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Manlio Dinucci "IL POTERE NUCLEARE Storia di una follia da Hiroshima al 2015 " Fazio Editori euro 12,50

Manlio Dinucci, e Giulietto Chiesa nella prefazione, si pongono alcune domande, elaborano le risposte e giungono all'inevitabile conclusione che le armi nucleari andrebbero eliminate dalla faccia della terra. Ma per far questo occorre, prima di ogni altra cosa, capire cosa sono queste armi, che potere hanno e che potere danno a chi le possiede.
21 febbraio 2004

Che cosa puo' significare, ad esempio, per gli Stati Uniti d'America possedere i piu' potenti armamenti nucleari e perche' questo potere a loro (agli USA) ancora non basta? Perche' mai un giocatore di scacchi che sta dominando una partita, improvvisamente, si alza e rovescia la scacchiera? I casi sono due - risponde Giulietto Chiesa - o il giocatore e' impazzito, oppure sa che quella partita che sembrava vinta e' in realta' perduta! Riusciranno mai gli Stati Uniti d'America a vincere la loro "guerra infinita" dichiarata, in un certo senso, al mondo intero? Riusciranno i detentori del potere nucleare a far si' che lo stesso intero mondo venga assoggettato dominato e costretto all'interno dei rigidi binari del "secolo americano"?
Esiste un "orologio" che indica quanto manca alla guerra nucleare. Le lancette di questo "orologio", dopo aver indietreggiato alla fine della guerra fredda, hanno ripreso ad avanzare. Mancano sette minuti a mezzanotte! Per quanto assurdo possa sembrare, la notizia che la lancetta dell'orologio dell'Apocalisse stia avanzando verso la mezzanotte nucleare, passa inosservata o, comunque senza suscitare particolari reazioni. Probabilmente anche perche' manca un'adeguata informazione sulla minaccia nucleare e ne deriva una carenza di attenzione su questo tema. Anche all'interno degli stessi movimenti che si muovano in nome della pace, non si avverte, fino in fondo, la gravita' e la minaccia, percio', di fronte a notizie che dovrebbero allarmare, la reazione piu' diffusa e' quella di ritenere che una guerra nucleare sia un'eventualita' lontanissima.
Dal 1945 (anno in cui ha inizio la corsa agli armamenti nucleari) al 1991 (anno in cui la disgregazione dell'Unione Sovietica segna la fine della guerra fredda) vengono fabbricate nel mondo oltre 128.000 testate nucleari: 70.000 dagli USA, 55.000 dall'Unione Sovietica e 3.000 da Francia, Gran Bretagna, Cina, Israele, India, Pakistan e Sudafrica. Dalle fabbriche statunitensi escono - nel periodo che va dal 1959 al 1961 - 6.500 armi nucleari all'anno, una media di 25 per giorno lavorativo; allo stesso ritmo lavorano le fabbriche nell'Unione Sovietica. Ciascuna delle due super potenze si dota di un arsenale in grado di distruggere l'altra.
Pochissimi, probabilmente, si soffermano a pensare che una guerra nucleare provocherebbe non solo cio' che e' successo a Hiroshima e Nagasaki moltiplicato per mille o un milione, ma qualcosa ancora piu' grave: lo sconvolgimento degli equilibri climatici ed economici. Ci sarebbero incendi in aree urbane e forestali e non essendoci mai stati incendi di cosi' vaste dimensioni e' quasi impossibile stabilire la quantita' di fumo che verrebbe emessa. La combustione del 25 - 30 per cento dei materiali infiammabili concentrati in aree urbane e industriali (petrolio, benzina, cherosene, gasolio, prodotti chimici, materie plastiche, fibre sintetiche ed altro) produrrebbe altri 50 - 150 milioni di tonnellate di fumo molto fuligginoso, costituito otre il 50% da carbonio elementare amorfo. Mentre una parte ricadrebbe, dopo qualche tempo, sul suolo sotto forma di precipitazioni atmosferiche, un'altra parte resterebbe a lungo nell'atmosfera esercitando una forte azione assorbente della radiazione solare. Nell'emisfero nord, ad esempio, la temperatura calerebbe, nel periodo che va dalla primavera all'inizio dell'autunno, di 20° - 40° C. Forti correnti di aria fredda potrebbero sconfinare verso sud, su regioni mai sottoposte a condizioni di gelo. La coltre di fumo potrebbe permanere nell'atmosfera per un anno o piu' e determinare un raffreddamento a lungo termine della durata anche di anni, con un calo di parecchi gradi delle temperature medie, in particolare dopo che gli oceani si fossero significativamente raffreddati. In tali condizioni potrebbe verificarsi una notevole riduzione delle precipitazioni e dell'intensita' dei monsoni estivi in Asia e in Africa. Le conseguenze sarebbero devastanti; l'agricoltura verrebbe gravemente colpita; la denutrizione, le malattie dilaganti e il caos che dominerebbe, provocherebbero il declino globale della specie umana. L'eruzione del Tambora in Indonesia nel 1815, proietto' fino nella stratosfera 150 chilometri cubici di materia polverizzata. L'anno seguente, il 1816, venne definito: "l'anno senza estate": in Nord America ed in Europa nevico' in giugno e si ebbero temperature bassissime in luglio e agosto; segui' una grande carestia la quale, probabilmente, favori' l'epidemia di colera che, scoppiata in Bengala, raggiunse prima il Caucaso e quindi l'Europa e l'America. Di gran lunga peggiore sarebbe la situazione se calasse sulla terra "l'inverno nucleare".
E dunque la lancetta del Doomsday Clock - l'orologio dell'autorevole rivista statunitense " Bulletin of the Atomic Scientists" - che altro non e' che l'orologio dell'Apocalisse - segna solo le ore di un mondo senza futuro...


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