CyberCultura

senza fili

Gialle seggiole altruiste

22 giugno 2006
S.T.
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

I successori di Bill Gates sono già al lavoro sulle nuove strategie. E' stato Craig Mundle, capo delle ricerche e delle strategie di Microsoft ad annunciare ieri una novità di rilievo, forse più simbolica che pratica, ma comunque assai significativa. Di questo si tratta: coloro che usano il software Office (essenzialmente il programma Word per scrivere testi, ma anche Power Point, il software per le presentazioni a diapositive) possono ora associare con un semplice colpo di tasto alle loro creazioni intellettuali il marchio CC, che vuol dire Creative Commons: beni comuni creativi.
CC è un tipo particolare di licenza d'autore, molto più leggera e altruista di quanto non sia il copyright classico. Grazie ad essa uno può stabilire che un testo, una musica, un filmato, un qualsiasi bene intellettuale, possa liberamente circolare e essere riprodotto senza chiedere autorizzazione, e gratuitamente. La forma più diffusa (ma esistono diverse varianti, ovvero diverse licenze) obbliga però l'utilizzatore, il remixer, a citare compiutamente e fedelmente l'autore. Le licenza CC si stanno in effetti diffondendo velocemente e il fatto che anche Microsoft, esponente più noto di software proprietari e della loro rigida tutela, abbia deciso di renderle facilmente disponibili a partire dai suoi programmi per ufficio conferma come la casa di Bill Gates sia assolutamente intenzionata a non perdere il contatto con il mondo free e open.
Per attivare questa nuova funzione gli autori devono una volta per tutte scaricare un apposito accessorio (un plug-in) dal sito di Microsoft o di Creative Commons. Nella pratica dall'interno dei programmi Microsoft sarà possibile selezionare il tipo di licenza CC scelta e immergere il marchio e riferimenti relativi nei propri lavori. Per gli autori questo è anche un aiuto nel prendere piena coscienza dei propri diritti, a seconda delle proprie preferenze. Lawrence Lessig, il professore della Stanford Law School e fondatore di Creative Commons considera questo accordo un grande successo per la sua idea e per tutti i progetti di conoscenza condivisa.

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