CyberCultura

Microsoft sconfitta da uno studente

Può uno semplice studente sconfiggere in una battaglia legale la più grande azienda produttrice di software al mondo? Senza dubbio verrebbe istintivo rispondere di no, ma a volte la realtà supera anche la fantasia. The Register riporta infatti la notizia di un giovane studente in chimica della Kent State University che è riuscito nell'ardua impresa di fermare la macchina legale di Microsoft.
21 marzo 2005
Michele Landi

La vicenda ha inizio lo scorso anno, quando David Zamos (è questo il nome dello studente in questione) compra una copia di Windows XP Pro ed una di Office XP Pro presso la libreria dell'universita di Akron. Usufruendo di un sostanzioso sconto per gli studenti, paga il tutto 60 dollari. Pentitosi dell'acquisto, Zamos cerca di restituire il software al negozio ma ottiene un rifiuto. Decide quindi di vendere il software su ebay, riuscendo a ricavarne 203 dollari.

La cosa però non passa inosservata. Microsoft chiede conferma a Zamos del fatto che sul software fosse presente la frase "not for retail or OEM distribuction" (vietata la vendita o la distribuzione OEM). In pratica il software non è rivendibile; per Microsoft Zamos è un pirata e per questo viene citato in giudizio. Dal canto suo Zamos non si considera un rivenditore; semplicemente voleva indietro i suoi soldi per poterli spendere a suo piacimento. La causa viene intententata più per principio che per soldi, seguendo il metodo punirne uno per educarne cento; come risarcimento gli avvocati di Microsoft chiedono le spese legali e la restituzione dei profitti della vendita del software.

La diatriba si fa interessante nel momento in cui Zamos decide fare una contro-causa, accusando Microsoft di mantenere una politica commerciale, che di fatto rende impossibile esercitare il diritto di recesso. La posizione del colosso di Redmond cambia radicalmente. Forse spaventati dalla possibile risonanza mediatica che avrebbe potuto avere la notizia, i legali di Microsoft offrono a Zamos di ritirare la causa se il ragazzo avesse fatto lo stesso. Zamos dal canto suo pretende anche le scuse ufficiali e il rimborso delle spese sostenute per i documenti legali, cosa che Microsoft non vuole concedere. Non sappiamo se le scuse siano arrivate o no, l'unica certezza è che le parti hanno raggiunto un accordo ed entrambe le cause sono state ritirate.

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