Disarmo

Lista Disarmo

Archivio pubblico

TARANTO

Commenti alla risposta del governo

18 febbraio 2000

Sulla base della rivelazione da parte del Manifesto (9/2/2000) di un documento riservato della Marina Militare circa i rischi nucleari in 11 porti italiani, il governo ha risposto ad un'interrogazione di Rifondazione Comunista, come ci ha gentilmente informato Alfio Nicotra (alfionicotra@virgilio.it).

Per conoscere i piani di emergenza relativi alla popolazione civile - ad esempio a Taranto - PeaceLink aveva inviato una lettera al senatore Rocco Loreto (DS Commissione Difesa) e al Prefetto di Taranto. Attendiamo fiduciosi una risposta.
Riportiamo (in coda a questo messaggio) la risposta del governo italiano, relativa solo agli aspetti militari e non esaustiva delle precauzioni che le autorita' locali civili sono tenute ad adottare.

La risposta governativa conclude cosi': "Tenuto conto che unità a propulsione nucleare operano anche nel Mediterraneo da moltissimi anni senza che risultino essersi verificati - almeno per quanto concerne le unità militari alleate - incidenti significativi o situazioni di particolare emergenza appare oggettivo e legittimo constatare come questa tipologia di mezzi disponga di sistemi propulsivi con spinte caratteristiche di protezione e sicurezza".

Su quest'ultima affermazione occorrerebbe una maggiore cautela da parte del governo italiano, tenuto conto che i dati raccolti nel dossier Neptune III di Greenpeace (presentato a Roma il 6/5/89), parlano di 27 sottomarini nucleari finiti in fondo al mare con un carico atomico: 5 sovietici, 4 americani, 4 francesi e 3 britannici. Greenpeace ha reccolto informazioni direttamente dalla documentazione del Congresso Usa circa 1276 incidenti, anche se non tutti nucleari, accaduti in mare: 50 atomiche attualmente sono in fondo al mare.

Ulteriori elementi conoscitivi sulla materia provengono dallo scienziato Giuseppe Longo, fisico dell'Universita' di Bologna, che documenta: "In un periodo di 23 anni, dal 10 aprile 1963 al 30 ottobre 1986, sono stati resi noti 14 incidenti gravi a sottomarini nucleari, di questi 7 a unita' sovietiche e a unita' statunitensi. In 5 casi l'incidente si e' concluso con l'affondamento del sottomarino (2 statunitensi e 3 sovietici). Negli altri casi si sono verificati esplosioni, incendi (fino a 90 morti) e inquinamento radioattivo delle acque marine. I reattori utilizzati per la propulsione di mezzi militari navali pongono problemi di sicurezza certamente non inferiori a quelli delle centrali elettronucleari civili. Le caratteristiche dei reattori civili e militari sono analoghe, ma su un mezzo navale non possono essere imbarcate pesanti schermature di calcestruzzo, ne' potra' sempre essere garantita nelle vicinanze un'adeguata assistenza in caso di incidente. E gli incidenti ai sottomarini nucleari sono piu' frequenti di quello che comunemente si pensi".

Il governo italiano, oltre alle dichiarazioni verbali sulle "spinte caratteristiche di protezione e sicurezza", e' in grado di dare garanzie reali? Se cosi' fosse un cittadino potrebbe, ad esempio a Taranto, farsi una polizza assicurativa per ottenere un indennizzo in caso di un incidente nucleare. Ma nessuna assicurazione a Taranto, ne' in altre citta' italiane, e' disposta a stipulare un contratto assicurativo che risarcisca in caso di incidente nucleare, neppure limitato ai sicurissimi sottomarini Nato alle affidabilissime navi Nato a propulsione nucleare.
La ragione?
Il 21 novembre 1975 nel mar Ionio la portaerei John Fitzgerald Kennedy e l'incrociatore Belknap, entrambi americani, si scontrarono e un incendio arrivo' a pochi metri dai missili atomici Terrier della Belknap, con testate della potenza di un kilotone l'una.
Il tutto e' stato documentato da Greenpeace e dall'ammiraglio Usa Eugene Carrol. Grazie alle rivelazioni di quest'ultimo il segreto militare e' venuto meno nel 1989. Il 26 maggio di quell'anno il Corriere del Giorno di Taranto titolava in prima pagina: "Una catastrofe nucleare nello Ionio l'abbiamo sfiorata quattordici anni fa".

Articoli correlati

  • Dopo la sentenza Ilva, parla la città di Taranto
    Processo Ilva
    Taranto da ascoltare

    Dopo la sentenza Ilva, parla la città di Taranto

    Ascoltiamola questa città, seria, coraggiosa e competente, sempre più equilibrata di chi ha spacciato per razionale l'intollerabile (interviste di "RadioVera" del 4 giugno)
    6 giugno 2021 - Lidia Giannotti
  • Eccessi di mortalità nei tre quartieri di Taranto più vicini all'area industriale
    Citizen science
    Raffronto fra la mortalità dei quartieri più inquinanti di Taranto e la mortalità regionale

    Eccessi di mortalità nei tre quartieri di Taranto più vicini all'area industriale

    Dal 2011 al 2019 in totale vi sono 1075 morti in eccesso di cui 803 statisticamente significativi.
    L'eccesso di mortalità medio annuo è di 119 morti di cui 89 statisticamente significativi.
    L'intervallo di confidenza considerato è del 90%.
    13 maggio 2021 - Redazione PeaceLink
  • Osservatorio mortalità a Taranto
    Citizen science
    Citizen science

    Osservatorio mortalità a Taranto

    Pubblichiamo un foglio elettronico con i dati disponibili alla data odierna. L'osservatorio mortalità è uno strumento utile e importante per tenere sotto controllo la situazione in aree particolarmente inquinate
    13 aprile 2017 - Alessandro Marescotti
  • Egregio Presidente Giuseppe Conte, adesso dovrebbe bastare, non crede?
    Taranto Sociale
    Appello inviato ogni sabato dall'8 giugno 2020

    Egregio Presidente Giuseppe Conte, adesso dovrebbe bastare, non crede?

    Taranto chiede alle istituzioni soluzioni concrete al problema inquinamento e lo fa con determinazione. Questo appello è stato sottoscritto già da oltre settemila tarantini e non solo e sarà inviato con le nuove sottoscrizioni ogni sabato fino ad ottenere risultati verificabili.
    8 gennaio 2021 - Fulvia Gravame
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)