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Rischio nucleare a Taranto: quello che il sottosegretario Ostillio non dice

5 settembre 2000

Il rischio nucleare verra' finalmente discusso nel consiglio comunale di Taranto del 6 settembre in una seduta monotematica. L'affondamento del sommergibile atomico russo Kursk nel mare di Barents ha infatti brutalmente posto il problema: e se succedesse nel mare di Taranto?
"Se c'e' una dispersione nel reattore e' come se fuoriuscissero radiazioni da una centrale nucleare, sebbene di potenza piu' ridotta", ha affermato il comandante Giuseppe Iezza, responsabile tecnico del gruppo sommergibili di Taranto, dov'e' la direzione di tutta la flotta di sottomarini italiani.
E' solo il caso di ricordare che una dispersione di plutonio contaminerebbe il nostro mare per oltre 24 mila anni e sarebbe la fine. L'Italia - che ha abolito le centrali nucleari con un referendum - corre quindi ancora il rischio che si verifichi un incidente ai reattori atomici di bordo di un mezzo della Nato. E non solo. Il sottomarino atomico russo Kursk e' pericolosamente transitato nel Mediterraneo durante la guerra del Kosovo per azioni di spionaggio. Per non parlare del transito di scorie radioattive francesi (plutonio) nel Mediterraneo. Ce n'e' abbastanza per non classificare il problema sotto la banale etichetta del "pregiudizio antiamericano". Questi problemi non sono ne' di destra ne' di sinistra, ma di tutti. E affrontarli e' solo indice di responsabilita'.
Leggo con soddisfazione sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 3 settembre che il sottosegretario alla Difesa, Massimo Ostillio, in relazione al consiglio comunale monotematico esprime "un auspicio, e cioe' che venga comunque data l'opportunita' della conoscenza di ulteriori e maggiori informazioni a riguardo da parte dei cittadini considerata la particolare sensibilita' che la citta' ha dimostrato su questo argomento".
Parto da questa apertura per chiedere al sindaco di Taranto Rossana Di Bello che il consiglio comunale monotematico crei una commissione di studio aperta agli enti e alle associazioni che in questi anni hanno analizzato problema e prodotto documentazione e ricerche. Questa commissione potra' acquisire informazioni ai sensi delle leggi vigenti e relazionare annualmente, affiancando il Sindaco e il Prefetto.
E' venuto il momento di saperne di piu', tenuto conto che quanto piu' viva e' l'attenzione e la vigilanza su una questione cosi' scottante, quanto piu' le autorita' preposte saranno attente a non lasciare nel vago o sulla carta i piani di prevenzione.
Anche perche' l'intervento del sottosegretario Ostillio sulla Gazzetta del 3 settembre ("Un incidente nucleare? A Taranto possibilita' assolutamente remota") e' stato lacunoso e generico.
L'onorevole Ostillio dice infatti che "non si sono mai registrate emergenze collegate o collegabili a rischi nucleari, ne' risulta alcun eventuale incidente di natura simile, che sia avvenuto in acque internazionali prospicienti le nostre coste". Ma dimentica che il sottomarino americano Scorpion fu coinvolto il 15 aprile 1968 nel porto di Napoli in una tempesta e si scontro' sbattendo la poppa (e il propulsore nucleare) contro una chiatta, che affondo'. Fu ispezionato a Napoli. Esplose poco dopo - il 22 maggio 1968 - nell'Atlantico al largo delle Azzorre inabissandosi con il propulsore nucleare, due atomiche e 99 uomini di equipaggio. Era passato il 10 marzo 1968 da Taranto.
Come si fa a tralasciare un fatto cosi' grave? Perche' nessuna assicurazione stipula una polizza di risarcimento in caso di incidente nucleare se "e' una possibilita' assolutamente remota"? Vuol dire che le assicurazioni attribuiscono all'evento una sua concreta probabilita' statistica.
L'onorevole Ostillio non cita (o non conosce) uno dei piu' drammatici allertamenti nucleari - avvenuto a duecento miglia da Taranto - allorche' la notte del 22 settembre 1975, nello Jonio meridionale, la portaerei americana Kennedy si scontro' con l'incrociatore (sempre americano) Belknap. Scoppio' un incendio che giunse a pochi metri dalle testate nucleari dei missili Terrier e parti' uno dei piu' alti livelli di SOS nucleare, denominato "broken arrow". Ha commentato l'esperto di questioni militari William Arkin: "Se le fiamme avessero raggiunto i missili le possibilita' sarebbero state due: o le testate atomiche sarebbero esplose con effetti facilmente immaginabili, oppure la nave sarebbe affondata a poche miglia dalle coste di Augusta, zona frequentata dai pescherecci italiani, con conseguenze ambientali molto gravi". L'incrociatore Belknap e' stato poi rimorchiato e riparato nel porto di Augusta, ma se fosse stato piu' vicino a Taranto sarebbe stato ricoverato nell'Arsenale militare della nostra citta'. E non ne avremmo saputo nulla fino al 1989 quando l'ammiraglio Eugene Carrol diffuse quelle che il Corriere del Giorno defini' "agghiaccianti rivelazioni": "Una catastrofe nucleare nello Ionio l'abbiamo sfiorata quattordici anni fa" (prima pagina del 26 maggio 1989).
Il sottosegretario Ostillio sostiene invece che in caso di incidente atomico vi sarebbe l'intervento di rimorchiatori con il "tempestivo diradamento (cioe' il trasferimento in mare aperto) dell'Unita' nucleare".
E' credibile che tale unita' venga rimorchiata fino al suo porto di appartenenza, magari sulle rive dell'Atlantico? Non e' certo avvenuto questo con il Belknap che - pur non dotato di propulsione nucleare - aveva pero' rischiato di farsi bruciare le atomiche di bordo.
Vi e' poi da notare che - in caso di affondamento di un sottomarino atomico (e' il caso del Kursk e dello Scorpion) - a nulla servirebbe l'allertamento dei rimorchiatori "entro i primi dieci minuti dall'avvio dell'emergenza": il Kursk e lo Scorpion sono affondati subito. Serve ben altro.
Ma nulla si dice l'on.Ostillio circa quale grado di protezione della popolazione sarebbe stato approntato in caso di contaminazione radioattiva. E' francamente deludente leggere "ecco cosa prevede il piano della Marina Militare" e non leggere nulla circa la radioprotezione della popolazione civile. Spero di trovare di piu' presso la Prefettura.
E' per questo motivo che oggi andro' personalmente alla Prefettura per richiedere - ai sensi del decreto legislativo 230/95 - le informazioni che e' nostro diritto di cittadini conoscere. Vedremo se il piano sara' ancora una volta mantenuto segreto o se si aprira' uno spiraglio. Se la Prefettura ha nel cassetto un piano di protezione della popolazione efficace ed affidabile perche' non dovrebbe essere orgogliosa di divulgarlo, cosi' come la legge impone?

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