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"Viaggio in Cecenia" un libro di Carlo Gubitosa con prefazione di Giulietto Chiesa - in edicola dal 20 marzo per due settimane -

Una guerra, probabilmente, quasi mai si puo' spiegare razionalmente, ma un giornalista dovrebbe andare al di la' della semplice narrazione cronologica degli eventi; un giornalista dovrebbe chiedersi e documentarsi (per poi spiegare agli altri) i perche' di una guerra.
Carlo Gubitosa, in questo libro, fa del suo meglio per raccontarci cio' che ha visto, vissuto e capito durante il suo viaggio in Cecenia; fa del suo meglio per raccontarci quello che, nella prefazione del libro, Giulietto Chiesa definisce un "matrimonio impossibile".
24 marzo 2004

Un matrimonio tra coniugi diseguali che si odiano di un odio ormai mortale. Nove anni di guerra di massacri di violenze da entrambe le parti, fino ad arrivare al punto che, ognuno delle due parti, quando accusa l'altra, mette anche se stessa al banco degli imputati.
"Quando due elefanti combattono, chi soffre e' l'erba" dice un proverbio africano. L'erba e' il popolo ceceno schiacciato dall'esercito russo e dal terrorismo interno. Da una parte l'esercito russo (composto da gente colta, che siede al vertice del governo del mondo, vive nel benessere ed e' appoggiato dai paesi occidentali) che manda a morire i propri figli per il controllo di un territorio e dall'altra un "esercito" di criminali e banditi (che affonda le proprie radici in una realta' di miserie umane) che nasconde i propri interessi ed i propri traffici dietro alla sofferenza di un popolo.
Da un'altra parte ancora la nostra indifferenza (l'erba e' un popolo al quale la "civilta' occidentale dei diritti umani" non sa o non vuole dare una risposta).
Le cause di questo violento conflitto armato sono molteplici e sarebbe sbagliato semplificare il tutto ad una guerra "partigiana" per la rivendicazione dell'indipendenza del proprio Stato.
Lo scioglimento dell'Unione Sovieta, la "privatizzazione" dell'economia, l'assenza di ordine e di controllo ha favorito pochi a discapito di molti.
Nella regione del Caucaso, i vertici del Cremlino, in cambio del sostegno al loro potere, hanno chiuso un occhio sulla gestione, da parte dei clan locali, delle attivita' piu' redditizie: banche, petrolio, armi, droga, caviale, alcol, tabacco.
L'esercito ufficiale si e' frammentato in piccole bande armate dove vi sono gruppi moderati sinceramente indipendentisti, gruppi che nascondono i loro traffici mafiosi dietro alla lotta per l'indipendenza e milizie legate al fondamentalismo islamico. Ci sono giovani ceceni attratti dal fondamentalismo islamico, perche' sperano di trovare li', oltre che uno stipendio, quell'ordine, quella sicurezza e quella stabilita' che non riescono a trovare altrove; ma questi ragazzi ceceni non sanno che le loro aspirazioni saranno tradite e strumentalizzate e che porteranno soltanto altra violenza, altre guerre. La Russia, dal canto suo, sa che rinunciare alla Cecenia, vorrebbe dire, oltre che perdere un territorio di grandissima importanza strategica, dare il "cattivo esempio" ad altre regioni che potrebbero chiedere anch'esse il distacco dalla Federazione. E poi (o forse prima) nel Caucaso c'e' il petrolio e la Cecenia e' un territorio di fondamentale importanza, un punto di passaggio che la Russia non puo' permettersi assolutamente di perdersi. Ma la guerra in Cecenia, oltre a tutto il resto, vuole essere forse un modo per distogliere l'attenzione dai gravi problemi interni (instabilita', assenza di ordine, corruzione) che affliggono la Federazione; e cosi' l'ondata di attentati e la guerra al terrorismo "servono" anche a Vladimir Putin, ad esempio.
Carlo Gubitosa ha ascoltato ceceni profughi in Inguscezia; ha guardato negli occhi soldati russi poco piu' che bambini, soldati che ha saputo poi, essere stati picchiati dagli ufficiali di grado superiore e rinchiusi per giorni in gabbie simile a quelle dello zoo; ha osservato i papaveri di un campo schiacciati dai cingoli dei carri armati russi ed ha pensato alla "guerra di Piero" di De Andre'; ed ha capito, un'altra volta ancora, che ogni singola persona puo' fare qualcosa per far fare un piccolo passo indietro alla violenza, prendendosi a cuore una situazione, anziche' girare la faccia dall'altra parte!
Carlo Gubitosa ci narra il suo viaggio; analizza la tragica situazione di un popolo, denuncia la violazione dei diritti umani compiuta sia dall'esercito russo che dalle milizie cecene, e tristemente afferma che le sofferenze del popolo ceceno dipendono anche (dalla sua, dice lui, ma io credo che sarebbe meglio dire) dalla nostra indifferenza.

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