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COMUNICATO STAMPA

Rischio nucleare a Taranto

9 febbraio 2000 - Alessandro Marescotti

Il quotidiano "Il Manifesto" del 9 febbraio ha riportato un documento riservato della Marina Militare Italiana con il piano di emergenza in caso di incidente atomico per navi e sommergibili a propulsione nucleare.

In questo documento compare la lista dei porti militari dove si puo' verificare tale incidente atomico: fra questi c'e' Taranto.

La Marina Militare Italiana non ha navi o sommergibili a propulsione atomica, ma la Nato si', come ha ampiamente documentato Greenpeace grazie a carte acquisite con il FOIA (Freedom of Information Act).

Considerato che l'Italia ha bandito con un referendum le centrali nucleari per l'intrinseca pericolosita', appare fondato l'allarme generato da un possibile incidente a navi e sottomarini il cui propulsore nucleare e' soggetto a spostamenti, sollecitazioni e incidenti che lo rendono piu' vulnerabile rispetto al classico reattore di una centrale atomica di terra.

Il propulsore nucleare delle navi e dei sottomarini e' infatti una centrale atomica in piena regola, ma e' privo delle pesanti schermature di sicurezza dei reattori atomici civili basati sulla terraferma, troppo pesanti per essere installate a bordo.

I propulsori atomici militari sono soggetti alle leggi civili e pertanto chiediamo al Prefetto di rendere pubblici i piani di emergenza ed evacuazione in caso di incidente atomico.

Chiediamo ai parlamentari di presentare interrogazioni e di rendere di pubblico dominio ogni particolare utile a chiarire questa vicenda su cui e' stato mantenuto in tutti questi anni il piu' inquietante silenzio. Essi stessi sono stati esclusi dalla conoscenza di informazioni che, come rappresentanti del popolo, erano interessati e forse tenuti a sapere.

Infatti dal documento riservato pubblicato dal "Manifesto" appaiono unicamente le misure di protezione adottare dalla Marina Militare a tutela dei militari mentre e' completamente a noi sconosciuto il punto che ci riguarda: quale tutela ha la popolazione civile?
Ricordiamo che - in caso di grave incidente - la normativa vigente parla di piani di evacuazione di cui la popolazione deve conoscere preventivamente la portata e le modalita' di esecuzione.

Ricordiamo che una rottura del propulsore nucleare provocherebbe la fuoriuscita di plutonio; sulla base della documentazione scientifica disponibile si sa che il cui tempo di dimezzamento radioattivo e' di 24 mila anni, con un'incidenza cancerogena pari a 9 miliardi (si': 9 miliardi) di tumori ai polmoni per ogni chilo di plutonio disperso nell'ambiente e che entri nell'organismo umano.

Il livello di gravità dell'incidente atomico e' classificato, nel documento riservato della Marina Militare, documento che noi comuni cittadini non avremmo dovuto mai conoscere, in tre livelli con nomi in codice:

Alfa - contaminazione di area non abitata

Bravo - incidente che comporta la minaccia di contaminazione di un'area abitata

Charlie - incidente che comporti un pericolo immediato per la popolazione locale e nel quale siano coinvolte persone in tale numero che le operazioni di bonifica e di salvataggio risultano seriamente ostacolate, o in cui dette persone corrano il pericolo di contaminazione

Chiediamo pertanto ai parlamentari se non sia giunto il momento di eliminare ogni segreto su simili questioni.

Chiediamo infine che sia costituito istituzionalmente a livello locale un apposito gruppo di informazione e consultazione su queste tematiche, coinvolgendo le associazioni che si occupano dell'ambiente, della pace e della protezione civile e tenendo presso la prefettura - in pubblica consultazione - un apposito registro di tutte le navi Nato con propulsione nucleare.

Non intendiamo fare allarmismo, ma vogliamo ricordare che il piu' grave incidente nucleare della storia militare recente ha coinvolto proprio l'incrociatore USA Belknap nel Golfo di Taranto durante il 1974, quando fu lanciato il codice Broken Arrow, il massimo livello di allarme atomico Usa per via di un incendio divampato a pochi metri dalle testate nucleari Terrier.

Per via di questi rischi appare sensato quanto fa oggi la prefettura di Kobe in Giappone: vieta l'ingresso nel proprio porto di navi e sommergibili nucleari. Perche' non fare altrettanto?

prof.ssa Loredana Flore
portavoce dell'Associazione per la Pace di Taranto

prof.Alessandro Marescotti
presidente di PeaceLink

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