Conflitti

19 gennaio 2009: in Russia il diritto è stato ucciso

Ancora una volta, chi si batte per la difesa dei diritti umani in Russia paga con la propria vita. Le parole di Anna Politkovskaja raccontano il coraggio dell'avvocato Stanislav Markelov
20 gennaio 2009
Elena Murdaca (Comitato per la Pace nel Caucaso)

Il 7 ottobre 2006 hanno ucciso la coscienza della Russia, la sua voce libera. Il 19 gennaio 2009 hanno ucciso quel che ne restava. Una collega mi ha chiesto di segnalarle un articolo valido da ripubblicare, sulla morte dell'Avvocato Stanislav Markelov, il difensore dei Kungaev al processo per omicidio e stupro che ha portato alla condanna del Colonnello Jurij Budanov. Sulla morte, non so, non ho avuto tempo di leggere niente, sono stata chiusa in ufficio tutto il giorno, non so che cosa sia stato scritto. Posso segnalare qualcosa sulla sua vita, però. Qualcosa che ha scritto Anna Politkovskaja. Qualcosa che valga la pena di essere letto e ricordato. Quelli che seguono qui, sono stralci riportati dal racconto di Anna Politkovskaja sul caso Budanov e sul ruolo di Markelov, ripresi dal libro “La Russia di Putin” pubblicato da Adelphi. 32 pagine dedicate solo al caso Budanov. Cadute nel vuoto. L'intervento dell'avvocato russo è stato fondamentale per la condanna di Budanov. E oggi, dopo poche settimane dalla messa in libertà per buona condotta di un assassino condannato, l'avvocato dell'accusa viene ucciso. Una coincidenza?

“...Le conferenze stampa che Chamzaev convocò a Mosca per esporre le difficoltà del processo in atto a Rostov non ebbero alcun esito: i giornalisti non gli credevano, ragion per cui non vi fu alcuna campagna stampa in difesa della Kungaeva. Una campagna che, purtroppo, era l'unica ancora di salvezza in un caso politico arenatosi già sul nascere. A quel punto Memorial chiamò in aiuto di Chamzaev un giovane avvocato moscovita, Stanislav Markelov, membro dell'Ordine Interrepubblicano degli avvocati, a cui fra l'altro, apparteneva anche il collegio di difesa di Budanov. I casi più importanti di cui si era occupato Markelov – e che gli erano valsi l'attenzione di Memorial – erano stati i primi, in Russia, con accuse di terrorismo ed estremismo politico... Markelov è russo, un dettaglio fondamentale. Memorial fece la scelta giusta. Sarebbero state proprio l'energia di Markelov, una tattica ben scelta e la sua capacità di trattare con la stampa ad attirare l'attenzione del Paese e dei giornalisti di Mosca, russi e stranieri: fu una svolta cruciale per l'iter del processo. Un esempio: una dichiarazione di Markelov...: 'La corte pareva avere molta fretta, non approfondiva nessuna delle nostre richieste, ricusava qualunque mossa contraria agli interessi di Budanov... Tutti i nostri ricorsi, la richiesta di convocare i nostri testimoni, per esempio, di nominare degli esperti o di svolgere delle perizie super partes, non venivano neppure prese in considerazione. Avevo l'impressione che il giudice Kostin non li leggesse nemmeno...Perché, per quanti ne potessimo produrre, e arrivarono a essere più di una decina al giorno, ci venivano rifiutati tutti quanti.”

Riportiamo qui di seguito un altro brano:
“-Per Lei, russo, non è un problema difendere gli interessi di una famiglia cecena?E' ormai pratica consueta che i ceceni vengano difesi dai ceceni e i russi dai russi...
-Ad assumermi è stata Memorial, che si è fatta carico della difesa dei Kungaev. E' noto che si tratta di una famiglia povera, che non può permettersi un legale...In un primo momento a difenderli c'era l'avvocato Chamzaev, che poi si è ammalato gravemente. I Kungaev si sono ritrovati senza un legale e la corte ha colto la palla al balzo cercando di accelerare i tempi e di emettere la sentenza. Questo nel maggio 2002. E' stato allora che Memorial mi ha contattato. Quando sono arrivato a Rostov, nei corridoi del tribunale me l'hanno chiesto apertamente: 'Che cosa c'entri tu con la diaspora cecena?' E io ho risposto:'La vedete la mia faccia? Niente di niente.'. La seconda domanda è stata: ' Di che nazionalità è Lei?'. E a chiedermelo non erano solo quelli del gruppo di appoggio a Budanov. Me lo ha chiesto Budanov stesso, in aula. Che fra l'altro in udienza non faceva che urlarmi contro cose del tipo:' Come mai te la prendi tanto a cuore, tu? Eh?'
-Le dava del tu?
-Ovvio. E' un militare, e crede che tutto gli sia permesso. Già che ci siamo, il giudice non l'ha mai richiamato all'ordine. Gli era tutto permesso. Ho quasi l'impressione che il giudice lo temesse... quando non ne potei più di sentirmi chiedere di che nazionalità fossi, dissi ai giornalisti di Rostov che ero russo e che era proprio per quello che avevo accettato la causa. Perché difendevo le leggi del diritto russo. La corte, invece, difendeva il diritto consuetudinario. E Budanov, si atteneva alle norme deviate del diritto consuetudinario medievale dei ceceni. L'uccisione come forma di vendetta. Una vendetta sostenuta anche dal tribunale e dalla società. Il colonnello Budanov non si comportava nel rispetto di quel diritto russo a cui era tenuto a obbedire. Quanto accaduto in aula dimostra che le alte sfere del Paese, il governo in generale, sembrano sottoscrivere il fatto che in territorio ceceno il diritto nazionale non vale. Quel che vale è il diritto alla vendetta, con la benedizione dello Stato.”

Come si sentiranno i Kungaev? Hanno avuto il dolore di avere una figlia uccisa, di saperla stuprata. Hanno ottenuto a fatica una condanna di molto inferiore al dovuto (10 anni invece di 30). Sono stati costretti a lasciare la loro casa e oggi vivono in esilio da qualche parte in quell'Europa che volta la testa per non vedere e si preoccupa del gas. Anna Politkovskaja è stata uccisa. Budanov è uscito dal carcere prima del previsto. Oggi è stato uccisa la persona che li aveva difesi...

Quanto è costretto a sopportare un essere umano!!!

Note: Firma l'appello di Human Rights First per chiedere alle autorità russe di portare avanti indagini immediate, trasparenti ed effettive

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