Scendo in campus (fronte interno)
Il 23 ottobre 2005 in Brasile si è svolto il primo referendum nella storia di quell'immenso paese: la popolazione tutta è stata chiamata a decidere se voleva proibire o meno il commercio delle armi da fuoco. È la prima volta nella storia, per quanto ne sappiamo, che si chiede a un popolo intero di pronunciarsi per farla finita col mercato degli strumenti di morte, per farla finita con le armi, per farla finita con le uccisioni, per salvare le vite di tutti. È un referendum che riguarda l'umanità intera. È finalmente un passo concreto nella direzione giusta. C'è stata un'immensa azione internazionale di sostegno verso le sorelle e i fratelli brasiliani impegnati nella campagna affinché il 23 ottobre potesse vincere il sì alla vita e alla dignità umana, il sì alla fine del commercio delle armi. Non è bastato. E dunque hanno vinto i no. Ha vinto la propaganda armata, ha vinto la cultura del nemico, ha vinto la rassegnazione, l'idea che sia impossibile vivere senza uccidere. In tutti gli stati del Brasile i sì sono stati battuti. Ma con grosse differenze geografiche. Guarda caso nel Nordest, uno degli stati più poveri del Paese dove Ermanno Allegri ha guidato la mobilitazione, i no hanno superato i sì di pochissimo (57%), mentre nelle zone del sud hanno dilagato, con picchi del 30 per cento e più. Il potere economico che sostiene il commercio delle armi si è innestato col potere mediatico provocando una combinazione esplosiva che ha fatto la differenza. A fronte di una debolezza "culturale" da parte del movimento per la pace - incapace di sostenere con rigore le ragioni di una scelta di civiltà - si è sviluppato un agguerrito movimento di opinione sulla necessità di fare leva sulle armi per la difesa personale, che ha mobilitato bassi istinti, paure e preoccupazioni presenti in una terra dove la violenza è uno dei problemi più grandi e drammatici. "Il disarmo in Brasile è una farsa" dicevano i fautori del no mostrando striscioni e cartelli in cui indicavano al popolo come votare. "Una farsa" perché non avere un'arma sotto il cuscino significa darla vinta ai mascalzoni, ai ladri, agli assalitori, ai violenti... In questo clima di rassegnazione e di paura si è svolto un referendum storico con 120 milioni di brasiliani alle urne. La campagna per il disarmo fortemente voluta dal presidente Luiz Inacio Lula da Silva aveva tolto già 500.000 armi dal paese e il referendum avrebbe sancito per legge la fine di un commercio assassino, dal quale si sprigiona una violenza impressionante. Le statistiche parlano chiaro. Solo nel 2004 38.000 persone sono state uccise da armi da fuoco: una persona ogni 15 minuti; nella folla dei feriti da colpi d'arma da fuoco i ragazzi fra i 12 e i 18 anni sono il 61%.
Né vale più dire guerra di offesa guerra di difesa: sono sempre guerre. Queste idee sono sempre micidiali quando giungono al potere. Perciò Cristo non vuole il potere. "Caino, che hai fatto di tuo fratello?" Ma intanto bisogna ammazzare Caino! Invece, "non uccidete Caino: sarà ucciso sette volte colui che uccide Caino!" E' stato così, è sempre stato così. La spirale della violenza doveva essere distrutta fin dall'origine. Non c'è altra via di scampo: non fare armi, operaio non fare armi. Allora sarai tu il nuovo Cristo che viene. David Maria Turoldo Salmodia contro le armi (appello a tutti gli operai) (dicembre 1972)
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