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    Off-line più di 5 miliardi di umani

    5 febbraio 2004

    Nel 1993 si collegavano ad internet non più di un milione di persone, nel 2002 questo numero è salito di 600 volte. Tante, ma significa anche che miliardi di persone non hanno un accesso ad internet. Lo ricorda, analizzando il digital divide dentro e fuori i paesi ricchi uno studio realizzato dalla Global Consumer Advisory Board di AMD, il notissimo chipmaker.

    Già, perché il divario digitale non è soltanto una delle grandi differenze tra mondo ricco e mondo povero, è anche ciò che caratterizza le società tecnologicamente più evolute. Dove le donne non hanno accesso alla rete, dove ce l'ha solo chi è diplomato o laureato, dove per averlo occorre poter pagare costose bollette, sono tutte situazioni che illustrano il gap digitale tra chi ha (have) e chi non ha (have-not).

    " Da un lato della società collegata - spiegano gli esperti consultati da AMD - c'è il profilo di un giovane maschio bianco tra i 16 e i 24 anni, di censo elevato, che vive a Londra e che usa internet per fare acquisti, collegandosi circa nove ore alla settimana. Dall'altro lato c'è una donna cinese di 50 anni, laureata, che vive nelle campagne cinesi e che non ha un accesso ad internet".

    La ricerca illustra come in alcuni paesi, come Italia, Germania, Cina, Corea del Sud e Messico, rimangono pesanti le differenze nelle possibilità di accesso tra uomini e donne. E questo accade in paesi, come la Cina, l'Italia e la Germania, che fanno parte di quel nucleo di nazioni ricche dove l'accesso ad internet è più diffuso. D'altra parte il 90 per cento dell'utenza internet mondiale è concentrata nei paesi industrializzati, e un terzo di questo numero è americana.

    Di interesse anche il fatto che il rapporto degli esperti AMD mette in evidenza come vi siano molti che, pur potendo accedere ad internet, semplicemente non vogliono collegarsi. "Superare il digital divide - ha spiegato a questo proposito il presidente della Commissione di AMD, Patrick Moorhead - significa far di più che semplicemente offrire computer e accesso ad internet. La tecnologia non risolverà il divide se non vengono prese in considerazione le ragioni sociali per le quali ci sono persone che non vanno online". Secondo Moorhead "per aziende che sono sempre più focalizzate sui mercati emergenti nel mondo, capire i fattori socioeconomici dell'adozione della tecnologia nelle diverse regioni è assolutamente decisivo".

    (fonte: Punto Informatico – 31ottobre 2003)

    APPROFONDIMENTI

    Charting and Bridging Digital Divides - (PDF, 569 Kb – in inglese)

    Rapporto sulle disuguaglianze nell’accesso e nell’uso di Internet in otto Paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Giappone, Germania, Italia, Corea, Messico) secondo parametri socio-economici che tengono conto delle differenze di genere, di urbanizzazione (aree rurali) e di livello di vita: non un divario digitale solo, quindi, ma molti e sempre di più.

    Chi usa Internet in Italia

    Secondo dati internazionali, il numero di persone che usano Internet nel mondo è cresciuto in dieci anni dai 900.000 navigatori del 1993 agli oltre 600 milioni della fine del 2002: solo il 10% della popolazione mondiale, di cui l’88% però risiede nei Paesi più industrializzati.

    Ma chi e quanti usano internet in Italia? Viviamo anche noi situazioni di divario digitale?

    Un rapporto in costante aggiornamento sulle caratteristiche e sul comportamento delle persone che si collegano alla rete in Italia (fonte: Gandalf.it)

    Note:

    http://www.altoforno.net/domini/fondazione2/sito/temat/tecnologie/dossier/dossier/h_offline

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