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Io sono un nuba - Dalla parte di un popolo che lotta per non scomparire - di Renato Kizito Sesana - Sperling & Kupfer Editori -

Lui: Renato Sesana e' un padre comboniano, ha assunto il nome di Kizito (uno dei martiri cristiani ugandesi uccisi nel 1886) e da molti anni vive in Africa.
Loro: i nuba, sono un popolo (del Sudan) che lotta per poter riaffermare il diritto di esistere.
Padre Kizito lotta con loro; padre Kizito e' uno di loro...
18 novembre 2004

Nuba e' il nome dato ai neri provenienti dalle contrade schiave a Sud di Sennaar, cosi' scrive nel 1819 l'esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt. Ai nuba, appartengono dunque etnie differenti, passate attraverso la stessa drammatica esperienza storica di isolamento e disprezzo e oppressione ed emarginazione. Ma essere un nuba, per un nuba, vuol dire principalmente essere forte, capace di patire qualsiasi pena senza perdere la propria identita' e capace di sentirsi orgoglioso nel riuscire a sopravvivere in condizioni estremamente difficili. I nuba sanno che dire: "Io sono un nuba" implica anche una normale pluralita'; ci sono nuba che abitano in luoghi differenti e che costruiscono case in modi differenti e che pregano in modo differente...
I Nuba vivono nel Sudan, un paese abitato a Nord in prevalenza da arabi musulmani e a Sud da numerosissimi gruppi neri (630 tribu'!) che professano le religioni tradizionali africane o il cristianesimo. Questi due grandi "gruppi" (gli arabi, o meglio gli arabizzati del Nord da sempre razziatori di schiavi al Sud) in conflitto da secoli, sono stati costretti a vivere insieme in un "contenitore" inventato dagli inglesi e questo fatto non ha certo giovato loro! Sarebbe, comunque, riduttivo semplicistico e profondamente sbagliato sintetizzare l'infinita guerra che "abita" il Sudan come una guerra di natura razziale e religiosa! La guerra che da piu' di vent'anni insanguina il Sudan, e' una guerra provocata da continue violazioni dei diritti umani che si intrecciano sempre piu' a motivazioni economiche e a ragioni geopolitiche internazionali. Il Sud e' ricco di oro nero; il fattore religioso serve qui come altrove come catalizzatore, istaurato da chi ha la capicita' e l'interesse di "inventare" guerre sante, ma le questioni fondamentali sono la giustizia economica e sociale, la dignita', il diritto all'autodeterminazione in seno a uno stato federale. Il problema dell'emarginazione e del sottosviluppo interessa tutto il Sudan dell'Est e del Sud e non solo i nuba. Yousif Kuwa, leader carismatico dei nuba, sa che tutto il Sudan deve lottare per essere "liberato". "Se tu vuoi che cambi qualcosa sui Nuba, deve cambiare tutto il Sudan" afferma Yousif. In vent'anni di guerra civile i nuba hanno rischiato di scomparire sotto l'azione violenta del governo di Khartoum.

Qua da noi, in Occidente, nessuno narra questa guerra; forse perche' e' una guerra difficile, satura di storia recente e lontanissima; con una composizione etnica complessa, cosi', come complessi sono stati gli influssi culturali e religiosi; percio' oggi e' impossibile una chiara divisone dei buoni dai cattivi; forse il giornalista occidentale cosi' come gli ascoltatori hanno voglia e bisogno di schierarsi da una parte o dall'altra e, nel contesto del Sudan questo e' impossibile. E dunque la semplificazione arriverebbe a sfiorare la falsita'. Per questo allora si tace?

Padre Kizito, in questo libro, parla di loro: dei Nuba! Racconta il suo primo arrivo nel 1995 con un volo clandestino; e il suo primo Natale trascorso con i Nuba, di come, in quell'occasione tutti, cristiani e no, lo abbiano accolto con calore e siano riusciti a vedere nella solenne celebrazione eucaristica natalizia, l'anticipazione della pace a lungo attesa e un segno concreto che la vita normale, fatta di danze e festeggiamenti e battesimi, e' ancora possibile...

Padre Kizito sa che non deve domandarsi se la gente con la quale si identifica sia giusta e retta; perche' sa che come cristiano non gli viene chiesto di schierarsi con i giusti e i retti, ma di portare Gesu' Cristo in mezzo ai poveri, agli oppressi, agli ultimi; e questo e' quello che egli fa...

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