alternativa. Queste reti solidali di municipi, province regioni, federano esperienze dal locale al globale relative ai temi della democrazia partecipativa, delle grandi opere, della pace, il disarmo, la cooperazione decentrata; le pratiche di accoglienza e diritti di voto; le economie solidali, la finanza etica, il consumo responsabile; i bilanci sociali e di genere, il welfare municipale comunitario; la valorizzazione e la certificazione dei prodotti alimentari locali, e cosi via. Questa «rete delle reti» va costruendo una nuova «geografia dal basso» dell'Europa dei comuni e delle regioni in una visione euromediterranea che configura un orizzonte strategico alternativo all'Europa neoliberista degli stati. Si profila un nuovo protagonismo delle città che non solo modifica la geografia dello spazio europeo verso un'alta densità di relazioni multipolari e multiscalari, ma può modificare i contenuti e la forma del processo costituente.
Presidente Rete Nuovo Municipio

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